La Repubblica è in sciopero, i giornalisti: “Sulla vendita del gruppo GEDI manca trasparenza, Elkann si rifiuta di incontrarci”
La Repubblica è in sciopero. Oggi il sito web del quotidiano non verrà aggiornato e domani il giornale non sarà in edicola. Lo hanno annunciato i giornalisti con un comunicato. “L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica si è riunita per ore in serata e per questa ragione, non potendo chiudere le pagine, il quotidiano domani 10 febbraio non sarà in edicola – si legge -. Il Comitato di redazione ha inoltre indetto per il 10 febbraio uno sciopero e perciò anche l’11 febbraio il giornale non uscirà”.
“Ormai da settimane la vertenza del nostro giornale è aperta: sappiamo che Exor è in trattativa per la vendita di Gedi con il gruppo greco Antenna – prosegue l’assemblea -. Ma questa trattativa in esclusiva è scaduta lo scorso 31 gennaio, e la società non ci ha ancora detto se c’è stata una proroga e fino a quando. Le informazioni in nostro possesso finiscono qui. Abbiamo anche chiesto perché la scelta sia ricaduta su di un editore sconosciuto ai più e non ad altri che si erano detti interessati, ed è una domanda che rimane aperta. Ci sono (state) altre offerte? Se sì, perché non prenderle in considerazione?”.
Da quanto emerso nei mesi scorsi, il principale possibile acquirente de La Repubblica è l’imprenditore e armatore greco Theodore Kyriakou, proprietario del Gruppo Antenna, colosso internazionale dei media con sede in Grecia, già attivo in diversi paesi europei. A partire da dicembre 2025, è stata confermata l’esistenza di una trattativa esclusiva tra la holding Exor (famiglia Elkann-Agnelli) e il gruppo di Kyriakou per la cessione di gran parte del gruppo GEDI, inclusa La Repubblica. Le indiscrezioni parlano di un’offerta che si aggira intorno ai 140-240 milioni di euro per le principali testate del gruppo. La notizia ha scatenato forti proteste da parte delle redazioni e del comitato di redazione, che hanno espresso preoccupazione per il mantenimento dell’identità politica del giornale e per la stabilità occupazionale.
“Abbiamo coinvolto chiunque fosse possibile – prosegue l’assemblea -, continuiamo a farlo, lavorando assieme alle organizzazioni sindacali, interpellando istituzioni, lettori, partiti, enti pubblici, da Agcom all’European Board for Media Services. Abbiamo fatto il nostro lavoro giornalistico per tentare di fare luce sulla natura del potenziale acquirente e ciò che ne è uscito fuori non ci tranquillizza affatto, anzi. Abbiamo manifestato pubblicamente la nostra rabbia e preoccupazione. In questa trattativa – lo stiamo denunciando da tempo – manca trasparenza, necessaria e fondamentale quando in ballo c’è un prodotto che non è solo economico ma uno strumento di equilibrio di un già fragile pluralismo mediatico”.
“Le nostre richieste di garanzie, occupazionali e democratiche, sono ad oggi cadute nel vuoto di fronte a un silenzio ostinato e irrispettoso di chi, per il ruolo che ricopre, dovrebbe darcele. L’editore John Elkann, infatti, si rifiuta di incontrare le rappresentanze sindacali. Questa è la situazione che stanno vivendo 1.300 famiglie. Lo spezzatino di Gedi, quel che era il primo gruppo editoriale italiano, continua indisturbato. Come nel disinteresse generale, salvo dei sindacati e di chi del proprio lavoro vive, è stato smantellato un pezzo di industria italiana. Tutto questo mentre gli azionisti ogni anno portavano a casa dividendi miliardari”.