Migranti, Bruxelles contro la mega regolarizzazione della Spagna. “Non in linea con lo spirito della Commissione”
Come ha detto il commissario europeo all’Immigrazione, Magnus Brunner, si tratta di una responsabilità nazionale. Intanto però alla Commissione di Ursula von der Leyen la regolarizzazione di 500 mila irregolari del governo spagnolo di Pedro Sánchez non piace. Secondo quanto riferito da alcuni funzionari a Euronews, “non è in linea con lo spirito dell’Unione europea in materia di migrazione”. E rischia di “inviare un messaggio diverso rispetto a quello che l’Ue sta attualmente comunicando al di fuori dell’Europa per scoraggiare l’immigrazione irregolare”, riporta il media europeo.
La regolarizzazione di Sánchez – in Spagna se ne sono fatte altre con diversi governi – riguarda 500 mila irregolari, compreso chi ha perso il permesso. Possono fare domanda gli stranieri arrivati prima del 31 dicembre 2025, presenti da almeno cinque mesi, senza precedenti penali, inclusi richiedenti asilo e figli di richiedenti. La misura consente una residenza legale di un anno, con accesso immediato al lavoro, ed è stata adottata dal governo con un real decreto che ha bypassato il Parlamento e scatenato le destre. Secondo fonti di Bruxelles riportate da Euronews, la principale preoccupazione riguarderebbe l’ipotesi che col nuovo status di regolari, gli stranieri possano spostarsi in altri Paesi Ue per un massimo di 90 giorni ogni 180 giorni, col timore che alcuni tentino dunque di risiedere altrove grazie alla sanatoria di Sánchez. Questione ribadita dal capogruppo di Ecr ed eurodeputato di Fratelli d’Italia, Nicola Procaccini: “Un errore per la Spagna e per l’Europa visto che queste persone potranno poi viaggiare in tutta l’Ue”.
Il commissario Brunner non si è ancora espresso nel dettaglio della scelta spagnola, e una sua riflessione è attesa per il pomeriggio di martedì 10 febbraio in un dibattito al Parlamento Ue intitolato “La politica di regolarizzazione su larga scala della Spagna e il suo impatto sull’area Schengen e sulla politica migratoria dell’Ue”. Di certo la stretta Ue su migrazione e asilo dei nuovi regolamenti, operativi dal prossimo giugno, e le più recenti proposte della Commissione vanno in tutt’altra direzione. Quella di una riduzione dell’accesso alla protezione internazionale e all’aumento dei rimpatri. Tra l’altro, la riforma prevede una definizione più ampia di “Paese terzo sicuro”, procedure di asilo accelerate per i cittadini di Paesi d’origine considerati sicuri e la possibilità di deportare le persone anche verso Paesi terzi con i quali i deportati non hanno alcun collegamento.