Ok del Parlamento Ue all’euro digitale come “strumento essenziale per la sovranità europea” nei pagamenti
Via libera della plenaria dell’Europarlamento a due emendamenti chiave sull‘euro digitale, inseriti nella risoluzione sulla relazione annuale della Bce. I testi, a prima firma dell’eurodeputato del M5S Pasquale Tridico, rafforzano il sostegno politico al progetto, indicato come strumento “essenziale” per la “sovranità europea” nei pagamenti in un contesto di crescente incertezza geopolitica e di forte dipendenza da infrastrutture di Paesi terzi. Ma di cosa si parla? In concreto, l’euro digitale è la versione elettronica della moneta emessa dalla Banca Centrale Europea: una forma di contante digitale, garantita direttamente dall’Eurotower, che affiancherebbe banconote e monete. L’Aula sostiene inoltre la creazione di un euro digitale che offra parità d’accesso ai servizi di pagamento, mettendo in guardia dal rischio di nuove forme di esclusione per cittadini ed esercenti se la digitalizzazione fosse affidata solo ad attori privati.
“Fra i primi dieci sistemi di pagamento più utilizzati in Europa nessuno è europeo”, nota Tridico. Visa e Mastercard gestiscono quasi due terzi delle transazioni con carta nell’Eurozona e in tredici Paesi membri un’alternativa nazionale non esiste. “Questa dipendenza dai provider extra-europei non è solo fattore di instabilità, ma rappresenta anche un costo occulto per i cittadini”. Un euro digitale online e offline dovrebbe contribuire a “salvaguardare l’accesso universale ai pagamenti nel pieno rispetto degli standard di privacy e protezione dei dati”. Il pentastellato invita il relatore del Ppe, lo spagnolo Fernando Navarrete, a prendere atto del voto del Parlamento europeo e “accelerare con l’approvazione del regolamento”, perché “ulteriori ritardi e boicottaggi del provvedimento sono inaccettabili e sono contrari agli interessi dell’Unione europea e dei suoi cittadini”. Lunedì la presidente Bce Christine Lagarde aveva “implorato” il Parlamento di andare avanti perché senza la nuova moneta l’Europa resterà sulle “infrastrutture offerte da fornitori non europei”.
L’emendamento che rafforza il sostegno politico all’euro digitale – richiamando la necessità di ridurre la dipendenza da Paesi terzi – ha raccolto un consenso trasversale di 438 eurodeputati. Quello dedicato alla parità di accesso ai pagamenti, per evitare nuove forme di esclusione, è stato approvato con 420 voti favorevoli. Sul fronte italiano, il passaggio in Aula ha offerto un allineamento che non è passato inosservato: dopo gli stracci volati la scorsa settimana, Roberto Vannacci – ormai tra i non iscritti – e la Lega si sono ritrovati a essere gli unici italiani schierati contro il progetto. Sull’altro emendamento, il partito di Matteo Salvini ha scelto la via dell’astensione, mentre il generale è rimasto il solo italiano a esprimere voto contrario. In entrambe le votazioni, il resto della maggioranza di governo – Fratelli d’Italia e Forza Italia – si è invece schierato con convinzione a favore, così come l’opposizione, compatta con M5S, Pd e Avs.
Il primo atto della partita che dovrebbe portare l’euro digitale a vedere la luce nel 2029 è arrivato dopo settimane di tensione. L’11 gennaio, 68 esperti e accademici (tra cui il francese Thomas Piketty) avevano chiesto agli eurodeputati di non cedere alle pressioni “miopi della lobby finanziaria“, incrociando le lame con le grandi banche – Deutsche Bank, Bnp Paribas e Ing su tutte – in allerta su depositi e margini. A rafforzare il fronte si è aggiunta anche la voce della European payments initiative (Epi), madre di Wero, l’alternativa continentale ad Apple Pay nata nel 2024 e già forte di 48,5 milioni di utenti tra Belgio, Francia e Germania. Nella visione promossa dall’Eurocamera, l’euro digitale diventa l’ultima rete di sicurezza nei confronti dell’assertività di Washington. “Vogliamo evitare di dipendere da sistemi che non sono nelle nostre mani”, ha spiegato di recente Piero Cipollone, membro del board Bce e responsabile del progetto. Ma il rischio percepito è soprattutto quello del tempo: per molti, attendere ancora tre anni per la prima emissione potrebbe rivelarsi un lusso che l’Europa non può permettersi.