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La proposta Draghi di una federazione di Stati Ue per me è sbagliata: meglio una confederazione

Così il processo decisionale dell’Ue si sveltirebbe certamente: però in tale modo i parlamenti nazionali e le democrazie nazionali, i cittadini dei diversi paesi, non conterebbero più nulla
La proposta Draghi di una federazione di Stati Ue per me è sbagliata: meglio una confederazione
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Mario Draghi sbaglia clamorosamente. L’ex governatore della Banca Centrale Europea denuncia giustamente l’ormai evidente fallimento di questa Unione Europea e avverte che “un’Europa incapace di difendere i propri interessi rischia di diventare subordinata, divisa e deindustrializzata” di fronte all’aggressività delle superpotenze mondiali; ma propone una ricetta completamente sbagliata per uscire dalla crisi. Per contrastare le mire imperiali dell’America di Trump e l’espansione commerciale della Cina, Draghi vorrebbe che l’Ue diventasse una federazione di Stati, ovvero uno Stato federale centralizzato: ma la federazione europea è impossibile.

Recentemente anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha confessato con franchezza la sua ferma opposizione al federalismo europeo. “Non ho mai creduto in questa idea. Ero tra coloro che hanno eliminato l’espressione ‘Stati Uniti d’Europa’ dal programma del partito CDU. Era un’idea troppo centralista. Con 27 Stati membri, l’integrazione ha raggiunto i suoi limiti. Tutto dipende sempre di più dalla cooperazione tra governi”. Il problema è che anche il sistema intergovernativo dell’Ue, basato sulla diarchia franco-tedesca, si sta sfaldando.

Secondo Draghi e i federalisti europei e italiani – compreso il Pd di Elly Schlein – perché l’Europa possa confrontarsi alla pari con le grandi potenze mondiali occorrerebbe “più Europa”, ovvero dare ancora più potere a Bruxelles. Secondo i federalisti, il Consiglio Europeo, composto dai capi di Stato e di governo, dovrebbe potere decidere a maggioranza qualificata – e non più all’unanimità, come invece accade oggi – le questioni europee più importanti, come quelle relative alla difesa, al fisco, alla sicurezza, all’ammissione di nuovi membri nella Ue (per esempio, l’Ucraina). Così il processo decisionale dell’Ue si sveltirebbe certamente: però in tale modo i parlamenti nazionali e le democrazie nazionali, i cittadini dei diversi paesi, non conterebbero più nulla. I governi deciderebbero tutto, anche le guerre.

Già oggi Bruxelles non è per nulla democratica: il potere decisionale risiede nel Consiglio Europeo composto dai governi, e nella Commissione Europea, anch’essa nominata dai governi e capitanata da Ursula von der Leyen. Il Parlamento europeo, l’unico ente votato dai cittadini (anche se le votazioni avvengono solo a livello nazionale) conta poco o nulla, non ha poteri di iniziativa legislativa e ha competenze decisionali limitate a pochi settori. Oggi 450 milioni di europei sono guidati da istituzioni non elette che conducono una politica subordinata a quella dell’America e della Nato ma contro i veri interessi europei.

La Ue ci sta portando alla guerra con la Russia di Putin, che è certamente un tiranno e un autocrate. Tuttavia un fatto è certo: è la Nato che ha voluto espandersi ai confini della Russia mentre Mosca non ha mai minacciato i paesi dell’Ue e della Nato. La Nato è un’organizzazione militare che ha già condotto guerre illegali e di attacco (non di difesa) dentro e fuori la Ue, in Serbia, in Kosovo, in Afghanistan, in Iraq e in Libia, guerre quasi sempre perse con centinaia di migliaia di vittime innocenti. Per la Russia le basi militari della Nato in Ucraina costituiscono una minaccia diretta alla sua sopravvivenza. Da qui il conflitto ucraino. La Ue però si prepara alla guerra con la Russia e non vede il pericolo che è già in casa nostra.

I dirigenti Ue – tra i quali spicca Giorgia Meloni – continuano a piegare la testa di fronte all’America di Trump che vuole annettere la Groenlandia e punta apertamente a spaccare l’Ue per proteggere gli interessi delle corporation digitali e finanziarie statunitensi. Per proteggere l’Europa Draghi propone di dare più potere a Bruxelles concedendo a Ursula poteri federali; ma così uscirebbe rafforzato l’autoritarismo bellicista dell’Ue. Per fortuna gli Stati Uniti d’Europa tra 27 paesi sono solo un sogno velleitario. Francia e Germania non rinunceranno mai alla loro sovranità. Parigi vuole conservare la sovranità esclusiva sull’atomica francese; la Germania si sta riarmando e diventerà presto la terza potenza militare mondiale dopo Usa e Cina. Il sogno federalista di Altiero Spinelli è dunque irraggiungibile.

C’è un’altra strada: quella confederale. Per difendere la loro indipendenza, i maggiori paesi europei, Italia, Francia, Germania, Spagna, potrebbero cercare di sviluppare le cosiddette forme di “cooperazione rafforzata” per raggiungere obiettivi comuni. La Ue dovrebbe trasformarsi in una Confederazione di Stati democratici, come voleva De Gaulle. Una Confederazione europea ristretta a una decina di paesi sovrani omogenei tra loro (e senza paradisi fiscali) sarebbe molto più efficace e democratica dell’attuale Ue e dell’impossibile federazione proposta da Draghi.

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