Sbagliate le stime di Airbnb: delusione Olimpiadi per gli host a Milano. Prezzi sotto i picchi della Design week e meno del 30% degli alloggi prenotato
A Milano le Olimpiadi invernali 2026 non stanno riempiendo gli appartamenti: meno del 30% degli affitti brevi risulta prenotato, mentre i prezzi, pur inferiori ai picchi della Design Week e della Fashion Week, restano elevati rispetto a una domanda ben più debole delle previsioni trionfalistiche circolate nei mesi precedenti.
Tra i partner delle Olimpiadi c’è anche Airbnb. La piattaforma rientra in un accordo di sponsorizzazione pluriennale siglato nel 2019, che accompagna l’intero ciclo olimpico fino al 2028 e che, secondo stime di settore, vale complessivamente circa 460 milioni di euro. Nel tempo, la presenza del colosso degli affitti brevi ha contribuito ad alimentare le attese sull’impatto dei Giochi, soprattutto sul mercato milanese. Per mesi si è parlato di un possibile boom: l’arrivo di turisti da tutto il mondo, una corsa agli alloggi, prezzi in forte crescita. Un clima di aspettativa che ha spinto molti proprietari a ritoccare le tariffe e a concentrare l’offerta sulle settimane olimpiche. Ma, con l’avvio dei Giochi, i dati restituiscono un quadro diverso.
Le aspettative di una domanda esplosiva non nascevano dal nulla. Un contributo decisivo è arrivato da uno studio commissionato dalla stessa Airbnb a Deloitte, che stimava oltre 150 milioni di euro di impatto economico per gli host durante le Olimpiadi, ipotizzando milioni di pernottamenti complessivi legati all’evento, senza distinguere tra città ospitanti, tipologie di alloggio e durata effettiva dei soggiorni. Si tratta di stime ampie, costruite su scenari macroeconomici e non su una previsione puntuale delle notti effettivamente assorbite dagli affitti brevi a Milano, ma sufficienti a consolidare l’idea di un affare sicuro.
A rafforzare questa narrativa sono arrivate le analisi basate sui dati AirDNA, la principale società che monitora le piattaforme di affitto breve. Proiezioni costruite su confronti storici e sull’effetto-evento indicavano un possibile aumento di prezzi e ricavi. Dati che la stessa AirDNA non ha mai presentato come una previsione di saturazione, ma che sono stati spesso letti e rilanciati come un segnale di domanda garantita. Nel frattempo, report di consulenza turistica e finanziaria, come quelli di Visa Consulting & Analytics, parlavano di un forte incremento dei flussi internazionali nel Nord Italia durante il periodo olimpico. Anche in questo caso, stime macroeconomiche che non distinguevano chiaramente tra spesa complessiva, pernottamenti alberghieri e reale assorbimento degli affitti brevi a Milano.
Il risultato è stato un effetto moltiplicatore: articoli, portali immobiliari e commentatori di settore hanno trasformato studi di impatto e scenari ottimistici in una previsione implicita di “tutto esaurito”. Molti host hanno reagito di conseguenza, pubblicando annunci a prezzi molto elevati e riducendo la flessibilità delle prenotazioni. Arrivata la cerimonia di apertura, il boom degli affitti e la corsa agli alloggi non si sono materializzati. L’effetto più evidente è stato piuttosto l’ennesimo gonfiarsi della bolla immobiliare milanese, alimentata da aspettative che il mercato reale non ha confermato.
Con l’inizio delle Olimpiadi Milano‑Cortina 2026, il mercato degli affitti brevi a Milano conferma trend più moderati rispetto alle attese pre-evento. Secondo l’Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi (AIGAB), durante il periodo olimpico meno del 30% degli alloggi risulta prenotato, con molte strutture ancora disponibili anche nei giorni di maggiore afflusso. A gennaio 2026, prima dell’inizio dei Giochi, il tasso di occupazione era già intorno al 25 %, uno dei livelli più bassi degli ultimi 11‑12 anni per questo segmento. Le stime di metà gennaio indicavano che, a due settimane dall’inizio dei Giochi, le prenotazioni si attestavano intorno al 18%, confermando che la domanda effettiva era inferiore alle proiezioni.
I dati raccolti durante i primi giorni di febbraio, con l’avvio delle competizioni, hanno confermato questa tendenza, mostrando che l’aumento dei prezzi degli affitti brevi non si è tradotto in una saturazione dell’offerta e che molti host hanno ancora disponibilità per i giorni clou dell’evento, come la cerimonia di apertura, di chiusura e le giornate con maggiore concentrazioni di gare ed eventi. A incidere sulle scelte dei turisti contribuiscono anche l’aumento delle tasse di soggiorno previsto per il 2026, applicato anche alle locazioni brevi per finanziare i costi dei Giochi, e l’insieme dei costi accessori legati all’evento, che ha spinto una parte della domanda verso hotel o pacchetti turistici. Gli hotel raccontano infatti una storia diversa: anche le loro tariffe sono aumentate per il periodo olimpico, ma le prenotazioni sono più solide. Nei picchi del mega-evento, una camera doppia con colazione arriva a circa 299 euro a notte. La spesa complessiva per un weekend olimpico, considerando hotel, trasporti e biglietti, può superare i 1.000 euro.
Il confronto con altri grandi eventi milanesi è significativo: durante il periodo olimpico i prezzi degli affitti brevi sono aumentati rispetto a settimane standard, ma restano inferiori ai picchi registrati durante la Design Week e la Fashion Week. Nelle zone centrali, come Brera, Porta Nuova, CityLife e Porta Romana, il canone settimanale medio è salito di circa +70%, fino a 2.270 euro a settimana per un appartamento da quattro persone. Nelle aree vicine agli impianti sportivi, Assago, Santa Giulia, San Siro e Rho, gli aumenti arrivano fino a +144%, con prezzi intorno ai 1.925 euro a settimana. Alcuni quartieri centrali toccano anche 2.800 euro settimanali, ma restano comunque lontani dai massimi assoluti di altri eventi. La Milano Design Week continua infatti a essere l’evento che fa salire più in alto i prezzi: il costo medio settimanale di un bilocale può più che triplicare, con aumenti fino al 300%, contro il +70% circa registrato nel periodo olimpico.
I Giochi sono stati, negli ultimi tre anni, un’occasione di convergenza tra chi contestava le Olimpiadi e le realtà di lotta per il diritto all’abitare. “Al di là delle Olimpiadi, la turistificazione non porta ricchezza ai territori, ma all’espulsione delle fasce più fragili dai quartieri popolari come Corvetto e San Siro”, spiega un’attivista del “Comitato Insostenibili Olimpiadi”, percorso politico dal basso che contesta il prisma, tutt’altro che neutrale e giocoso, che il mega-evento porta con sé: politiche securitarie, gentrificazione, sfruttamento del lavoro e del suolo montano e non. Durante la giornata del 6 febbraio, il Comitato ha occupato l’ex Palasharp nel quartiere di Lampugnano che ospiterà per tre giorni le “Utopiadi”. Tra fiaccolate antiolimpiche, cortei, socialità e sport popolare.