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Trump assente al Super Bowl per paura dei fischi? Di certo il consenso cala. E sui muri Usa proiettano il “Pedo Bowl”

Il presidente non si presenta all'evento tv più atteso degli Stati Uniti, a differenza di quanto aveva fatto l'anno scorso. Negli ultimi giorni anche Jd Vance fischiato alle Olimpiadi di Milano-Cortina. E i dati, oltre alle elezioni in Texas, indicano che le preferenze degli elettori sono in calo
Trump assente al Super Bowl per paura dei fischi? Di certo il consenso cala. E sui muri Usa proiettano il “Pedo Bowl”
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Da giorni i suoi collaboratori gli suggerivano di non presentarsi al Super Bowl, a differenza di quanto aveva fatto nel 2025, dove a New Orleans (nella foto) aveva ricevuto un’accoglienza mista, fatta di fischi e applausi. Un suggerimento peraltro supportato dai boo ricevuti dal vicepresidente JD Vance durante la Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi sera a San Siro e quelli del giorno dopo all’Hockey Arena. Consiglio seguito: Donald Trump non si è presentato al Levi’s Stadium di Santa Clara, in California, dove i Seattle Seahawks hanno vinto il titolo sconfiggendo i New England Patriots, di cui peraltro il presidente è un noto sostenitore. A rassicurare che l’assenza del tycoon non fosse motivata dagli eventuali boo da stadio ci aveva provato il portavoce della Casa Bianca David Ingle: se Trump avesse partecipato, ha detto, avrebbe ricevuto un’accoglienza calorosa, sostenendo che “l’America sa che ha fatto per questo Paese più di ogni altro presidente nella storia”, e sottolineando che il presidente fosse come sempre impegnato a “lavorare duramente per il popolo americano“. Quel che è certo è che anche a novembre Trump era stato sonoramente fischiato ai Commanders game, come anche all’apertura degli Us Open a settembre. Santa Clara era certamente una venue ostile perché in California, Stato democratico per eccellenza. Del resto nello stesso stadio, quando è comparsa sui maxischermi l’immagine di Barack Obama in tanti hanno esultato.

Ma il Super Bowl è un appuntamento più per democratici o repubblicani? In realtà è l’evento per eccellenza degli Usa, il palco più prestigioso, e trascende l’appartenenza politica. Per quanto poi il football americano sia più popolare in zone con una maggiore concentrazione di elettori repubblicani, l’appeal del Super Bowl in tv è del tutto trasversale. A rendere lo spettacolo ancora più inviso a Trump, la scelta della Nfl di Bad Bunny come artista dell’Halftime Show: un cittadino portoricano che canta solo in spagnolo, politicamente schierato da sempre contro il capo della Casa Bianca e le sue politiche anti-migranti. Tanto che il commento del tycoon, dopo l’esibizione, è stato oltre modo sprezzante: “Lo spettacolo del Super Bowl è stato assolutamente terribile, uno dei peggiori di sempre! Non ha senso, è un insulto alla grandezza americana e non rappresenta i nostri standard di successo, creatività o eccellenza”, ha scritto in un post su Truth. “Questo ‘spettacolo’ è solo un ‘pugno nello stomaco’ per il nostro Paese, che stabilisce nuovi standard e record ogni giorno”, aggiungendo che “nessuno capisce una parola di quello che dice questo tizio (Bad Bunny, ndr) e i balli sono disgustosi, specialmente per i bambini che stanno guardando da tutti gli Stati Uniti e dal resto del mondo”. Ma il Super Bowl 2026 è stato, secondo la NBC, é il più visto di sempre con 134,5 milioni di spettatori, superando il record del 2025 stabilito da Kendrick Lamar, che aveva contato 127,7 milioni di views su tutte le piattaforme. Se Trump era assente nello stadio, era presente sui muri di New York e Las Vegas, dove sono stati avvistati fotomontaggi con Trump, Musk e Gates protagonisti di un immaginario “Pedo Bowl”, relativo agli Epstein files.

Il caso Epstein unito alle violenze dell’Ice hanno creato enormi turbolenze all’interno dell’amministrazione, dei repubblicani e dell’elettorato. Il consenso, peraltro, e anche a causa delle difficoltà economiche e di affordability dei cittadini Usa, è in calo. Le ultime elezioni in Texas, dove i repubblicani hanno perso un seggio alla Camera nazionale e al Senato federale, amplificano i timori – fondati – del GOP per le elezioni di midterm di novembre. Secondo un recente sondaggio di Pew Research, il 61 per cento degli americani boccia la politica del presidente, mentre il 52% pensa che non sia più nelle condizioni psico-fisiche per guidare il Paese. Inoltre, tra i conservatori, quelli che lo ritengono in grado ancora di governare sono passati dal 75 al 66 per cento, mentre alla sua moralità crede solo il 42. E ci sarebbe motivo per pensare che quell’assenza fosse davvero motivata dalla paura dei fischi.

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