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Scandalo Epstein, Re Carlo III: “Pronto a collaborare con la polizia nelle indagini su Andrea”

Il fratello del sovrano avrebbe condiviso informazioni riservate con il finanziere morto in cella nel 2019. Il caso continua a flagellare anche l’entourage di Keir Starmer: dopo il capo dello staff, si dimette Tim Allan, direttore della comunicazione del premier
Scandalo Epstein, Re Carlo III: “Pronto a collaborare con la polizia nelle indagini su Andrea”
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Re Carlo III è pronto a “dare sostegno“, se richiesto, alla polizia che indaga sui rapporti tra suo fratello, l’ex principe Andrea, e Jeffrey Epstein. Il sovrano, ha fatto sapere Buckingham Palace, “ha espresso chiaramente, con parole e azioni senza precedenti, la sua profonda preoccupazione per le accuse che continuano a venire alla luce riguardo alla condotta del signor Mountbatten-Windsor“. A cosa si riferisce la nota? La Thames Valley Police, che copre le zone a ovest di Londra compresa la residenza di Andrea alla Royal Lodge vicino al Castello di Windsor, ha fatto sapere che sta “valutando le accuse” secondo cui l’ex membro della famiglia reale avrebbe inviato a Epstein rapporti riservati. Alcune mail presenti negli “Epstein files” suggeriscono che Andrea abbia inviato a Epstein dei rapporti riguardanti un viaggio che fece nel 2010 nel Sud-est asiatico, quando era l’inviato del Regno Unito per il commercio internazionale. L’allora principe sembra anche aver condiviso con Epstein l’itinerario del viaggio di due settimane che lo portò a Hanoi, Saigon, Singapore, Kuala Lumpur e Hong Kong.

Il coinvolgimento di Andrea nello scandalo che ruota attorno al finanziere pedofilo americano morto in carcere nel 2019 è noto da tempo. In quello stesso anno la 35enne Virginia Giuffre lo accusò di abusi sessuali avvenuti nei primi anni Duemila. La ragazza dichiarò di essere stata adescata e sfruttata da Epstein quando aveva 17 anni, entrando in un circuito di abusi che coinvolgeva uomini potenti e disse che Andrea aveva avuto rapporti con lei a Londra, New York e su un’isola privata di Epstein. Il principe ha sempre respinto ogni accusa, ma un’intervista televisiva rilasciata alla BBC nel 2019 ha ulteriormente danneggiato la sua credibilità. Nel 2022 la causa civile intentata da Giuffre si è conclusa con un accordo extragiudiziale, senza ammissione di colpa. Sul piano istituzionale, però, le conseguenze sono state significative: ad Andrea sono stati revocati i titoli militari onorifici, i patronati reali e non può più usare il titolo di “Sua Altezza Reale (HRH)” in contesti ufficiali.

Il caso Epstein continua a flagellare anche l’entourage di Keir Starmer, sempre più in difficoltà. Tim Allan, direttore della comunicazione del primo ministro britannico, ha rassegnato le dimissioni dopo che ieri aveva lasciato l’incarico di capo dello staff Morgan McSweeney per lo scandalo di Peter Mandelson, ex controversa eminenza grigia del New Labour di Tony Blair, riciclato circa un anno fa dallo stesso Starmer come ambasciatore negli Usa e finito sotto accusa anche in un’indagine penale di Scotland Yard per i suoi legami a doppio filo col defunto faccendiere pedofilo americano. “Ho deciso di farmi da parte per permettere la costruzione di un nuovo team a Downing Street”, ha dichiarato Allan, che era in carica solo da settembre. Allan, veterano della comunicazione politica, aveva lavorato per Blair tra il 1992 e il 1998, ed è il quarto direttore della comunicazione a dimettersi da quando Starmer è premier.

Il premier è in grande imbarazzo. Il leader del Partito Laburista in Scozia, Anas Sarwar, ne ha chiesto le dimissioni. “Questa distrazione deve finire e la leadership a Downing Street deve cambiare”, ha dichiarato. Sarwar è la figura di più alto grado del Partito Laburista ad avere chiesto le dimissioni del premier, aumentando la pressione sul primo ministro. “Keir Starmer è uno dei soli quattro leader laburisti ad aver vinto le elezioni generali. Ha un chiaro mandato quinquennale da parte del popolo britannico per realizzare il cambiamento, ed è quello che farà”, ha risposto un portavoce di Downing Street.

Il terremoto arriva anche in Norvegia. Domenica sera si è dimessa Mona Juul, l’ambasciatrice in Giordania ed Iraq: “Si tratta di una decisione giusta e necessaria. È stata presa dopo i colloqui con il Ministero degli Affari Esteri questa settimana” ha sottolineato il Ministro degli Esteri norvegese, Espen Barth Eide.
L’Ambasciatrice era già stata sospesa dal suo ruolo in seguito a rivelazioni secondo le quali sia lei che suo marito, il politico e diplomatico Terje Rød-Larsen, hanno avuti stretti rapporti con Epstein. Rød-Larsen ebbe un ruolo centrale negli accordi di Oslo all’inizio degli anni 90 ed successivamente è stato coordinatore Onu dei Territori Occupati.

In Norvegia Juul è indagata per “corruzione aggravata“. L’unità di Polizia che si occupa del contrasto ai reati economici ha fatto sapere in una nota che le indagini sono iniziate la scorsa settimana e che oggi è stata perquisita una residenza a Oslo e un’altra abitazione di un testimone. Secondo i documenti, Epstein voleva lasciare in eredità una grossa somma ai figli della coppia, scrivono i media norvegesi che affermano che l’importo fosse di dieci milioni di dollari. “I contatti tra Juul e Epstein, condannato per abusi sessuali, hanno dimostrato una grave mancanza di giudizio. Il caso rende difficile ricostruire la fiducia necessaria per ricoprire il ruolo di ambasciatrice” ha aggiunto il ministro Barth Eide, citato dall’emittente di servizio pubblico norvegese Nrk. Juul si è detta pronta a collaborare con il ministero per fare chiarezza su quanto accaduto, ha riferito il ministro.

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