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L’inchiesta sulla scalata di Mps a Mediobanca arriva al ministero dell’Economia: alto dirigente indagato per insider trading

Stefano Di Stefano avrebbe acquistato titoli per 100mila euro durante il risiko bancario su Mediobanca approfittando di informazioni privilegiate e aveva già ricevuto a novembre un’informazione di garanzia dopo una segnalazione del gestore da cui era passata l’operazione di compravendita sospetta
L’inchiesta sulla scalata di Mps a Mediobanca arriva al ministero dell’Economia: alto dirigente indagato per insider trading
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Avrebbe acquistato azioni di Mediobanca e del Monte dei Paschi di Siena per un totale di circa 100mila euro a cavallo dell’offerta pubblica di scambio della banca senese sull’istituto milanese, guadagnandoci qualche migliaia di euro. Per questo motivo la procura di Milano ipotizza il reato di insider trading a carico di Stefano Di Stefano, alto dirigente del ministero dell’Economia dove è direttore generale delle partecipazioni del Tesoro e, in quanto tale, consigliere di amministrazione di Mps dal 2022. In pratica secondo l’accusa avrebbe utilizzato informazioni privilegiate per guadagnare sulla compravendita dei titoli.

Il cellulare di Di Stefano era stato sequestrato lo scorso novembre dalla Guardia di Finanza a caccia di informazioni utili nell’ambito dell’inchiesta della procura di Milano sull’acquisizione di Mediobanca da parte dell’istituto bancario toscano di proprietà del ministero dell’Economia oltre che di Francesco Gaetano Caltagirone e della famiglia Del Vecchio. Il dirigente del ministero, non indagato nel filone principale dell’inchiesta, era inoltre finito in alcune intercettazioni nell’ambito degli accertamenti sulla scalata che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati del costruttore-editore romano insieme al numero uno di Luxottica, Francesco Milleri e all’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio per ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio.

In particolare nel corso di una telefonata con il vicedirettore di Cassa Depositi e Prestiti Alessandro Tonetti, non indagato, Di Stefano aveva chiesto informazioni sui rapporti commerciali in essere tra Mediobanca e la società del ministro dell’Economia che gestisce il risparmio postale degli italiani. La banca d’affari di piazzetta Cuccia era ancora un consulente di Cdp? La questione era fondamentale, visto che Mediobanca stava contrastando l’avanza della banca senese e aveva un approccio a suo dire “molto antigovernativo” e bisognava tenerne conto prima di comprare le sue consulenze tramite un’altra azienda pubblica.

“Senti, ne approfitto Alessà per chiederti una cosa … ma che tu sappia, come gruppo CDP voi avete dei contratti in essere con Mediobanca?”, era stato l’incipit della telefonata. Tonetti rispondeva che gli sembrava di no, ma si era offerto di verificare che non ci fossero ancora delle posizione aperte. “Ma, si. Se puoi ti sarei grato, sai che Mediobanca sta facendo di tutto per contrast… per salvare il posto al suo Amministratore Delegato di fronte all’operazione con Monte dei Paschi… e anche rispetto al Governo sta facendo delle cose che sembrano…”. L’altro aveva annuito, bisognava tenerne conto. “Dobbiamo tenerne conto perché è un approccio molto antigovernativo“, aveva concluso Di Stefano.

Ora la posizione di Di Stefano si fa più difficile per il tipo di reato che gli viene contestato: se confermato, gli avrebbe portato un guadagno personale (per di più esiguo). Al ministero dell’Economia, che non ha rilasciato commenti in merito, sarebbe subito stato avviato un confronto con il diretto interessato, che a quanto risulta potrebbe comunicare già martedì 9 eventuali sue decisioni in merito alla propria situazione lavorativa.

Di Stefano, tuttavia, ha già avuto molte settimane per riflettere dato che aveva già ricevuto a novembre un’informazione di garanzia per abuso di informazioni privilegiate: sarebbe stato iscritto in precedenza dopo una segnalazione del gestore da cui era passata l’operazione di compravendita sospetta poi segnalata all’Uif, l’unità di informazione finanziaria di Bankitalia che a sua volta lavora in stretto contatto con la Guardia di Finanza. Dagli accertamenti era risultato che il dirigente pubblico, a titolo personale, a ridosso del lancio dell’offerta pubblica di scambio del gennaio 2025, approfittando delle notizie riservate che aveva in virtù della poltrona occupata, avrebbe investito circa 100mila euro in azioni dei due istituti.

Intanto, riferisce l’Ansa, le indagini sulla scalata e sul presunto concerto tra gli azionisti forti dei due istituti e l’amministratore delegato di Mps procedono a rilento per non meglio precisate “questioni tecniche“, tanto che i pm e la Guardia di Finanza devono ancora cominciare a lavorare sul materiale raccolto con l’attività investigativa di oltre due mesi fa.

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