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Ucraina: “Sabato il peggior attacco alle reti elettriche delle centrali nucleari”

Nell'inverno più freddo dall'inizio dell'invasione, la Russia continua a colpire il sistema energetico del paese. L'operatore statale Ukrenergo: "I nostri impianti hanno perso il 50% della loro capacità produttiva"
Ucraina: “Sabato il peggior attacco alle reti elettriche delle centrali nucleari”
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L’attacco più potente al sistema elettrico che alimenta le centrali nucleari dall’inizio della guerra. La Russia ha colpito le sottostazioni ad alta tensione che collegano alla rete i tre impianti nucleari ucraini in funzione (Khmelnytskyi, Rivne e South Ukraine), costringendo un reattore a spegnersi completamente. Poco dopo, sono state imposte nuove restrizioni energetiche in tutto il Paese. E’ avvenuto sabato scorso, secondo Vitaliy Zaichenko, amministratore delegato di Ukrenergo, l’operatore statale che gestisce la rete elettrica. “Tutti nostri impianti nucleari sono stati costretti a ridurre la produzione e subito dopo l’attacco hanno perso il 50% della loro capacità di produrre energia”, ha detto il manager al Kyiv Independent.

Nell’inverno più freddo dall’inizio dell’invasione, la Russia continua a colpire il sistema energetico del paese e il 14 gennaio il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nel settore. Nel mirino ci sono non solo gli impianti termoelettrici tradizionali, ma anche quelli basati sulla fissione dell’atomo che almeno fino al 2023 hanno garantito oltre il 50% dell’energia necessaria per gli impianti industriali, l’illuminazione delle città e il riscaldamento delle abitazioni. Sebbene finora sotto il fuoco non siano finite direttamente le centrali, il 17 gennaio l’HUR (Holovne Upravlinnia Rozvidky), l’intelligence militare di Kiev, ha affermato che il nemico ha messo nel mirino i loro impianti elettrici. Sabato, ad esempio, le forze di Mosca hanno colpito le sottostazioni ad alta tensione e le linee di trasmissione aeree da 750 e 330 kilovolt che costituiscono la spina dorsale della rete elettrica. Finora, ha aggiunto ha aggiunto Zaichenko, Ukrenergo è riuscita a riparare una sottostazione, ma la situazione resta critica. In questo modo, sottolineano i servizi, “Mosca intende disconnettere le centrali nucleari dalla rete elettrica unificata dell’Ucraina, lasciando i civili completamente senza luce e calore”.

Le sottostazioni, infatti, funzionano in due direzioni: in uscita dalla centrale, perché immettono nel sistema l’energia da essa prodotta, e in entrata, perché quando un reattore è spento o in manutenzione la sottostazione preleva energia dalla rete per alimentare gli impianti di raffreddamento del combustibile nucleare. Con tutto ciò che questo comporta in termini di sicurezza. Se la sottostazione viene distrutta, la centrale perde il collegamento con la rete esterna: in questo caso, il compito di evitare il surriscaldamento del nocciolo dipende esclusivamente dai generatori diesel di emergenza.

Non è un caso che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica abbia inviato i propri osservatori per due volte in due mesi – la prima missione c’era stata a dicembre – a monitorare la situazione: “Tre team dell’Aiea stanno visitando 10 sottostazioni fondamentali per la sicurezza nucleare in Ucraina – ha ricordato l’agenzia con una nota del 6 febbraio -. L’obiettivo di questa missione di due settimane è valutare i danni persistenti alla rete, esaminare gli interventi di riparazione e identificare misure concrete per rafforzare la resilienza dell’alimentazione elettrica esterna alle centrali nucleari del Paese. Uno dei team ha anche visitato Kiev, dove ha discusso dell’ulteriore supporto dell’Aiea alle operazioni delle centrali nucleari in condizioni di deterioramento della rete”.

Nell’ultimo report sugli impianti nucleari ucraini, l’Aiea sottolinea che la loro sicurezza è sempre più “precaria” tra blackout, incursioni di droni, colpi di artiglieria e danni alle linee elettriche. A novembre, quando il rapporto è stato pubblicato, le preoccupazioni maggiori riguardavano la centrale di Zaporizhzhya, la più grande d’Europa, che sorge in una zona di combattimento attiva. Ma anche le altre restano sotto osservazione: i generatori diesel della centrale di Chernobyl “si sono attivati ​​inaspettatamente venerdì 23 gennaio a causa delle fluttuazioni della rete elettrica”, ha fatto sapere l’Aiea, e “sono stati messi manualmente in modalità standby nel giro di pochi minuti”. “Questo evidenzia ulteriormente l’impatto che l’attività militare sulla rete elettrica può avere sui sistemi di sicurezza”, ha commentato il direttore generale dell’Agenzia Rafael Grossi.

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