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Caso Sangiuliano – Maria Rosaria Boccia a processo per stalking e altri reati: “Sono sconcertata”

Contestati anche i reati di diffamazione e false dichiarazioni nel curriculum in relazione all’organizzazione di alcuni eventi. Il processo è stato fissato al prossimo 6 ottobre
Caso Sangiuliano – Maria Rosaria Boccia a processo per stalking e altri reati: “Sono sconcertata”
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Il giudice per l’udienza preliminare di Roma ha rinviato a giudizio l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia, accusata di stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite nella vita privata ai danni dell’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Contestati anche i reati di diffamazione e false dichiarazioni nel curriculum in relazione all’organizzazione di alcuni eventi. Il processo è stato fissato al prossimo 6 ottobre. Nel procedimento sono parti civili Sangiuliano, la moglie e l’ex capo di Gabinetto del dicastero, Francesco Gilioli.

Il terremoto costato la poltrona all’attuale corrispondente da Parigi per la Rai aveva portato Sangiuliano sotto indagine per le accuse di peculato e rivelazione del segreto d’ufficio. Filone questo poi archiviato. Nel capo di imputazione relativo allo stalking a carico dell’imprenditrice, quando erano state chiuse le indagini lo scorso luglio, i pm scrivevano che “con condotte reiterate ossessive e di penetrante controllo della vita privata, professionale e istituzionale rivolte verso Sangiuliano – con cui intratteneva una relazione affettiva extraconiugale e anche successivamente alla definitiva rottura dei rapporti – cagionava nello stesso un perdurante e grave stato di ansia e paura che si estrinsecava in un forte stress, un notevole dimagrimento, pensieri suicidi, modo tale da costringerlo ad alterare le proprie abitudini di vita, compromettendone la figura pubblica, inducendolo a rassegnare le dimissioni dalla carica istituzionale”.

“Certamente la decisione non soddisfa, sia in considerazione di quanto prodotto in udienza che per la celerità in cui il Giudice ha manifestato la propria decisione. Nel corso della discussione si sono sviscerati i punti nevralgici contenuti in un fascicolo di circa diecimila pagine e si auspicava in una più attenta analisi – ha affermato l’imprenditrice – I caratteri essenziali della condotta persecutoria nulla hanno a che fare con quanto documentalmente emerso non solo in udienza ma nell’intera fase di indagine. Stesso discorso per le lesioni, non sono state prese in considerazione le incongruenze emerse con i medici che hanno visitato Sangiuliano il 17 luglio ma pare sia stato considerato un certificato prodotto dopo due mesi dall’evento in netta contrapposizione a dati fattuali. Lo sconcerto è tanto, ma anche la consapevolezza di dimostrare tutto ciò in sede dibattimentale”.

“Ringraziamo la procura perché si tratta di un’imputazione fortemente innovativa e vede già nella relazione sentimentale l’attività di stalking. Sotto questo profilo è un capo di imputazione che riconosce la sottomissione nell’ambito della relazione, e ovviamente il giudice ha disposto il rinvio a giudizio. Un processo che riabilita a nostro giudizio il dottor Sangiuliano” hanno dichiarato i legali di parte civile. Nel procedimento è parte civile è anche l’ex capo di gabinetto del dicastero Francesco Gilioli, rappresentato dall’avvocato Renato Archidiacono. “Gilioli si è costituito parte civile perché giustamente – afferma – si è sentito diffamato dalle informazioni propalate da Boccia in ordine alla sottoscrizione di un contratto che non è mai stato sottoscritto e alla sparizione del contratto stesso. Vediamo lesa la sua immagine di alto funzionario dello Stato”.

“Abbiamo rappresentato una serie di episodi che ci lasciano sconcertati seppur convinti dell’esito di quella che sarà la fase dibattimentale perché da giuristi non comprendiamo come sia possibile la configurazione dello stalking con la potestà che aveva Sangiuliano di interrompere quando voleva questo rapporto. Anche sul discorso delle lesioni ci sono incongruenze tra i medici che lo hanno visitato quel giorno e basare un rinvio a giudizio su un certificato depositato due mesi dopo” hanno commentato i difensori di Maria Rosaria Boccia, gli avvocati Francesco Di Deco e Saverio Sapia.

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