Stellantis e soci cancellano la gigafactory di Termoli: annunciato lo stop definitivo al progetto
Se qualcuno ci credeva ancora, da oggi può riporre il sogno nel cassetto: la gigafactory di Termoli non vedrà mai luce. Lo stabilimento di Stellantis, gloriosa fabbrica del motore Fire, non verrà riconvertito dallo stesso gruppo – in collaborazione con Mercedes e Total – in un impianto per la produzione di batterie. Una mossa che costringerà la casa costruttrice guidata da Exor della famiglia Agnelli-Elkann a elaborare una strategia per garantirne la continuità. Altrimenti, oltre alla fabbrica di Cassino già ridotta ai minimi termini, anche il sito molisano sarà destinato a un futuro incerto e ancor più problematico per gli occupati.
Il k.o. definitivo al progetto è arrivato per bocca di Acc – il nome della joint venture delle tre aziende con Stellantis azionista di maggioranza relativa – spiegando che “non si prevede che saranno soddisfatti i prerequisiti per riavviare i progetti in Germania e in Italia”, già in standby ormai da maggio 2024. Tradotto: adieu gigafactory a Termoli e Kaiserslautern, si va avanti con la sola fabbrica a Billy-Berclau/Douvrin, in Francia. Una scelta coerente con la marcia indietro totale sull’elettrico annunciata venerdì dall’ad di Stellantis Antonio Filosa, che costerà 22 miliardi di oneri finanziari. “Acc deve impiegare le proprie risorse per massimizzare la propria competitività, maturità tecnologica ed eccellenza industriale – ha spiegato l’azienda – Sono state implementate misure strategiche in tutti i siti di Acc per ottimizzare le nostre prestazioni operative e la sostenibilità finanziaria, al fine di garantire che il contributo alla transizione verso la mobilità elettrica avvenga da una posizione di resilienza e solidità economica”.
Acc ha anche avvisato che “senza un sostegno immediato e mirato alla produzione locale, l’Europa rischia di rinunciare alla propria autonomia strategica in una delle tecnologie più critiche del XXI secolo”. Stellantis al momento ha garantito la “continuità lavorativa” in azienda ai 21 dipendenti che erano già transitati in Acc e ha specificato che punta “a garantire il futuro dello stabilimento” e che sta “monitorando attentamente la situazione”. Che la decisione di Acc fosse imminente era stato chiaro nelle scorse settimane, come sottolineato da Ilfattoquotidiano.it, quando Stellantis aveva annunciato al ministero delle Imprese che avrebbe spostato la produzione di cambi a Termoli entro la fine del 2026 e investito sui motori GSE conformi alla normativa Euro 7, garantendone la piena utilizzabilità anche dopo il 2030.
La Fiom-Cgil – con il segretario nazionale Samuele Lodi, responsabile settore mobilità, e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive – sottolinea che “la decisione di Acc è strettamente legata alle scelte di Stellantis, essendo l’azionista di maggioranza relativa del consorzio”. Quindi ora viene chiesto al gruppo di “aprire un confronto vero con i sindacati perché la situazione in Italia è a livello emergenziale”. Un confronto che a loro avviso deve “anticipare il piano industriale”, la cui presentazione è prevista il 21 maggio, e deve coinvolgere la Presidenza del Consiglio che “non può continuare a ignorare la situazione e deve convocare le parti a Palazzo Chigi”. Critica anche la Uilm, secondo cui “l’unico modo per salvaguardare lo stabilimento di Termoli diventa, quindi, l’arrivo immediato di produzioni meccaniche”, affermano Gianluca Ficco, segretario nazionale e responsabile del settore auto, e Francesco Guida, segretario generale della Uilm di Campobasso. “La mancata realizzazione della gigafactory – avvisano – deve essere compensata da scelte industriali chiare e coerenti: Termoli deve ricevere nuovi prodotti, in grado di garantire continuità produttiva, occupazione e prospettive di lungo periodo”.