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Cuba non se la passa bene a livello turistico. Ma meglio inseguire la rivoluzione che svegliarsi sotto Trump

Nonostante tutto, io sono certo che un viaggio organizzato con attenzione possa gratificare i viaggiatori italiani
Cuba non se la passa bene a livello turistico. Ma meglio inseguire la rivoluzione che svegliarsi sotto Trump
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Cuba non se la passa bene. Non che non lo sapessimo, però la lettura degli ultimi dati sugli arrivi turistici nell’ex perla dei Caraibi preoccupa molto. I numeri – diffusi da Onei, l’Istituto nazionale cubano di statistica e ripresi da Ttg Italia – sono sconfortanti: nel 2025 gli arrivi internazionali sull’isola hanno registrato un calo del 18% rispetto all’anno precedente, con soli 1,8 milioni di visitatori accolti, cifra lontana dai 2,6 milioni fissati dal governo e lontanissima dai 4,7 milioni del 2018.

Si tratta del peggior dato dal 2002, fatta eccezione per gli anni della pandemia. Lo scorporo del dato aggregato fa luce su chi siano i mercati più in contrazione ovvero Canada (-12,4%), Russia (-29%), Stati Uniti (-22,8%) e Messico (-10,2%). Per quanto riguarda i Paesi europei, la Germania ha registrato l’anno scorso 33.056 turisti (-49,5%), mentre Spagna e Francia hanno segnato rispettivamente un -28,5% e un -26%. Gli unici visitatori in crescita, conclude l’Onei, sono quelli provenienti da Argentina (+13,6%) e Colombia (+8%).

I motivi che stanno spingendo i turisti di tutto il mondo a volare meno su L’Avana sono tanti: dai numerosi blackout energetici alle infrastrutture degradate che scoraggiano le prenotazioni; dall’instabilità della rete Internet alla concorrenza di altre mete caraibiche come Giamaica e Porto Rico. Bisogna poi considerare — anche se, come in un meccanismo inquietante alla Dark, è difficile distinguere tra cause ed effetti — le conseguenze devastanti dell’embargo americano.

È noto che se si visita Cuba si perde l’idoneità all’Esta per futuri viaggi negli Stati Uniti, obbligando i turisti a richiedere il più costoso visto cartaceo presso l’ambasciata per mettere piede negli States. Anche chi non ha intenzione di visitare gli Usa ma utilizza per prenotare hotel e voli piattaforme come Booking.com o Kayak si troverà in grosse difficoltà. Su Booking.com L’Avana non compare tra le possibili destinazioni raggiungibili; su Kayak, se nella query di ricerca si digita HAV – il codice che identifica l’aeroporto della capitale cubana – compare in sovraimpressione un messaggio che dice: “per questioni di regolamentazione, non ci è possibile mostrare voli per questa località”. Entrambe le piattaforme sono di proprietà della multinazionale americana Booking Holdings.

Dal 2025 la situazione si è complicata anche su Airbnb. Prenotare casas particulares – stanze o interi appartamenti privati che i proprietari cubani affittano legalmente ai turisti, come alternativa agli hotel – è ancora possibile, soprattutto se lo si fa dall’Europa e non dagli Usa, visto che i cittadini americani non possono visitare Cuba per turismo ricreativo.

I problemi, come spiega il sito web CiberCuba, si manifestano per gli host al momento del pagamento: durante il secondo mandato presidenziale di Donald Trump ci sono state centinaia di segnalazioni di mancati accrediti per i proprietari che operavano su circuiti come American Express, Visa e Mastercard. Il problema riguarda anche le cosiddette “esperienze”, le attività proposte da Airbnb che contribuiscono al sostentamento delle attività locali.

Insomma, per Cuba non tira una buona aria, ed è un’amarezza anche per noi italiani, che abbiamo sempre amato l’isola della rivoluzione. Il Paese non sarà presente alla prossima Borsa Internazionale del Turismo (Bit) di Milano e, al momento, sembra difficile immaginare iniziative significative di comunicazione o promozione turistica. Ricordo un post su Instagram di un’influencer che è stata a L’Avana di recente e raccontava le sue frustrazioni: la connessione Wi-Fi instabile, lo stato di manutenzione del suo hotel, l’atmosfera decadente della roccaforte castrista.

Queste limitazioni, purtroppo, scoraggiano chi sarebbe disposto a tornare a Cuba o a visitare lo stato per la prima volta. Eppure, nonostante tutto, io sono certo che un viaggio organizzato con attenzione possa gratificare i viaggiatori italiani. Su Skyscanner, motore di ricerca viaggi di proprietà cinese – tra i due Stati comunisti esiste una sorta di cooperazione sotto traccia – i voli sono prenotabili; su Airbnb c’è una buona disponibilità di alloggi; secondo il sito Viaggiare Sicuri, infine, Cuba non presenta rischi particolari per i turisti. Forse è davvero l’occasione giusta per rivolgersi a un’agenzia di viaggio affidabile che dia certezze su hotel, logistica ed escursioni in loco.

Una postilla finale. Qualche tempo fa il primo ministro cubano Manuel Marrero Cruz ha dichiarato: “È ingiusto che ai cittadini statunitensi sia proibito, per legge, di viaggiare liberamente come turisti a Cuba”. Gli Usa si considerano padroni del Centroamerica e hanno colonizzato destinazioni come il Costa Rica. Forse, allora, per Cuba è meglio continuare a inseguire il sogno della rivoluzione che svegliarsi sotto l’ombra di Donald Trump.

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