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Stellantis, la sterzata sull’elettrico costa 22 miliardi nel 2025: stop al dividendo. Il titolo sfiora il -30% a Piazza Affari

L'ad Filosa ammette: "Sovrastimato il ritmo della transizione energetica. Ci siamo allontanati dalle esigenze, dalle possibilità e dai desideri reali di molti acquirenti". Con la nuova strategia cancellati modelli e programmi green. Perdita nel secondo semestre dell'anno scorso tra i 19 e i 21 miliardi di euro
Stellantis, la sterzata sull’elettrico costa 22 miliardi nel 2025: stop al dividendo. Il titolo sfiora il -30% a Piazza Affari
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Un cambio di strategia sull’elettrico con oneri per 22,2 miliardi di euro nel 2025. E una perdita tra i 19 e i 21 miliardi di euro nel secondo semestre dell’anno, accompagnata dallo stop al dividendo 2026 e dall’emissione di 5 miliardi di bond ibridi perpetui non convertibili. Sono gli annunci arrivati venerdì dai vertici del gruppo Stellantis, che riconducono la voragine al “costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica” ma pure a “precedenti problemi di scarsa efficienza operativa“. Come dire che la colpa è della passata gestione di Carlos Tavares, uscito dal gruppo a fine 2024. La “reimpostazione” decisa dall’ad Antonio Filosa, certo che nel 2026 il gruppo “sarà profittevole”, non ha però dissipato le preoccupazioni di investitori e analisti, come dimostra il crollo verticale del titolo a Piazza Affari: le azioni Stellantis sono arrivate a perdere oltre il 29% per poi chiudere a -25. Solo giovedì Filosa aveva firmato insieme a Oliver Blume, numero uno di Volkswagen, un appello alla Ue per ottenere un trattamento preferenziale per i veicoli prodotti in Europa, con incentivi all’acquisto nazionali e corsie preferenziali negli appalti pubblici.

Il costo del cambio di strategia sull’elettrico: 22,5 miliardi

22,2 miliardi di euro è il costo del riposizionamento dell’azienda sull’elettrico: la nuova strategia ha portato, infatti, alla cancellazione di modelli e programmi giudicati con poche prospettive di redditività. In particolare il “riallineamento dei piani di prodotto alle preferenze dei clienti” e alle nuove normative sulle emissioni negli Stati Uniti costerà 14,7 miliardi, la razionalizzazione della capacità di produzione delle batterie comporterà altri 2,1 miliardi di oneri e ulteriori 5,4 deriveranno dall’aggiornamento delle stime relative ai fondi per le garanzie contrattuali e dalla “ristrutturazione principalmente relativa alla riduzione della forza lavoro già comunicata nell’Europa allargata”.

A causa della perdita netta 2025 non saranno distribuiti dividendi. Il consiglio di amministrazione ha anche autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili. Queste misure “contribuiranno a preservare una struttura patrimoniale e di liquidità robuste, mentre l’azienda è al lavoro per riportare il business a una generazione di free cash flow industriale positiva”. I risultati finanziari preliminari per il secondo semestre 2025 evidenziano un miglioramento dei ricavi netti e del free cash flow industriale. La liquidità industriale disponibile a fine anno eri di 46 miliardi, corrispondenti a un rapporto del 30% sui ricavi netti dell’anno, ovvero il livello più elevato dell’intervallo target del 25-30% definito dall’azienda.

L’ad Filosa: “Sovrastimata la rapidità della transizione energetica, colmeremo i gap del passato”

Filosa attribuisce il costo alle stime errate sui tempi della transizione energetica, più lenti del previsto: “Gli oneri annunciati oggi riflettono in larga parte il costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica, che ci ha allontanato dalle esigenze, dalle possibilità e dai desideri reali di molti acquirenti di autovetture. Riflettono inoltre l’impatto delle criticità pregresse, che il nostro nuovo team sta progressivamente gestendo”. Filosa sembra attribuire responsabilità di scelte sbagliate alla passata gestione: “La risposta positiva dei clienti alle nostre iniziative di prodotto nel 2025 si è tradotta in un aumento degli ordini e in un ritorno alla crescita dei ricavi. Nel 2026, la nostra attenzione incrollabile sarà rivolta a colmare i gap di esecuzione del passato, così da dare ulteriore impulso ai primi segnali di rinnovata crescita“. Le iniziative citate comprendono l’investimento da 13 miliardi negli Usa, il lancio di 10 nuovi modelli, la cancellazione di quelli che “non potranno conseguire volumi sufficienti a garantire la redditività, incluso il Ram 1500 BEV precedentemente pianificato”, e “una profonda riorganizzazione dei processi globali di produzione e gestione della qualità dell’azienda”.

Le mosse per “una futura crescita profittevole”

“Rivediamo l’organizzazione e diamo più potere ai team regionali, per accelerare le decisioni e avere il massimo rigore, rivediamo le relazioni con gli stakeholder, con lavoratori, rivenditori, fornitori, governi e sindacati e rivediamo il piano dei prodotti e la catena di fornitura dei veicoli elettrici per riflettere la domanda dei clienti e i cambiamenti”, ha detto Filosa durante la call con gli analisti commentando i cambiamenti che ritiene propedeutici a una “futura crescita profittevole”. Il cfo Jao Larajo ha detto che Stellantis “sta lavorando in modo proattivo per rafforzare il bilancio” e per questo il consiglio ha autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili, fino a un importo massimo di 5 miliardi di euro, mentre non è previsto un aumento di capitale.

Prorogata la chiusura dello stabilimento di Cassino

Lo stabilimento Stellantis Cassino Plant ha intanto prorogato la chiusura degli impianti, annunciando ai sindacati che le attività lavorative in Lastratura ed Verniciatura riprenderanno a pieno regime solo dal prossimo 16 febbraio. Due giorni in più di stop per il Montaggio che riprenderà dal giorno 18 febbraio. Lo stabilimento di Piedimonte San Germano, nel sud della provincia di Frosinone, è fermo dal 30 gennaio per l’assenza di ordini sulle Alfa Romeo Giulia e Stelvio e sulla Maserati Grecale prodotte nell’impianto. Doveva trattarsi di una sola settimana di stop con la ripresa delle attività da lunedì prossimo. Secondo il sindacato Uilm-Uil, nel 2026 si potrebbe superare il record negativo registrato nel 2025, quando le giornate di fermo produttivo sono state superiori a quelle lavorate, scendendo sotto gli 85 giorni di produzione effettiva lavorati.

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