“Il prete ci ha punito durante il funerale perché abbiamo scelto di tenere le ceneri di mamma in casa”: la rabbia del figlio e la replica del parroco
Un funerale celebrato “in forma ridotta” perché la famiglia ha scelto di conservare in casa l’urna cineraria. È il caso che sta facendo discutere Lendinara, in provincia di Rovigo, dopo la segnalazione di un figlio che ha raccontato al Messaggero la propria amarezza per le esequie della madre, definite “frettolose e poco rispettose”. Secondo il racconto, durante l’incontro preparatorio il parroco avrebbe spiegato che, in caso di cremazione con ceneri non tumulate in cimitero, sarebbe stata celebrata solo la liturgia della parola. Il sacerdote avrebbe citato un documento vescovile, sostenendo che la scelta di tenere l’urna in casa “privatizza la morte” e impedisce alla comunità di portare un fiore in un luogo ritenuto sacro. “Ho provato a spiegare che le ceneri sono a casa per un motivo affettivo e che chiunque può venire a rendere omaggio – riferisce il figlio – ma non è servito”.
Il disagio, però, non si sarebbe fermato alle modalità liturgiche: “Siamo rimasti quasi dieci minuti ad aspettare il parroco all’ingresso della chiesa – racconta ancora – poi ha iniziato con un richiamo fuori luogo: ‘Sputate le chewing gum, togliete i cappelli, spegnete i cellulari’. La cerimonia è stata rapidissima, senza spiegazioni ai presenti sulle parti mancanti”. L’uomo lamenta anche richieste di offerte “insistenti e indecorose”, tanto che alcuni partecipanti avrebbero deciso di non contribuire. A portare parole di conforto sarebbe stato un sacerdote di un paese vicino, amico di famiglia, chiamato a concelebrare. “Ci sentiamo offesi – conclude – davvero nel 2026 una persona non può avere un funerale completo solo perché viene cremata e non sepolta in cimitero?”.
Secca la replica del parroco, sempre al Messaggero: “La liturgia è stata celebrata come previsto e concordato”, afferma, spiegando che la prassi seguita è quella indicata dall’Istruzione Ad resurgendum cum Christo della Congregazione per la Dottrina della Fede. “Quando ho illustrato queste modalità, i familiari non hanno sollevato obiezioni né chiesto chiarimenti. La struttura del rito è stata rispettata, con canti scelti insieme e omelia affidata al concelebrante, come richiesto”. E aggiunge: “I social non sono il luogo adatto per affrontare questi problemi. Sarebbe stato meglio parlarne di persona”.