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Israele blocca gli aiuti di Music for Peace, che ha agito come indicato dal governo: ora bisogna intervenire

Il governo ha sempre invitato a non forzare il blocco e consegnare ogni aiuto alla missione istituzionale italiana. Ora vuole spiegare perché anche il programma Food for Gaza è fantasma?
Israele blocca gli aiuti di Music for Peace, che ha agito come indicato dal governo: ora bisogna intervenire
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Proviamo con sempre più difficoltà a raccontare che la popolazione della Striscia di Gaza vive in condizioni umanitarie disastrose: infrastrutture distrutte, accesso limitato a cibo, acqua potabile, cure mediche e beni essenziali, con un sistema di aiuti internazionali che procede a singhiozzo e non riesce a rispondere ai bisogni più urgenti.

In questo contesto drammatico, ogni ritardo, ogni ostacolo burocratico o politico, ogni blocco logistico si traduce in vite messe ulteriormente a rischio. E Israele lo sa bene.

Secondo le ultime notizie, oltre 1,7 milioni di persone sono in condizioni di emergenza umanitaria e la fame è un problema devastante: oltre il 70% della popolazione soffre di insicurezza alimentare grave.

È in questo scenario che si inserisce la vicenda dei convogli umanitari raccolti da Music for Peace, destinati ai civili di Gaza. Come richiesto dal governo italiano nell’ambito del programma Food for Gaza, l’organizzazione ha consegnato tutto, adempiendo a tutte le procedure e agli impegni richiesti. Nonostante ciò, gli aiuti restano bloccati.

In seguito ai fatti del 18 settembre 2025, Israele ha chiuso il valico di Allenby (King Hussein) al transito degli aiuti umanitari. Il 10 dicembre il valico è stato parzialmente riaperto, ma esclusivamente per il corridoio “Back to Back”, gestito dal Log Cluster. Questa procedura, economicamente meno onerosa, è però accessibile solo alle Ong registrate presso il Ministero israeliano della Diaspora e della Lotta all’Antisemitismo.

La Direct Route — consigliata dalle stesse istituzioni italiane a Music for Peace e utilizzata dal programma Food for Gaza — rimane invece chiusa. Il blocco coinvolge tutte le organizzazioni, governative e non, che hanno inviato aiuti verso Gaza via Giordania attraverso questo corridoio gestito da Jhco (Jordan Hashemite Charity Organisation), che trasporta gli aiuti su camion dell’esercito giordano fino al valico assegnato dal Cogat (Kerem Shalom, Zekim o Kissufim).

Le ultime richieste di permesso per gli aiuti di Music for Peace, presentate da Jhco al Cogat tramite la piattaforma UN2720, hanno ricevuto un diniego immediato con la motivazione: “Non esiste un corridoio giordano al momento”.

Il risultato è che da mesi un convoglio di aiuti umanitari — raccolti grazie alla solidarietà dei cittadini — è fermo in Giordania. Le promesse del programma governativo e le rassicurazioni del Ministro non trovano riscontro nella realtà: gli aiuti non entrano, i costi aumentano e le persone in emergenza restano senza soccorso.

Avs chiede al governo italiano di intervenire con urgenza e trasparenza. È inaccettabile che un progetto presentato come operativo rimanga di fatto bloccato. Le istituzioni devono chiarire, senza ulteriori ritardi, perché i convogli non vengono fatti entrare e quali ostacoli concreti — logistici, diplomatici o di sicurezza — impediscono la consegna degli aiuti. Se esistono problemi, vanno resi noti e affrontati con misure immediate, verificabili e pubblicamente rendicontate.

Questa non è una questione privata di Music for Peace né una disputa di parte: è una responsabilità pubblica. La collettività ha il diritto di sapere come vengono spesi i soldi pubblici destinati a Food for Gaza e perché gli aiuti non raggiungono chi è in pericolo.

Noi di Avs abbiamo depositato un’interrogazione al Ministro Tajani: il governo dica come intende procedere, perché il silenzio e la retorica non bastano più.

Noi che abbiamo sostenuto la Global Sumud Flotilla sappiamo bene che esiste un embargo e un blocco militare da parte di Israele. Il governo, che ha sempre invitato a non forzare il blocco e consegnare ogni aiuto alla missione istituzionale italiana, vuole spiegarci perché anche il programma Food for Gaza è fantasma?

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