I leghisti Ziello e Sasso insieme a Pozzolo (già passato con Vannacci) firmano un emendamento contro le armi a Kiev
Un emendamento al decreto Ucraina per chiedere “la soppressione totale dell’impegno da parte del governo dell’autorizzazione all’invio di nuove forniture e equipaggiamenti militari a favore delle autorità governative di Kiev”. Un testo che, in pratica, snaturerebbe i contenuti già approvati da tutti i componenti del governo, Lega compresa. A firmalo tre deputati: l’ex Fdi, divenuto noto per lo sparo di Capodanno, Emanuele Pozzolo e i due leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso. Tutti e tre sono considerati vicini a Roberto Vannacci, ma solo Pozzolo ha ufficializzato il passaggio a Futuro Nazionale, il partito lanciato dal generale dopo il divorzio con il Carroccio, con tanto di spericolato parallelismo con Charles de Gaulle. La legge di conversione del decreto sarà discussa alla Camera la prossima settimana.
Se Ziello e Sasso sono ancora ufficialmente deputati della Lega, la firma sull’emendamento rappresenta un chiaro segnale di allontanamento dal partito di Matteo Salvini. Entrambi (insieme a Pozzolo) a metà gennaio, in Aula, avevano già votato contro la risoluzione di maggioranza sull’Ucraina. “Inviare altre armi a Kiev (l’Italia ha già fornito armi e mezzi per più di tre miliardi di euro), allontana la conclusione del conflitto, aumenta le tragiche morti sul campo e peggiora le condizioni economiche della nostra Nazione sempre più esposta al caro energia che morde, inesorabilmente, i risparmi degli italiani”, rimarca Ziello ritenendo controproducente inviare armamenti “a favore dell’esercito di Zelensky che arranca, sempre di più, su tutta la linea del fronte”.
Con un decreto che ha ricevuto l’ok da tutte le forze di governo, le chance di approvazione dell’emendamento sono praticamente nulle. Sembrerebbe, pertanto, più una provocazione agli stessi esponenti della maggioranza, in particolare proprio ai parlamentari della Lega. “Vedremo chi sarà coerente e chi tradirà, nuovamente, le proprie parole”, insiste Ziello richiamando palesemente le parole di Roberto Vannacci. L’ex paracadutista, infatti, ha accusato Salvini di essere “lui il traditore“: “Su armi a Kiev e legge Fornero si mette in posizione prona“, ha dichiarato il giorno dopo la scissione.
Alla domanda se passerà con Vannacci lasciando la Lega, Ziello ribatte con una citazione letteraria: “Del doman non v’è certezza“. E se la maggioranza dovesse, come previsto, bocciare il loro emendamento? “Ne prenderemo atto. Poi – risponde Ziello – io faccio una valutazione per me. Pozzolo è già nel misto, vediamo” anche “Sasso eventualmente cosa farà”. La truppa di Vannacci, pertanto, potrebbe contare a breve su tre parlamentari. Rimane, invece, ancora poco chiara la posizione di un altro deputato del Carroccio, Domenico Furgiuele. Ritenuto molto vicino alla posizione del generale (promotore, tra l’altro, di una conferenza di CasaPound sulla remigrazione), a fine gennaio anche lui non ha votato a favore della risoluzione di maggioranza sulle armi a Kiev, ma perché risultava assente durante la votazione. A differenza di Ziello e Sasso in queste ore Furgiuele è più cauto. Incalzato in Transatlantico, non si sbottona. “Sono leghista, non vannacciano“, taglia corto. Ma ancora non scioglie le riserve.