Durov (Telegram) attacca la Spagna per la legge sui social vietati ai minori di 16 anni. Sanchez replica: “Proteggeremo i nostri figli”
Non solo Musk. La Spagna è in guerra aperta con quelli che definisce rappresentanti della tecnocrazia e ribatte alle accuse di Pavel Durov, fondatore di Telegram. L’interesse di Durov verso Madrid riguarda sempre il pacchetto normativo anticipato qualche giorno fa dal premier Sanchez, che contempla il divieto di accesso ai minori di 16 anni e anche la responsabilità penale per gli amministratori delegati delle reti social. Il primo ministro le ha definite un “Far West” dove trionfa l’illegalità senza che vi siano conseguenze per chi li amministra.
Durov, che nel 2024 è stato arrestato in Francia per aver consentito attività criminali sull’app di messaggistica come terrorismo, traffico di droga, frode, riciclaggio di denaro e distribuzione di contenuti pedofili, ha contestato questa iniziativa scrivendo: “Queste non sono misure di sicurezza; sono passi verso il controllo totale. Abbiamo già visto questo copione in passato: governi che usano la sicurezza per censurare chi li critica. In Telegram, diamo priorità alla tua privacy e alla tua libertà: crittografia avanzata, nessuna backdoor e resistenza all’abuso”.
Il fondatore di Telegram paventa, dunque, in vista di una raccolta di dati per lo sbarramento ai social rispetto all’età, una schedatura di massa: “Crea un precedente per il tracciamento dell’identità di OGNI utente, erodendo l’anonimato e aprendo le porte alla raccolta di dati di massa. Ciò che inizia con i minori potrebbe diffondersi a tutti, soffocando il dibattito pubblico”. Madrid replica a muso duro: il messaggio del fondatore di Telegram “riflette il modo di operare dei tecnocrati sui social media: è pieno di bufale e mira a minare la fiducia nelle nostre istituzioni”.
Dalla Moncloa sottolineano: “Durov ha sfruttato il suo controllo illimitato” su Telegram “per inviare un messaggio di massa a tutti gli utenti spagnoli in cui diffonde diverse menzogne e attacchi illegittimi contro il governo. È la prima volta che ciò accade nella storia del nostro Paese. Questo fatto dimostra l’urgente necessità di regolamentare i social network e le applicazioni di messaggistica mobile. Noi spagnoli non possiamo vivere in un mondo in cui i tecnocrati stranieri possono inondare i nostri telefoni di propaganda a loro piacimento solo perché il governo ha annunciato misure per proteggere i minori e far rispettare la legge”.
A dare man forte al governo spagnolo ci sono i rilevamenti di Eurobarometro: il 95% degli spagnoli è preoccupato per la disinformazione e i discorsi di incitamento all’odio, e l’89% per la concentrazione di potere nelle grandi piattaforme e la mancanza di trasparenza dei loro algoritmi.
Madrid ricorda poi che l’imprenditore ha già avuto guai a Parigi: “Durov è indagato per la sua possibile responsabilità in reati gravi e la piattaforma ha ripetutamente violato i suoi obblighi di controllo; ha deliberatamente progettato un’architettura di moderazione minima che ha trasformato Telegram in uno spazio ricorrente per attività criminali documentate, come reti di abuso sessuale su minori e traffico di droga, con casi indagati in paesi come Francia, Corea del Sud o Spagna”. Pedro Sanchez, intervenendo a Bilbao in chiusura del VIII Congresso Nazionale dell’Industria, non si tira indietro e assicura che la Spagna utilizzerà “la forza dello Stato” per “proteggere le democrazie dagli attacchi e i nostri figli da questo universo tossico, impune, nel quale purtroppo si sono convertite le reti sociali”.