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L’Ufficio parlamentare di bilancio: “A fine 2027 i salari reali saranno ancora inferiori di due punti rispetto a quelli del 2021”

L'organismo indipendente nella Nota sulla congiuntura prevede per quest'anno e il prossimo un aumento del pil dello 0,7%, sostenuto quasi solo dalla domanda interna e appeso alla speranza di un’attuazione integrale del Pnrr
L’Ufficio parlamentare di bilancio: “A fine 2027 i salari reali saranno ancora inferiori di due punti rispetto a quelli del 2021”
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La crescita italiana resta troppo debole per tradursi in un vero recupero del potere d’acquisto. Nelle previsioni aggiornate di febbraio, l’Ufficio parlamentare di bilancio fotografa un’economia italiana destinata a muoversi su un sentiero di bassa crescita strutturale, con il pil destinato ad aumentare appena dello 0,7% nel 2026 e nel 2027. E alla fine del biennio, avverte l’organismo indipendente, le retribuzioni reali resteranno ancora inferiori di circa due punti percentuali rispetto ai livelli del 2021, nonostante il rientro dell’inflazione e il graduale aumento dei redditi nominali.

Il quadro delineato dalla Nota sulla congiuntura è quello di una ripresa fragile, ben lontana dalle speranze della premier Giorgia Meloni. A sostenerla è quasi esclusivamente la domanda interna e, ancora una volta, l’ipotesi di un’attuazione integrale del Pnrr. Dopo una fase di sostanziale stagnazione nei trimestri centrali del 2025, l’economia ha mostrato un lieve rafforzamento nello scorcio finale dell’anno, che ha visto un incremento congiunturale del Pil dello 0,3%. Ma il contributo della domanda estera è negativo, gli investimenti rallentano rispetto al rimbalzo del 2025 e la crescita poggia solo sull’aumento delle ore lavorate, mentre “la produttività oraria e la popolazione in età lavorativa hanno frenato”.

In corso d’anno la crescita delle retribuzioni contrattuali orarie si è poi progressivamente attenuata, scendendo dal 3,9% tendenziale del primo trimestre al 2,8% dell’ultimo, con una media annua del 3,1%. Il rallentamento riguarda soprattutto il settore privato, mentre nella Pubblica amministrazione la dinamica è stata sostenuta dai rinnovi contrattuali nei comparti dell’istruzione, della ricerca e della sanità. Oltre il 42% dei dipendenti del privato risulta ancora in attesa di rinnovo.

Il problema è che il recupero nominale non basta. In termini reali, ricorda l’Upb, le retribuzioni orarie risultano ancora circa l’8,6% inferiori ai livelli medi del 2020, e la moderazione dell’inflazione registrata nel 2025 ha solo arrestato l’erosione senza innescare una vera inversione di tendenza. Anche guardando avanti, il recupero resta parziale: il miglioramento atteso del potere d’acquisto delle famiglie nel biennio 2026-27, stimato intorno all’1,5% medio annuo, non sarà sufficiente a riportare i salari reali ai valori pre-fiammata inflazionistica.

Il mercato del lavoro, inoltre, si conferma attraversato da squilibri strutturali. “La struttura occupazionale, così come la popolazione, appare sempre più sbilanciata verso le età mature“, con una continua crescita dei lavoratori over 50 per effetto sia di requisiti di pensionamento più stringenti sia delle dinamiche demografiche e di invecchiamento della popolazione. In parallelo continua la riduzione degli occupati tra i 15-24enni, che dura da otto trimestri. Preoccupa anche l’andamento dell’inattività: “Rimane elevata tra i giovani, le donne e nel Mezzogiorno” e “nei mesi estivi è aumentata al 33,3% (dal 33,1), soprattutto tra i più giovani, il cui tasso sfiora il 51% nella fascia 15-34 anni e raggiunge il 57,2 per le donne.

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