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Ultimo aggiornamento: 10:43

Lite Sallusti-Travaglio. “Io arrestato per la querela di un magistrato”. “Sul tuo giornale fu scritto un grave falso”. Su La7

Acceso scontro sul referendum sulla giustizia tra Marco Travaglio e Alessandro Sallusti
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Scintille a Otto e mezzo (La) tra il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio e l’ex direttore del Giornale Alessandro Sallusti, portavoce del Comitato per il Sì al referendum costituzionale sulla giustizia.
Il tema dello scontro è la riforma Nordio, sulla quale Travaglio osserva: “È strano che quelli che si ritengono vittime dei pm giustizialisti votino tutti Sì, perché così pensano di vendicarsi. C’è un solo condannato di Tangentopoli tra quelli famosi che ha detto che vota No ed è Cirino Pomicino. Secondo me, è il più intelligente e il più sveglio della categoria dei condannati – spiega il direttore del Fatto – perché ha capito che il pm creato dalla riforma Nordio è un pm molto più giustizialista di quanto non vengano accusati di esserlo oggi i pm. Si tratta, infatti, di un pm che non viene più educato, insieme al giudice, a cercare la verità in maniera imparziale, ma viene educato ad accusare“.

Travaglio ricorda: “È lo stesso ministro della Giustizia Nordio, autore di questa legge, ripetere che il pm nella sua visione è come quello americano: lo chiama proprio ‘l’avvocato dell’accusa’. Al contrario, il nostro pm non lo è affatto, altrimenti io, Sallusti, Annalisa Cuzzocrea saremmo tutti in galera da anni, perché i pm, invece di archiviare tutte le querele temerarie che ci vengono fatte, porterebbero a termine tutte le accuse. La loro fissa, infatti, non sarebbe quella di cercare la verità, e cioè di vedere chi tra il denunciato e il denunciante ha ragione: farebbero, invece, collezione di rinvii a giudizio e di condanne”.
E sottolinea: “Noi dovremmo aspettare ogni volta il processo per essere assolti, mentre adesso, per fortuna, la gran parte delle querele temerarie viene archiviata perché il pm le butta via dopo aver scoperto che sono farlocche”.

“Le tue vengono archiviate, non le mie – ribatte Sallusti – Tu scambi le querele che fanno a te con le querele che fanno agli altri giornalisti”.
“Sono uguali le querele”, replica Travaglio.
L’ex direttore del Giornale ribatte: “A te la maggior parte delle querele viene chiusa in istruttoria, ma non è così per tutti”.
“Ma dipende da quello che hanno scritto”, insorge la conduttrice Lilli Gruber.
Sallusti rilancia: “Quello che scrive Travaglio viene giudicato con grande attenzione”.
“Quindi Travaglio è coccolato dai ‘magistrati rossi’?”, chiede sarcasticamente Gruber.

Sallusti rievoca la sua vicenda giudiziaria, quando nel 2012 fu sottoposto a misura cautelare per l’esecuzione di una condanna definitiva a 14 mesi di reclusione per diffamazione aggravata a mezzo stampa e omesso controllo come direttore responsabile. I fatti risalgono al febbraio 2007, quando Sallusti era direttore di Libero: il giornale pubblicò due articoli su un caso delicato, riguardante una tredicenne di Torino incinta che aveva interrotto volontariamente la gravidanza con autorizzazione del giudice tutelare, perché i genitori erano separati e il padre non era informato.
Uno degli articoli, firmato da Renato Farina con lo pseudonimo Dreyfus, presentava la vicenda in modo falso e aggressivo, descrivendo un aborto coattivo imposto dal giudice Giuseppe Cocilovo, definendo i protagonisti (genitori, medico e magistrato) come ‘assassini’ e auspicando per loro ‘la pena di morte’.

Il giudice tutelare querelò per diffamazione aggravata; Sallusti fu imputato anche per omesso controllo. Dopo i gradi di giudizio, la Cassazione confermò la pena detentiva senza sospensione condizionale.
Grazie al decreto svuota-carceri, la pena fu convertita in arresti domiciliari nel novembre 2012, scontati per circa 21 giorni. Successivamente Sallusti ottenne la grazia parziale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che commutò la parte detentiva residua in pena pecuniaria.
Nel 2019 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condannò l’Italia per violazione del diritto alla libertà d’espressione, ritenendo la pena detentiva sproporzionata per un giornalista in un caso di diffamazione, pur confermando la responsabilità per le falsità pubblicate. Sallusti ricevette 12mila euro di risarcimento, a fronte di 100mila euro richiesti.

“Io per una querela di un magistrato – afferma Sallusti – sono stato condannato e arrestato”.
“Sì, perché era stato scritto un grave falso”, commenta Travaglio.
Sallusti ribatte che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia a risarcirlo per ingiusta detenzione e aggiunge: “Quindi, non era vero. Io sono uno degli italiani che ogni 8 ore viene ingiustamente arrestato”.
“No, no – replica Travaglio – la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non è intervenuta sul merito della condanna”.

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