Dipendente Pam licenziata per un detersivo da 3 euro. Filcams Cgil: “Sproporzionato, è un messaggio a tutti i lavoratori”
Licenziata, dopo trent’anni di lavoro, per meno di 3 euro. Ancora una volta l’azienda protagonista è la Pam Panorama. Dopo i licenziamenti per il “test del carrello” e la sospensione senza stipendio di decine di lavoratori ritenuti non più adatti a svolgere le loro mansioni, è emersa una nuova vicenda che coinvolge l’azienda della grande distribuzione organizzata. Ancora una volta in Toscana, a Grosseto. I fatti risalgono ai primi giorni di settembre e ora sono all’attenzione del giudice del lavoro del tribunale di Grosseto.
La dipendente ha appena concluso il turno nel suo supermercato e decide di fare la spesa prima di tornare a casa. Dopo aver pagato, uscendo dal punto vendita, le si rompe una busta e un flacone di detersivo cade a terra, rompendosi. Rientra, scambia qualche battuta con i colleghi e con il responsabile, avvertendo della pozza scivolosa che si è creata sul pavimento, e dopo aver preso un nuovo flacone esce. Nessuno le chiede di pagare di nuovo, o tenta di fermarla. Nessuno le contesta nulla sul momento. Poche settimane dopo arriva la lettera dell’azienda: licenziamento per giusta causa, per aver sottratto della merce.
Sarà la magistratura a dire se il licenziamento è stato legittimo, ma intanto la vicenda alimenta una domanda: fino a che punto il controllo e la repressione possono sostituire il rapporto fiduciario con lavoratori che, da anni, garantiscono il funzionamento quotidiano dei supermercati? “Si tratta di un provvedimento del tutto sproporzionato che si inserisce in una lunga lista di comportamenti illegittimi messi in atto dall’azienda”, commenta a ilfattoquotidiano.it Roberto Brambilla della Filcams Cgil. “La lavoratrice ha agito alla luce del sole, in buona fede, mettendo a conoscenza i colleghi, e il responsabile, della sostituzione dell’articolo. Non c’era l’intento fraudolento”. Tanto che non risulta alcuna denuncia penale a carico della donna.
Per una violazione di questo tipo è configurabile un richiamo. Eventualmente una multa, nel caso in cui l’azienda voglia fare la voce grossa. “Invece è stata scelta la sanzione massima nei confronti di una dipendente con trent’anni di servizio e nessun precedente disciplinare. È un messaggio per tutti gli altri lavoratori. Un misura esemplare”. Brambilla, che spera ancora in un passo indietro da parte di Pam, sottolinea che la vertenza di Grosseto è legata a doppio filo ad altri episodi, avvenuti in Toscana e nel Lazio. “In questi territori ci sono i punti vendita più storici, al cui interno lavorano i dipendenti con più anzianità. Non è un caso. Sono comportamenti discriminatori di un’azienda che sta cercando di mettere fuori dalla porta questa tipologia di lavoratori. Sono escamotage per tagliare i costi”. E aggiunge: “Pam continua a negarsi ai tavoli di confronto. Accetti di sedersi con noi e ci smentisca”.
Quello di Grosseto non è un caso isolato. Negli ultimi mesi Pam Panorama è stata più volte al centro delle cronache sindacali, soprattutto in Toscana. A dicembre, a Siena e Livorno, due lavoratori sono stati licenziati dopo non aver superato il cosiddetto “test del carrello”: un finto cliente nasconde prodotti nel carrello per verificare l’attenzione del personale di cassa. In un altro caso, una cassiera con 36 anni di esperienza è stata sospesa per non aver notato un mascara nascosto in una busta di castagne. E ancora: decine di dipendenti over 50 – alcuni inquadrati come lavoratori fragili o appartenenti alle categorie protette – sospesi senza stipendio, dopo che l’azienda aveva reso più stringenti i parametri di idoneità fisica. All’improvviso non erano più adatti a svolgere le loro mansioni, né ricollocabili. Se per Pam si è trattata di una misura necessaria per la sicurezza, per i sindacati è stato solo un modo per aggirare le tutele contro i licenziamenti collettivi.
Tra i dipendenti non c’è molta voglia di esporsi. Anche chi ha subito le decisioni dell’azienda spesso preferisce non parlare. L’aria è pesante e condiziona anche la solidarietà tra gli stessi colleghi. Tra i lavoratori c’è diffidenza e paura. “Al di là del caso locale, quello che traspare è il clima aziendale. Basta il minimo episodio per rompere il rapporto di fiducia tra datore e dipendente”, commenta Brambilla. Secondo il sindacalista, una situazione del genere difficilmente può far bene all’azienda, visto che i lavoratori dei supermercati sono il primo filtro con i clienti. “È chiaro che il settore sta vivendo un arretramento, per via dei tanti competitor che si stanno affacciando al mercato. Ma Pam potrebbe implementare altre forme di business per rilanciarsi, al posto di ridurre la forza lavoro”, conclude Brambilla.