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Usa abbattono drone iraniano che si stava avvicinando alla portaerei Abraham Lincoln. Casa Bianca: “Colloqui confermati”

Lo scrive il Times of Israel citando un funzionario statunitense che lo ha riferito alla Reuters, secondo cui il drone iraniano Shahed-139
Usa abbattono drone iraniano che si stava avvicinando alla portaerei Abraham Lincoln. Casa Bianca: “Colloqui confermati”
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L’esercito statunitense ha abbattuto un drone iraniano che si stava avvicinando alla portaerei Abraham Lincoln nel Mar Arabico. La notizia – anticipata da. quotidiano Times of Israel – è stata confermata dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) che ha dichiarato che un caccia della Marina statunitense ha abbattuto il drone. Secondo il Centcom, il drone si è avvicinato “in modo aggressivo” alla portaerei con “intenzioni poco chiare” e ha continuato a dirigersi verso la nave nonostante le misure di de-escalation adottate dalle forze statunitensi operanti in acque internazionali.

L’abbattimento

L’esercito americano ha riferito che l’abbattimento è avvenuto poche ore dopo un altro episodio in cui forze iraniane hanno tentato di fermare una nave mercantile battente bandiera statunitense e con equipaggio americano nello Stretto di Hormuz. Il drone, identificato come uno Shahed-139, è stato distrutto da un caccia F-35C imbarcato sulla Lincoln, che al momento dell’incidente si trovava a circa 800 chilometri dalla costa meridionale dell’Iran. Non si registrano feriti tra il personale statunitense, né danni alle attrezzature. L’episodio avviene a pochi giorni dall’annunciata ripresa dei colloqui tra i due Paesi a Istanbul.

Le richieste dell’Iran

Nei giorni scorsi l’agenzia Reuters e il New York Times avevano scritto della possibilità di un blitz americano in Iran (stile Venezuela) per deporre il leader supremo Ali Khamenei. Secondo le indiscrezioni di stampa il Pentagono avrebbe presentato a Donald Trump una lista ampliata delle possibili opzioni militari contro l’Iran, per colpire i siti dei programmi nucleari e missilistici ma anche per indebolire l’ayatollah. Il presidente Usa aveva dichiarato di “sperare ” che non fosse necessario il ricorso alle forze armate. “Abbiamo molte navi molto grandi e molto potenti che stanno navigando verso l’Iran proprio ora, e sarebbe fantastico se non dovessimo usarle” aveva dichiarato l’inquilino della Casa Bianca.

Colloqui confermati

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha confermato che i colloqui tra Stati Uniti e Iran si terranno questa settimana, nonostante le modifiche richieste da Teheran in merito alla sede e al formato. “Ho appena parlato con l’inviato speciale Steve Witkoff e, al momento, questi colloqui sono ancora in programma”, ha dichiarato la funzionaria. “Il presidente Trump è sempre favorevole alla diplomazia, ma ovviamente ci vogliono due persone per ballare il tango. È necessario un partner disponibile per raggiungere una soluzione diplomatica, ed è proprio questo che l’inviato speciale Witkoff intende esplorare e discutere”, ha aggiunto Leavitt.

I colloqui previsti hanno subito oggi una battuta d’arresto, dopo che Teheran ha chiesto che venissero spostati in Oman, che i partecipanti regionali fossero esclusi e che l’ambito delle discussioni fosse limitato al solo programma nucleare del Paese. Leavitt ha aggiunto che Trump mantiene ancora aperta l’opzione militare in caso di fallimento della diplomazia. “Il presidente, in qualità di comandante in capo, ha a disposizione diverse opzioni per quanto riguarda l’Iran“, ha ricordato.

Witkoff in Israele

Steve Witkoff, incaricato di guidare il negoziato, è stato a Gerusalemme per incontrare il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Tel Aviv vuole che un patto tra Washington e Teheran preveda la fine dell’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran, il trasferimento all’estero delle sue scorte nucleari, limiti alla produzione dei missili balistici e uno stop al sostegno a Hezbollah, Houthi, Hamas e Jihad islamica. Se le richieste di Israele non saranno incluse in un accordo tra Stati Uniti e Iran, gli analisti prevedono che lo Stato ebraico sosterrà un attacco statunitense alla Repubblica islamica.

L’Iran ha nel frattempo ufficialmente aperto ai colloqui con gli Usa a condizione di “perseguire negoziati equi e imparziali” senza “aspettative irragionevoli”, ha detto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. I colloqui “saranno condotti nel quadro dei nostri interessi nazionali”, ha sottolineato Pezeshkian, mentre la Repubblica islamica ha già chiarito che non ha intenzione di discutere sul proprio programma missilistico. Le capacità difensive dell’Iran non sono negoziabili, ha affermato una fonte diplomatica di Teheran, aggiungendo che per il momento la Repubblica islamica non guarda ai colloqui in modo ottimista ma nemmeno pessimista. Come sottolineato da vari funzionari iraniani, tra le richieste di Israele ritenute improponibili da Teheran c’è anche il trasferimento all’estero, secondo alcune ipotesi in Turchia o in Russia, della scorta nucleare di 400 chilogrammi di uranio arricchito, sufficienti per produrre fino a dieci armi nucleari.

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