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Chi tradisce oggi le vittime della Shoah se non Netanyahu?

il dolore di quanti hanno subìto la Shoah è violato dai propositi di chi, con scelte politiche scellerate, finisce col far apparire colpevoli quelli che indiscutibilmente un giorno furono vittime
Chi tradisce oggi le vittime della Shoah se non Netanyahu?
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di Rosamaria Fumarola

La storia arricchisce le prospettive con cui una medesima cosa può essere osservata e talvolta riesce a mutare radicalmente il nostro sguardo nei confronti di quella stessa cosa. Altrettanto di frequente accade che il senso di fatti ed eventi appaia mutato rispetto a ciò che in origine era. È questa la ragione per la quale è necessario interrogarsi sempre sullo status dell’uso anche di fatti molto lontani nel tempo.

Da poco è trascorso il Giorno della Memoria, durante il quale si sono commemorate le vittime della Shoah. Tra i tanti interventi molto mi ha colpito quello che Sami Modiano ha tenuto ad un gruppo di giovani e che ancora una volta ha confermato il mio personale convincimento della incolmata distanza esistente da sempre, tra le vite e le sofferenze dei singoli e la speculazione che il potere ne fa per trarne vantaggio.

Maledetto sia, ricordava Primo Levi, chi da quelle sofferenze ha distolto lo sguardo permettendo che la tragedia della Shoah trovasse compimento. Levi ci ha insegnato che la responsabilità non poteva essere individuata in un gruppo di cattivoni che agiva senza il sostegno delle comunità di appartenenza; e che anzi proprio nella normalità di quanti appartenevano a quella che lui definiva “zona grigia” andava individuata una gran parte della colpa di ciò che accadde in quei terribili anni.

Dopo i fatti di Gaza sembra che l’antisemitismo stia aumentando un po’ dovunque, sebbene una colpevole confusione regni incontrastata. Difendere la causa dei palestinesi infatti, viene strumentalmente associato all’odio verso il popolo ebraico tout court e non come invece si dovrebbe alla politica genocidaria di Benjamin Netanyahu e dei suoi accoliti, dentro e fuori Israele. È questa una delle tante menzogne usate per far acquisire alla causa israeliana il consenso dell’opinione pubblica, di proposito inducendo a confondere un popolo con un suo rappresentante politico.

Chi dunque tradisce oggi le vittime della Shoah se non Netanyahu, con una propaganda improponibile persino ad un bambino di quattro anni, che ne riderebbe per le macroscopiche manchevolezze e a cui, in nome di una pace promessa e inesistente, abbiamo tutti finto di credere? Chi oggi tradisce il dolore che Sami Modiano a 95 anni non si stanca di gridare al mondo?

E per quanto quei giovani ricorderanno le sue parole e non le dimenticheranno invece, come si fa con quelle preghiere recitate a memoria, delle quali si è smarrito il senso? Il mondo sta cambiando velocemente e la politica crea nuove alleanze per perseguire interessi predatori che il vecchio diritto internazionale non riesce più ad arginare. La Shoah continua la sua storia nelle parole della memoria, ma corre il rischio di perdersi e di non essere più onorata, se non riacquista concretezza negli atti che ne testimonino l’insegnamento, non facendone perdere il senso.

Sono persuasa che la classe politica israeliana sia in questo momento storico più interessata ad acquisire un potere e un’influenza sempre maggiori e a qualunque costo, che a promuovere una riflessione profonda su cosa oggi debba significare essere ebrei. Il dolore di Sami Modiano non è tradito dallo stremato popolo palestinese o da quanti lo sostengono. No, il dolore di quanti hanno subìto la Shoah è violato dai propositi di chi, con scelte politiche scellerate, finisce col far apparire colpevoli quelli che indiscutibilmente un giorno furono vittime.

Ed è ancora in questa frattura tra ciò che l’uomo vive in quanto individuo e che non può che essere autentico e la mistificazione della politica, eticamente morta e incapace di sofferenze se non quelle della hybris, che ogni abominio può ancora trovare posto.

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