Il mondo FQ

Scarpe ortopediche a titolo gratuito per i disabili, il Piemonte vota no: e i genitori di una bimba pagano fino a 800 euro

Gli ausili non vengono più erogati da circa un anno, dopo l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e l’entrata in vigore del nuovo tariffario. Lazio, Toscana e Lombardia invece hanno deciso di agevolare le persone con fragilità
Scarpe ortopediche a titolo gratuito per i disabili, il Piemonte vota no: e i genitori di una bimba pagano fino a 800 euro
Icona dei commenti Commenti

No alle scarpe ortopediche di serie a titolo gratuito alle persone con disabilità motoria aventi diritto. È quanto ha votato il Consiglio regionale del Piemonte che ha respinto il 30 gennaio l’ordine del giorno presentato dalla consigliera di Alleanza Verdi Sinistra, Valentina Cera, che chiedeva di garantire a costo zero per le famiglie la fornitura o il rimborso delle calzature ortopediche di serie. Si tratta di una tipologia di ausili che non vengono più erogati da circa un anno gratuitamente a seguito dell’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e l’entrata in vigore del nuovo Nomenclatore tariffario. Dal primo gennaio 2025 queste scarpe sono uscite dalla copertura del servizio nazionale pubblico, ambito sanitario che spetta però alle Regioni garantire. Restano incluse le scarpe ortopediche realizzate su misura a fronte dell’esclusione dal Nomenclatore anche dei codici di alcuni ausili per le carrozzine elettriche, con le Regioni che continuano a procedere in ordine sparso.

Contattato da ilfattoquotidiano.it l’assessore piemontese Fdi alla Sanità Federico Riboldi si è giustificato dicendo che mancano le risorse: “Purtroppo a livello sanitario la Regione non ha un bilancio con segno positivo. Senza attingere dai fondi statali sulla sanità al momento non abbiamo le risorse sufficienti per farlo in autonomia come Piemonte”. Qualcosa verrà fatto? “L’assessorato alla Sanità non ha margini di manovra per affrontare interventi extra-Lea, siamo consapevoli dei disagi e ci dispiace, proveremo a recuperare le risorse che occorrono dai fondi del comparto Welfare ma non sono infiniti”. Il problema è nazionale, sostiene Riboldi. “Il cambio del nomenclatore ha portato ad escludere alcuni tipi di prestazione. Stiamo lavorando con l’assessore al Welfare per riportarle all’interno della Regione Piemonte e lo stesso stiamo facendo da mesi in Conferenza delle Regioni”. Resta il fatto che nemmeno in Piemonte si possono erogare a titolo gratuito ausili di cui le persone con disabilità motoria hanno assoluto bisogno per una vita dignitosa.

È passato oltre un anno dall’entrata in vigore del Decreto Tariffe, approvato a novembre 2024, ma solo alcune amministrazioni regionali virtuose, ad esempio Lombardia, Lazio e Toscana, sono intervenute per erogare gratis le scarpe ortopediche di serie essenziali per la qualità di vita di donne e uomini che vivono condizioni di fragilità. Inoltre il Decreto Tariffe è stato anche bocciato dal Tar del Lazio il 10 dicembre scorso “per grave difetto di istruttoria” e il ministero della Salute guidato da Orazio Schillaci ha un anno di tempo per aggiornarlo correttamente.

Le scarpe ortopediche sono a pagamento e questo provoca in quasi tutta Italia gravi disagi e scarica sulle famiglie le spese di acquisto fino a circa 400 euro per un paio di calzature del genere. Per denunciare quanto sta accadendo, Fabrizio Schiavo, papà di una bambina con disabilità, che vive a Villar Perosa della Città metropolitana di Torino racconta a ilfattoquotidiano.it che “in un anno abbiamo pagato circa 800 euro per le calzature di mia figlia, ma il sistema sanitario pubblico non ci rimborsa più. È un problema non solo piemontese”. “Nel frattempo però altre Regioni”, evidenzia Schiavo, “hanno ripristinano la fornitura di tutte le scarpe ortopediche, non solo quelle su misura. In Piemonte invece no. Abbiamo contattato via PEC l’ufficio dell’assessore piemontese della Sanità e ci hanno risposto che loro continuano a segnalare la criticità al Ministero della Salute”. “Cosa significa lo sappiamo – aggiunge Schiavo – è un problema, ma non lo risolviamo. Nel frattempo, arrangiatevi. Non tutte le famiglie possono permettersi di pagare 400 euro un paio di scarpe ortopediche di serie”, attacca Schiavo.

“Non si tratta di un vuoto normativo e non risulta un problema di interpretazioni. È una scelta politica precisa, che sposta il costo della disabilità dal sistema pubblico alle famiglie aventi diritto costrette a dover pagare di tasca propria dispositivi e ausili essenziali”, commenta a ilfattoquotidiano.it l’avvocato dell’associazione Luca Coscioni Alessandro Bardini, esperto del settore che segue la questione da diversi anni. Sul tema dell’aggiornamento dei Lea è intervenuta il 27 gennaio 2026 presso la XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati anche la Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie che ha chiesto il riconoscimento di reali margini di flessibilità nella prescrizione e nell’erogazione degli ausili, anche in deroga agli elenchi standard, qualora la valutazione multidimensionale evidenzi bisogni complessi. “Non stiamo chiedendo semplici concessioni tecniche”, ha evidenziato il presidente della Fish Vincenzo Falabella, “ma il riconoscimento del diritto a vivere una vita autonoma. L’aggiornamento dei Lea non può restare un esercizio burocratico o un’operazione di pura compensazione della spesa. Gli ausili – ha aggiunto – non sono una merce, sono il mezzo che permette a una persona con disabilità di studiare, lavorare e partecipare attivamente alla società. Se vogliamo davvero parlare di inclusione, il Servizio Sanitario deve parlare la lingua del ‘Progetto di Vita’, garantendo che la tecnologia sia al servizio delle persone”.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione