Il mondo FQ

L’opposizione batte un colpo sulle pensioni: con la mozione di Pd, M5S e Avs torna una vera competizione politica sulla previdenza

Pubblichiamo un intervento di Matteo Jessoula, ordinario di Scienza Politica all’università degli Studi di Milano
L’opposizione batte un colpo sulle pensioni: con la mozione di Pd, M5S e Avs torna una vera competizione politica sulla previdenza
Icona dei commenti Commenti

L’opposizione ha (finalmente) battuto un colpo sulle pensioni. La mozione unitaria presentata alla Camera da Avs-Pd-M5S non ha solo puntato i riflettori sull’ennesimo tradimento delle promesse elettorali da parte del governo di Giorgia Meloni (flessibilità in uscita, superamento della legge Fornero con “Quota 41”, innalzamento pensioni minime/sociali, pensione di vecchiaia per le donne a 63 anni e 20 di contributi, pensione di garanzia per i giovani a minimo 1000 euro/mese), ma ha anche formulato una serie di proposte innovative. Tra le misure più significative, il blocco strutturale dell’età pensionabile, l’introduzione di canali di uscita anticipata specie per lavoratrici/lavoratori più svantaggiati sulla scorta di misure quali APE sociale e Opzione Donna, abolita con la legge di Bilancio 2026, maggiori tutele per i lavoratori impiegati in mansioni usuranti, istituzione di una “pensione di garanzia” – un importo pensionistico minimo legato agli anni di contribuzione (effettiva e figurativa) e all’età di quiescenza – per le generazioni soggette al metodo contributivo, nonché di una “pensione pubblica di garanzia universale” che assicuri a tutti una tutela contro la povertà nella vecchiaia. Infine, esclusione di ulteriore spesa pubblica volta a favorire la previdenza privata e complementare a scapito delle pensioni pubbliche.

Se la valutazione puntuale di tali misure richiede la prioritaria inclusione delle stesse in un quadro organico di riforma, con relativi dettagli e costi, l’iniziativa delle opposizioni è però meritevole da almeno cinque diverse angolature.

Primo, la mozione segna la fine di due decenni di assenza di visione e proposte in campo pensionistico, da parte di una Sinistra che si è a lungo trincerata dietro la tesi “con la riforma Dini del 1995 noi le grandi riforme le abbiamo già fatte”, prima di immolarsi al paradigma dell’austerità con il suo corollario di ricette neoliberiste, riforma Fornero-Monti (a lungo difesa dal PD) in primis.

Secondo, le misure contenute nella mozione rivelano la consapevolezza, tra i partiti di centro-sinistra, che il sistema attuale non regge: sostenibile lungo la dimensione economico-finanziaria, l’architettura pensionistica disegnata ormai trent’anni fa non è in grado di garantire una protezione adeguata ad ampia parte dei lavoratori, sia rispetto alle condizioni di accesso alla quiescenza sia riguardo l’importo degli assegni. Età pensionabili rigide, elevate e in continuo aumento da un lato, e dall’altro un metodo contributivo senza correttivi solidaristici, sullo sfondo di un mercato del lavoro sempre più flessibile e precarizzato, rappresentano infatti una combinazione esplosiva con drammatici effetti regressivi a sfavore delle lavoratrici e dei lavoratori meno fortunati – a basso reddito e/o part time, con carriere frammentate, impiegati in lavori gravosi, con minore aspettativa di vita. Proprio quei lavoratori che hanno tradizionalmente rappresentato la base politica ed elettorale della Sinistra, e che nell’ultimo quindicennio sono stati spesso ammaliati dalle sirene elettorali della Destra.

Terzo, con le elezioni 2027 all’orizzonte, la mozione, presentata come iniziativa unitaria, può rappresentare una tappa importante nella costruzione di una credibile alternativa di governo progressista, e progressiva, a sinistra del centro politico: in quanto prima voce di spesa pubblica, le pensioni sono (sempre state) efficaci nel costruire e rinsaldare alleanze – in primo luogo con la Cgil, ma anche con altre organizzazioni sindacali e movimenti sociali – fungendo da catalizzatori di quote importanti di sostegno politico ed elettorale.

Quarto, il lancio del guanto di sfida dai banchi dell’opposizione ha già prodotto i suoi effetti. Se la maggioranza, come prevedibile, ha bocciato la mozione di Avs-Pd-M5s, è però dovuta uscire allo scoperto rilanciando una serie di proposte, anche in controtendenza con le misure incluse nella legge di Bilancio solo un mese fa. In particolare, la maggioranza ha chiesto al governo di “assumere iniziative volte ad ampliare progressivamente la flessibilità in uscita” anche tramite nuovi strumenti che estendano “la platea dei beneficiari, con particolare riferimento alle donne, ai lavoratori con carriere discontinue e ai soggetti più deboli nel mercato del lavoro” oltre che di “proseguire nell’azione di monitoraggio e intervento sugli effetti degli adeguamenti automatici dei requisiti pensionistici alla speranza di vita, anche attraverso interventi correttivi in riduzione o di congelamento” degli stessi meccanismi automatici.

In definitiva, la mozione segna il ritorno di una aperta competizione politica sulla previdenza, superando l’idea che le pensioni siano meri “oggetti economici” e che, di conseguenza, il funzionamento dei sistemi pensionistici possa/debba essere affidato a meccanismi di “adeguamento automatico” – dell’età pensionabile, dei coefficienti per il calcolo delle prestazioni, della rivalutazione dei contributi versati. Questa idea è tanto ingenua quanto irrealistica, come dimostrano sia la mossa dell’opposizione sia lo stillicidio di provvedimenti annuali nell’ultimo decennio. Finché rimarranno “diritti sociali”, le pensioni saranno sempre oggetto di competizione politica, ed è sano che rimangano tali in una democrazia ben funzionante fondata su un (auspicabilmente) elevato grado di responsiveness: l’“arte della politica” richiede proprio di trovare quel bilanciamento virtuoso tra attenzione ai conti pubblici e risposta efficace ai bisogni sociali dei cittadini.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione