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Guida alla Tari. Quando bisogna pagare? Le scadenze fissate dai Comuni e come si calcola l’importo

Le regole della tassa sui rifiuti: chi deve pagare, come e quando spettano esenzioni
Guida alla Tari. Quando bisogna pagare? Le scadenze fissate dai Comuni e come si calcola l’importo
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Tassa sui rifiuti, quando si deve pagare? A livello nazionale la scadenza della Tari non è uniforme: ogni Comune ha la possibilità di decidere in totale autonomia il calendario dei pagamenti e in quante rate suddividere i versamenti. Nella maggior parte dei casi il primo acconto deve essere versato entro la fine del mese di aprile e il saldo tra novembre e dicembre.

Tari, le scadenze variano in ogni Comune

Anche quest’anno non c’è una data unificata a livello nazionale per versare la Tari: spetta ad ogni Comune delineare un proprio calendario e decidere quando i versamenti devono essere effettuati. È, quindi, opportuno prendere visione del regolamento locale per capire quando sia il momento corretto per effettuare il versamento.

Nella maggior parte dei casi la Tari è ripartita in tre differenti tranche: il primo acconto viene richiesto entro la fine di aprile, anche se in molti casi questo versamento viene fatto slittare tra la fine di maggio e la fine di giugno. Il secondo acconto viene poi chiesto entro la fine di luglio, mentre il saldo deve essere versato entro la fine dell’anno, generalmente tra novembre e dicembre.

Come si calcola l’importo che deve essere versato

L’importo della Tari, che deve essere versato, è costituito dalla somma di una quota fissa, della quota variabile e dell’addizionale TEFA. La quota fissa serve a coprire alcuni costi sempre uguali del servizio – tra questi rientra anche lo spazzamento delle strade – e si calcola moltiplicando i metri quadrati dell’immobile nel quale il contribuente vive per una tariffa unitaria stabilita dal Comune sulla base del numero dei componenti il nucleo familiare.

La quota variabile, invece, viene chiesta per coprire i costi di raccolta e smaltimento dei rifiuti. È un onere che ogni anno le famiglie devono versare, il cui ammontare cresce con l’aumentare del numero degli occupanti dell’immobile (in questo caso i metri quadrati della casa non vengono considerati).

L’ultima voce della Tari è composta dal TEFA o Tributo Provinciale: è sostanzialmente una percentuale – generalmente pari al 5% – che viene applicata alla quota fissa e variabile, che viene destinata alla Provincia o alla Città Metropolitana.

Chi deve pagare la tassa rifiuti nel 2026

Nel 2026 la Tari deve essere pagata da qualsiasi persona che sia proprietaria o detenga a qualsiasi titolo un immobile o delle aree scoperte che possano produrre dei rifiuti urbani. I soggetti obbligati ad effettuare il pagamento sono: i proprietari residenti, in caso di locazione l’inquilino (se quest’ultimo non paga il Comune può rivalersi sul proprietario), il comodatario e gli utilizzatori degli immobili non domestici (tra questi rientrano le aziende, gli uffici e i negozi che occupano un qualsivoglia locale per la propria attività).

Le esenzioni previste per il 2026

In alcuni casi è possibile evitare di pagare la Tari. Ne sono esentati gli immobili vuoti, ma solo e soltanto se lo stesso è completamente privo di arredi e le utenze siano state disattivate: quando si vengono a verificare queste situazioni si ritiene che l’immobile non sia in grado di produrre dei rifiuti e la Tari non è dovuta. La tassa deve essere versata se l’immobile è arredato o le utenze sono attive, anche se è disabitato.

Quando l’immobile viene dato in locazione a degli inquilini per meno di sei mesi nel corso dello stesso anno solare, la tassa deve essere dal proprietario: in questo caso il pagamento non deve essere effettuato dall’utilizzatore (è il caso degli affitti brevi).

Come deve essere pagata la Tari

Così come avviene per il calendario dei pagamenti, anche gli strumenti per effettuare il versamento possono variare da Comune a Comune. Nella maggior parte dei casi viene permesso di utilizzare un modello F24 (deve essere utilizzato codice tributo 3944, che ve essere inserito nel sezione IMU ed altri tributi locali), il bollettino postale, il Mav o il bollettino PagoPa.

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