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Stellantis va al ministero a raccontare la ripartenza. Ma due fabbriche sono in bilico e la gigafactory è scomparsa

I manager del gruppo annunciano l'aumento della produzione, ma non ci vorrà molto dopo il peggior anno della storia. Intanto Cassino è ferma e Pomigliano appesa alla Pandina
Stellantis va al ministero a raccontare la ripartenza. Ma due fabbriche sono in bilico e la gigafactory è scomparsa
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La rivendicazione è chiara: la produzione in Italia crescerà nel 2026. E non è che ci volesse molto a raggiungere un simile obiettivo dopo il peggior anno dal 1954. Limpido anche il secondo target: “Potremo ridurre il ricorso a strumenti di cassa integrazione o contratti di solidarietà in alcuni dei nostri stabilimenti”. Un traguardo che preannuncia già l’uso senza cambiamenti rispetto ai numeri massicci in corso in altre fabbriche. Stellantis va al ministero delle Imprese e del Made in Italy ad annunciare una ripartenza, davanti ad Adolfo Urso, che non significherà piena occupazione né un rilancio sistemico. Basta addentrarsi tra le pieghe delle dichiarazioni e guardare dentro le fabbriche del gruppo per capire come gli annunci sono un gigante dai piedi di sabbia, sui quali resta – tra l’altro – la spada di Damocle del piano industriale che l’ad Antonio Filosa presenterà in primavera.

Alla vigilia di un incontro con le aziende dell’indotto piemontese alle quali chiederà di investire in Algeria per sostenere la filiera corta a supporto dell’espansione della fabbrica di Tafraoui, nonché nel giorno in cui annuncia un nuovo stop agli impianti di Cassino, il gruppo controllato da Exor della famiglia Agnelli-Elkann ha sostenuto che i segnali della ripartenza ci sono tutti e il 2026 porterà volumi migliori. Si intravedono – sostengono – a Mirafiori grazie alla 500 ibrida e a Melfi con la Jeep Compass. Si tratta di due modelli che, nelle previsioni, varranno oltre 100mila vetture in più prodotte nei prossimi undici mesi. Se Stellantis dovesse replicare i numeri degli altri modelli fatti registrare nel 2025, supererà comodamente le 300mila unità. Cioè poco più del 2024, che fu un anno disastroso. Del resto, negli scorsi dodici mesi, si è fermata a 213mila auto: mai così poche dal 1954.

La vera sfida, oltre a vedere confermate sul mercato le stime per la 500 e la Compass, è legata ai numeri della Fiat Pandina sfornata a Pomigliano d’Arco. L’utilitaria soffre la concorrenza della Grande Panda, assegnata alla Serbia, e quindi non è detto che quest’anno replichi i dati ottimi ma comunque in calo del 2025. Pur restando l’auto più venduta in Italia, infatti, si è registrata una flessione del 14% che ha portato i sindacati a drizzare le orecchie perché la Pandina è strategica per Pomigliano, l’unico stabilimento performante in Italia. Melfi è l’altra fabbrica chiave con la Compass e l’avvio nei prossimi mesi della produzione di Ds7 e Ds8, due modelli che in ogni caso non genereranno grandi volumi. La prospettiva, tuttavia, è quella del ritorno del secondo turno e di una saturazione dell’impianto all’80% nell’ultimo trimestre dell’anno.

Aspettative che dipendono dal mercato, soprattutto domestico, e che in ogni caso non coinvolgono almeno altri due impianti. Stellantis ha confermato che Termoli continuerà a fabbricare motori e cambi anche oltre il 2030. Il non detto è che la gigafactory è sempre più probabile che non vedrà la luce e la fabbrica molisana resterà appesa a un mercato che, in ogni caso, andrà verso la consunzione seppur più lenta rispetto alle previsioni. Chi rischia sempre più è invece Cassino, nel Frusinate: in quell’impianto Stellantis continua a produrre modelli anziani, poco apprezzati dal mercato e costosi, e nel frattempo il lancio dei nuovi è stato rimandato.

La fabbrica viene da un anno nero, segnato da 17mila unità sfornate, e da inizio gennaio ha lavorato appena 4 giorni. Cassino si fermerà nuovamente a inizio febbraio e non è escluso che lo stop venga allungato. Al momento, insomma, l’azienda non è in grado di stimare quanto si produrrà neanche a marzo e le previsioni dei volumi sono drammatiche. Se va bene, si tratta di un altro anno di sofferenza e transizione. Nella peggiore delle ipotesi, lo stabilimento è a rischio. Uno scenario che Stellantis continua a negare, così come la possibilità di cederlo, nonostante le voci si rincorrano da tempo. Si tratterebbe, tra l’altro, di una novità radicale perché vorrebbe dire che si aprirebbero le porte a un altro costruttore chiudendo l’era del monopolio di Stellantis in Italia.

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