Niscemi, Salvini nega i fondi del Ponte: “Utile anche per i soccorsi”. Opposizioni contro Musumeci: “Meloni in Aula”
La frana di Niscemi (Caltanissetta) infiamma il dibattito parlamentare, con le opposizioni che chiedono di dirottare i fondi destinati alla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina verso la messa in sicurezza del territorio e gli interventi di ricostruzione. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha però respinto categoricamente l’ipotesi di spostare le risorse stanziate per la grande opera, replicando alle critiche durante un evento alla Camera. “Perché sono fondi per investimenti, bisogna conoscere le cose. E poi noi abbiamo quasi 30 miliardi di cantieri aperti in Sicilia, come facciamo? Li blocchiamo? Troveremo i fondi che servono per Sicilia, Calabria e Sardegna ma senza bloccare le scuole, gli ospedali, i ponti, le gallerie, la Tav, il tunnel del Brennero”, ha dichiarato il ministro. Salvini ha inoltre sostenuto che l’infrastruttura sarebbe di supporto anche nelle emergenze, affermando che “in caso di eventi disastrosi, col ponte anche i soccorritori riuscirebbero a intervenire più velocemente”. L’ipotesi di dirottare i fondi era già stata derubricata a “chiacchiera da bar” dal ministro della Protezione Civile Nello Musumeci, che mercoledì ha accompagnato la premier Giorgia Meloni nella visita all’area colpita. A rilanciare anche il Comitato Ponte Subito, che definisce “offensivo e disonesto chiedere di dirottare i fondi previsti per realizzare il Ponte sullo Stretto ad interventi post frane e maltempo in Sicilia” e accusando la sinistra di “attività speculativa”.
Le opposizioni però non demordono e considerano il finanziamento del ponte uno spreco di denaro pubblico di fronte all’emergenza idrogeologica. Per la segretaria del Pd Elly Schlein, che ha ricordato come a Niscemi vi siano “1.500 persone fuori dalle loro case”, le risorse attualmente bloccate dalla Corte dei Conti dovrebbero essere spostate “immediatamente per dare sostegno a questi territori”. Anche il leader del M5s Giuseppe Conte ha sollecitato il governo a intervenire con fatti concreti, ribadendo che “i soldi ci sono e si possono prendere da quel progetto faraonico del Ponte che ha fallito”. Marco Sarracino, responsabile Sud della segreteria nazionale del Partito Democratico, ha ricordato che la stessa Assemblea regionale siciliana ha approvato un atto per chiedere di destinare i 1,3 miliardi di euro previsti come cofinanziamento regionale del Ponte a un programma straordinario di ricostruzione e messa in sicurezza.
Argomenti ribaditi giovedì nell’Aula della Camera, dove è stata chiesta un’informativa urgente della premier e contestualmente le dimissioni del ministro Musumeci. Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, dopo aver chiesto a Meloni di “definanziare il ponte sullo Stretto di Messina e di marginalizzare Salvini, che rappresenta una vera sciagura per il nostro Paese”, ha accusato Musumeci di “totale inadeguatezza”, mostrando un documento della Protezione civile che l’attuale ministro avrebbe avuto “sul suo tavolo” tra il 2019 e il 2022, quando era governatore della Sicilia, in cui si invitava a intervenire proprio nelle aree colpite dalla frana. Il M5s ha rincarato la dose parlando di “conflitto di interessi” per il ministro, mentre i dem hanno sostenuto che “il male della Sicilia è la cattiva politica di cui quella destra al governo regionale incarna l’esempio più lampante”. Anche Maria Chiara Gadda (Iv) ha criticato l’ex presidente regionale affermando che “non poteva non sapere”.
L’ex governatore della Sicilia Musumeci per ora si smarca annunciando la firma di un decreto per istituire una commissione di studio per “capire dal punto di vista amministrativo che cosa è accaduto dopo il 1997” e accertare eventuali omissioni o sottovalutazioni da parte delle autorità locali. Il ministro ha precisato che la questione non era mai stata posta alla Regione prima del 2022 e ha aperto alla possibilità di una ricostruzione altrove. “Il Governo Meloni lo ha detto con estrema chiarezza: il Comune individui un’area alternativa e noi siamo pronti a investire”, ha dichiarato, sottolineando la necessità di fornire alle famiglie evacuate “un tetto dignitoso” e ribadendo che per l’intervento “i soldi ci sono”.