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Ultimo aggiornamento: 9:01

Ice in Italia, Bersani a La7: “Se ne stiano a casa, quelle scene sono inaccettabili in qualsiasi paese civile”

"Meloni? Qui non c’è neanche più il fisico per alzare il telefono e dire a Trump che gli italiani sono inorriditi". L'affondo di Bersani
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Agenti dell’Ice in Italia? Qui, e mi riferisco alla Meloni, non c’è neanche più il fisico per alzare il telefono e dire a Trump: ‘Caro Donald, gli italiani hanno guardato con orrore delle scene incredibili di ammazzamenti di gente inerme e pacifica a opera di queste squadre”. Così a Otto e mezzo (La7) Pier Luigi Bersani commenta la presenza di agenti dell’Ice statunitense in Italia in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, in programma dal 6 febbraio al 15 marzo, aggiungendo una frecciata sarcastica sulle dichiarazioni del ministro dell’Interno: “Piantedosi liquida la vicenda parlando di ‘tempesta in un bicchier d’acqua?’ Siamo sempre lì, al Conte Zio dei ‘Promessi sposi’: sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire“.

La conduttrice Lilli Gruber osserva che Meloni potrebbe aver tentato un contatto con Donald Trump, ma la replica di Bersani è ancora più dura: “Allora peggio mi sento, perché io su un punto del genere, cioè la presenza dell’Ice in Italia, ti chiedo per cortesia di mandar degli altri. Quelli lì invece li lasci a casa, perché gli italiani sono sconcertati e orripilati di queste cose”.
Secondo Bersani, le possibili ritorsioni statunitensi non possono giustificare il silenzio: “Cosa può fare Trump? Far ritirare gli sciatori alle Olimpiadi? Ce ne faremo una ragione no. Oh, ragazzi, ma noi non è che possiamo mandar giù tutto”.

Durante la trasmissione, Gruber ricorda che l’ambasciatore americano Tilman Fertitta ha assicurato che gli agenti dell’Ice non avranno funzioni operative sul territorio italiano. Un chiarimento che però non convince Bersani. “Ho capito, se non hanno funzioni operative, stiano a casa perché abbiamo visto delle scene inaccettabili in qualsiasi paese civile”.
In chiusura, l’ex leader del Pd allarga la sua riflessione al contesto politico statunitense, respingendo le ipotesi che puntano sul presunto declino cognitivo di Trump: “Io non mi affiderei alle condizioni mediche di Trump, perché qua scorciatoie non ce ne sono. Dopo Trump, c’è JD Vance. Andiamo a star meglio? Non lo so. Qui bisogna sconfiggere questa ideologia”.

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