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Trump: “Iran? Usa pronti a velocità e violenza usate in Venezuela”. Teheran: “Ci difenderemo come mai prima d’ora”

Il presidente Usa torna a minacciare il regime degli Ayatollah. Il segretario di Stato Rubio: proteste affievolite, ma è solo questione di tempo affinchè riprendano. Il cancelliere tedesco Merz: "Il regime ha i giorni contati". L'Ue discute sulla definizione dei Pasdaran come organizzazione terroristica: Francia e Spagna verso il sì
Trump: “Iran? Usa pronti a velocità e violenza usate in Venezuela”. Teheran: “Ci difenderemo come mai prima d’ora”
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Venti di guerra. Il Segretario di Stato Marco Rubio, durante una audizione al Senato, ribadisce che “l’Iran è più debole che mai” e se al momento le proteste si sono affievolite, è solo questione di tempo, perché riprenderanno. Interrogato sulla stima del Dipartimento di Stato rispetto alle vittime cadute durante i cortei che chiedevano la fine del regime sciita, Rubio ha replicato che si tratta sicuramente di migliaia.

Poche ore prima, era stato il presidente Trump a rinnovare uno scenario interventista se Teheran non accetterà di scendere a patti. “Speriamo che l’Iran si sieda rapidamente al tavolo delle trattative e negozi un accordo giusto ed equo”, altrimenti le truppe americane sono pronte a compiere la loro missione con la stessa “velocità e violenza” utilizzate in Venezuela.

In risposta all’intervento sui social del capo della Casa Bianca, la delegazione iraniana alle Nazioni Unite ha utilizzato a sua volta i media per dichiarare di essere pronta “al dialogo basato sul rispetto e sugli interessi reciproci” ma “se spinto, l’Iran si difenderà e risponderà come mai prima d’ora!”: Tutto in maiuscolo, a sottolineare la fermezza del regime.

Al cancelliere tedesco Merz questa reazione non fa paura. Per la Germania “Un regime che può mantenersi al potere solo con la forza bruta e il terrore contro la propria popolazione ha i giorni contati. Potrebbe essere questione di settimane, ma questo regime non ha alcuna legittimità per governare il Paese”.

All’inizio di gennaio, il Pentagono ha schierato la portaerei Abraham Lincoln nella regione. Anche tre cacciatorpediniere lanciamissili Tomahawk si sono dirette in Medio Oriente, e sono stati spostati anche un certo numero di jet F-15.

Il risiko nell’area però è complicato: appena ieri il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha detto al presidente iraniano Masoud Pezeshkian che Riad non consentirà che il suo spazio aereo o il suo territorio vengano utilizzati per azioni militari contro Teheran e che il suo Paese “farà qualsiasi sforzo per risolvere le divergenze attraverso il dialogo”. Lo stesso tono era stato utilizzato dagli Emirati Arabi: non consentiranno alcuna azione militare contro l’Iran utilizzando il loro spazio aereo o le loro acque territoriali.

Nel frattempo l’Unione europea discute dell’inserimento dei Pasdaran nella lista nera delle organizzazioni terroriste: Francia e Spagna, che in precedenza erano state caute, sono favorevoli.

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