“Giorgia Meloni farebbe bene a occuparsi di Crans-Montana, facendosi spiegare da qualcuno l’abc del diritto, proprio la prima lezione da prima elementare del diritto, perché qui c’è un problema di pulpito e un problema di indirizzo”. Così a Otto e mezzo (La7) il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, commenta le esternazioni polemiche della presidente del Consiglio dopo la scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, proprietario del locale Le Constellation di Crans-Montana, dove la notte di Capodanno 2026 si è verificato un incendio che ha causato 40 morti (di cui sei italiani) e oltre 100 feriti.
Giorgia Meloni ha espresso “profonda indignazione e sconcerto”, criticando su X le indagini cantonali per presunte lacune, lentezza e mancata considerazione della collaborazione offerta dall’Italia fin dall’inizio. Il governo ha adottato misure concrete: richiamo a Roma per consultazioni dell’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado; formale protesta alla procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud; richiesta di istituire immediatamente una squadra investigativa congiunta italo-svizzera per garantire un accertamento rapido e condiviso delle responsabilità. Meloni ha inoltre contattato direttamente il presidente della Confederazione elvetica Guy Parmelin, chiedendo un “processo equo e rapido”.
Da parte svizzera, la reazione è stata più istituzionale e difensiva: il presidente Parmelin ha dichiarato di comprendere l’indignazione italiana, ma ha sottolineato che “in Svizzera abbiamo procedure diverse da quelle italiane e i due sistemi giuridici non vanno sovrapposti”, invitando a non interferire con l’indipendenza della giustizia.
A riguardo, Travaglio spiega: “Il problema di pulpito è che noi siamo infestati da 30 anni da sedicenti garantisti che ce la menano col fatto che non si può dare del colpevole a uno finché non c’è la sentenza definitiva, nemmeno se lo fotografi mentre sta sparando a qualcuno. Improvvisamente questo qua è diventato il colpevole e lo trattano come se fosse un colpevole, ma non sanno che, rispettando i loro canoni di giudizio, questo signore è un presunto innocente“.
E precisa: “Io penso che, se ci sono degli elementi fattuali così gravi sulla sua responsabilità, si può tranquillamente dire che è responsabile di quello che è successo senza aspettare il terzo grado di giudizio, ma ogni volta che io applico questa regola di buon senso, mi dicono che bisogna aspettare la Cassazione in virtù dell‘articolo 27 della Costituzione, che loro, tra l’altro, non hanno nemmeno capito perché si chiama ‘presunzione di non colpevolezza’ e loro la chiamano la ‘presunzione di innocenza’ che è tutt’altra cosa“.
Il direttore del Fatto continua: “Poi c’è un problema obiettivo di indirizzo. Tu se ti devi lamentare per una decisione di un giudice svizzero, ti lamenti col giudice svizzero non col governo svizzero, perché in tutti i paesi dove vige un minimo di Stato di diritto, il governo non fa le sentenze, non arresta o scarcera la gente, né ordina ai giudici di arrestare o di scarcerare, perché altrimenti sarebbe un’autocrazia. Ma poi questi analfabeti non sanno che in Italia il Moretti non solo sarebbe stato scarcerato, ma non sarebbe stato nemmeno arrestato, perché in Italia le pene per l’omicidio colposo e i reati colposi, e quella è una strage colposa, sono talmente basse che non viene mai arrestato nessuno”.
Travaglio cita il pm Raffaele Guariniello, ex sostituto procuratore a Torino e pioniere della sicurezza sul lavoro, che ha coordinato per decenni un pool specializzato in infortuni, malattie professionali e disastri ambientali, ottenendo condanne storiche contro multinazionali. Tra i casi più celebri:il processo Thyssenkrupp (incendio del 2007 a Torino, 7 operai morti) con condanne definitive per omicidio colposo aggravato ai vertici tedeschi, e il primo processo Eternit, che in primo grado portò a 16 anni di reclusione per i vertici della multinazionale, prima della prescrizione in Cassazione.
Il direttore del Fatto conclude: “Se applicassimo in Italia l’arresto per omicidio colposo ai grandi gruppi imprenditoriali, quelli ai quali poi muore qualcuno nei cantieri o sul posto di lavoro, vorrei vedere cosa fanno questi coraggiosi che vogliono arrestare Moretti con tutti i loro amici imprenditori. A quelli di solito vengono diminuite le pene”.