Il mondo FQ

Tom Homan, l’uomo delle deportazioni record: 432mila in un solo anno. Chi è lo “zar delle frontiere” inviato da Trump a Minneapolis

Il primato stabilito nel 2013, quando alla Casa Bianca c'era Barak Obama, sotto la cui amministrazione ha guidato l’ufficio "Enforcement and Removal Operations" dell'ICE, responsabile dell’esecuzione degli ordini di espulsione definitivi. Prenderà il posto di Greg Bovino
Tom Homan, l’uomo delle deportazioni record: 432mila in un solo anno. Chi è lo “zar delle frontiere” inviato da Trump a Minneapolis
Icona dei commenti Commenti

Gregory Bovino “non è stato sollevato dal suo incarico”, ha precisato su X la portavoce del Dipartimento della Sicurezza interna, Tricia McLaughlin. Ma la decisione è presa: il comandante della Border Patrol, sotto accusa per le violenze commesse nelle ultime settimane a Minneapolis dai suoi uomini, dovrebbe lasciare oggi la città insieme ad una parte dei suoi agenti. Ora nel Minnesota è atteso Tom Homan, l’uomo scelto da Donald Trump per gestire le operazioni di rimpatrio degli immigrati che nelle ultime tre settimane hanno causato la morte di due cittadini statunitensi.

Sessantaquattro anni, Homan è tornato al centro della scena politica Usa come “border czar”, zar delle frontiere, dell’amministrazione Trump, incaricato di sovrintendere alla più ampia offensiva sull’immigrazione irregolare annunciata dal presidente, al quale riferirà direttamente sull’andamento delle operazioni. Con oltre quarant’anni di esperienza nell’enforcement migratorio, Homan inizia la sua carriera nel 1984 come agente della Border Patrol, per poi entrare nel 2003 nella Immigration and Customs Enforcement (ICE), l’agenzia nata dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 per contrastare il terrorismo. Con Barack Obama alla Casa Bianca guida l’ufficio Enforcement and Removal Operations (ERO) di ICE, responsabile dell’individuazione e dell’espulsione delle persone con ordini di deportazione definitivi. In quegli anni, pur mantenendo un profilo pubblico relativamente basso, diventa una figura centrale nelle politiche di rimpatrio: nel 2013, sotto il suo coordinamento, gli Stati Uniti raggiungono il picco storico di 432 mila deportazioni in un solo anno.

Associato alle politiche che portarono alla separazione delle famiglie migranti, Homan riceve nel 2015 un Presidential Rank Award dall’amministrazione Obama per l’efficacia della sua azione. Nel gennaio 2017, durante la sua festa di pensionamento, viene convinto dall’allora designato segretario alla Sicurezza interna John Kelly a restare in servizio. Accetta dopo un breve periodo di riflessione e diventa uno dei volti più riconoscibili della prima amministrazione Trump, attraversando quattro anni di scontri politici e polemiche sull’immigrazione. Nonostante la linea dura, le deportazioni sotto Trump non superano mai le 350 mila annue.

Riconfermato come figura chiave nella nuova fase trumpiana, Homan è considerato un dirigente che combina allineamento ideologico e competenza operativa. Ha sempre descritto l’immigrazione irregolare in termini netti, sostenendo che chi si trova negli Stati Uniti senza status legale debba aspettarsi l’applicazione della legge, indipendentemente dalla presenza di legami familiari o dalla durata della permanenza nel Paese. “Se sei qui illegalmente, dovresti essere preoccupato”, ha detto in passato, paragonando l’immigrazione irregolare a qualsiasi altra violazione della legge.

Pur difendendo l’obiettivo di una repressione estesa, Homan ha più volte respinto l’idea di raid indiscriminati o campi di detenzione di massa, definendoli irrealistici. “La gente mi chiede continuamente perché abbiamo espulso una persona che era qui da 12 anni e aveva due figli cittadini statunitensi. Io rispondo: perché ha avuto il suo giusto processo”, ha detto all’Associated Press. “La gente pensa che io mi diverta a farlo – ha aggiunto -. Sono un padre. Mi dispiace per la situazione di queste persone, ma ho un lavoro da fare”. In diverse interviste televisive ha sostenuto che la priorità debba essere data alle minacce alla sicurezza pubblica e nazionale, promettendo che le operazioni verranno condotte in modo “umano”. Alla domanda su come evitare la separazione delle famiglie, ha risposto che “le famiglie possono essere deportate insieme”.

Homan è stato coinvolto anche in una controversia giudiziaria nel 2024, quando l’FBI ha avviato un’indagine per presunta corruzione dopo che aveva accettato 50 mila dollari da agenti sotto copertura che si fingevano imprenditori. L’inchiesta è stata successivamente archiviata dal Dipartimento di Giustizia nel secondo mandato Trump, e la Casa Bianca ha parlato di un tentativo di “incastrare” uno dei principali alleati del presidente.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione