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Salerno, chiesta la condanna a due anni di Piero De Luca nel processo d’appello sul crac della società immobiliare Ifil

In primo grado il deputato e segretario del Pd campano, figlio dell'ex governatore Vincenzo, era stato assolto. La sentenza è prevista a fine febbraio
Salerno, chiesta la condanna a due anni di Piero De Luca nel processo d’appello sul crac della società immobiliare Ifil
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Rischia di nuovo una condanna Piero De Luca, deputato e segretario del Pd campano, figlio dell’ex governatore Vincenzo. Per il procuratore generale di Salerno, la sua assoluzione in primo grado per la bancarotta della società di consulenza immobiliare Ifil, che gli pagò 23mila euro di biglietti aerei per il Lussemburgo, va riformata in una sentenza di condanna a due anni di reclusione. La decisione è in calendario, salvo imprevisti, il 23 febbraio, dopo che avranno concluso le difese ed in particolare quella di De Luca junior, rappresentata dal professore Andrea Castaldo.

Il processo si trascina da molti anni, non sarà ricordato per la sua velocità: inchiesta nata nel 2014 con le perquisizioni della Guardia di Finanza, nel 2015 il fallimento dell’Ifil, nel 2017 il rinvio a giudizio a Salerno, nel febbraio 2024 l’assoluzione in primo grado nonostante la richiesta di condanna a due anni e due mesi. Le motivazioni stabilirono che Piero De Luca non era socio occulto di Ifil, e la sua non consapevolezza che i pagamenti anticipati da Mario Del Mese, il dominus della società di consulenza, dettati per ragioni di praticità e amicizia, provenissero dal patrimonio della società fallita. Conclusioni che la Procura generale di Salerno ha impugnato.

La Ifil si occupò anche della vendita degli appartamenti di piazza della Libertà, una delle faraoniche realizzazioni urbanistiche realizzate a Salerno durante le amministrazioni di Vincenzo De Luca. Le indagini hanno attraversato anche il fallimento del pastificio Amato, sponsor dell’Italia campione del mondo 2006: la Ifil ebbe una consulenza intorno al progetto di ristrutturazione dell’ex pastificio.

Queste le richieste della Procura generale per gli altri imputati: due anni e cinque mesi per i due amministratori della Ifil, Luigi Avino ed Emilio Ferraro (difesi dagli avvocati Luigi Gargiulo e Michele Tedesco); un anno e quattro mesi per Valentina Lamberti (difesa dall’avvocato Enzo Caliendo), la conferma dei due mesi di pena per l’unico condannato in primo grado, Giuseppe jr Amato (difeso dal penalista Mariano Salvio), accusato di aver emesso false fatturazioni. Mario Del Mese è uscito dal processo patteggiando a tre anni e otto mesi.

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