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Femminicidio Manuela Petrangeli, ergastolo all’ex che la uccise a fucilate per strada

Un verdetto che arriva a pochi giorni dal brutale femminicidio di Federica Torzullo, per cui è stato fermato il marito da cui si stava separando
Femminicidio Manuela Petrangeli, ergastolo all’ex che la uccise a fucilate per strada
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La prima Corte d’assise di Roma ha condannato all’ergastolo Gianluca Molinaro per il femminicidio della sua ex compagna e madre di suo figlio, Manuela Petrangeli. I giudici hanno accolto la richiesta della procura per il delitto commesso il 4 luglio 2024, nella zona di via Portuense, a Roma. Il femminicida, dopo aver teso un agguato alla vittima con un fucile a canne mozze, inviò un messaggio a un’altra donna: “Spero di averla presa bene: ho visto il sangue che schizzava”. Un verdetto che arriva a pochi giorni dal brutale femminicidio di Federica Torzullo, per cui è stato fermato il marito da cui si stava separando.

La pm Antonella Pandolfi, nel corso della requisitoria pronunciata il 25 novembre scorso, aveva delineato il quadro devastante in cui era maturato il femminicidio Petrangeli . “Manuela era una donna forte, solare, determinata, ma è stata barbaramente uccisa, strappata ai suoi affetti più cari per mano del padre di suo figlio, Gianluca Molinaro”. Secondo la pm Pandolfi, l’imputato non era soltanto vittima delle sue stesse ossessioni, ma anche di un modello patriarcale che aveva interiorizzato in modo distorto. Il suo comportamento, ha aggiunto la procuratrice, era frutto di una visione retrograda e violenta della relazione uomo-donna, alimentata da stereotipi che hanno trovato espressione nel più brutale degli atti: l’uccisione della madre del suo bambino.

Molinaro, ha continuato Pandolfi, aveva pianificato il delitto con freddezza e lucidità, come dimostrano le prove raccolte durante l’inchiesta. Tra queste, i messaggi vocali che l’uomo aveva inviato alla vittima poco prima del suo assassinio. “Molinaro diceva di essere una bomba a orologeria, di voler eliminare un ‘problema’ e quel problema era Manuela”, ha spiegato la pm, confermando che l’omicidio non era stato il frutto di un raptus, ma una “cronicizzazione della violenza, un’esecuzione fredda e premeditata”. L’uomo, infatti, non era riuscito ad accettare la fine della relazione con Manuela, coltivando una rabbia cieca che lo aveva condotto a una vera e propria ossessione. L’accusa ha ripercorso i messaggi, pieni di offese e minacce, che Molinaro aveva inviato alla donna nel corso dei tre anni e mezzo che seguivano la loro separazione. In aula nel corso delle udienze del processo erano stati letti i messaggi con le tante offese e minacce inviate alla donna fino a poco prima del femminicidio. Oltre al reato di omicidio aggravato dalla premeditazione, a Molinaro erano contestati lo stalking, detenzione abusiva di armi e ricettazione.

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