“Ti offrono l’allenamento gratis e diventi pugile per una notte”: dentro il fenomeno del White Collar Boxing, da cui è nata la stella di Fabio Wardley
Il pugile avanza verso il quadrato con in sottofondo la canzone d’ingresso che si è scelto, i cannoni sparano il fumo artificiale e il ring announcer urla il nome, caricando gli spettatori. Non siamo ai livelli di show delle serate a Las Vegas, al Madison Square Garden o a Riad, però, come cornice, è comunque superiore a molte riunioni italiane. E non stiamo parlando di pugilato professionistico e nemmeno di quello olimpico: questo è il White Collar Boxing, sì, la boxe dei colletti bianchi, che nasce a New York (alla Gleason’s Gym con Bruce Silverglade) ma oggi ha una diffusione capillare in tutta la Gran Bretagna. Non c’è città in Inghilterra, Scozia, Irlanda e Galles dove non ci sia un’organizzazione che metta in piedi serate di questo tipo, in cui lo scopo finale è la beneficenza.
Un appassionato di boxe, che nella vita fa tutt’altro, si iscrive a una serata di White Collar Boxing, si allena in una palestra per alcune settimane con allenatori e sparring partner e poi finalmente combatte nel torneo. Non costa nulla e non ricevi soldi: devi impegnarti a vendere dei biglietti d’ingresso il cui ricavato va in beneficenza. A New York sono soprattutto avvocati, a Londra quei “colletti bianchi” che durante tutto il giorno lavorano in qualche ufficio di un grattacielo della City. Ma oggi il fenomeno è così esteso che si è allargato a tutte le classi sociali. Un mondo di appassionati dal quale recentemente è uscito uno dei pesi massimi attualmente più forti al mondo.
Da qualche mese Fabio Wardley è in possesso della cintura WBO, lasciata vacante da Oleksandr Usyk. Classe 1994, Wardley ha iniziato tardi a praticare seriamente questo sport, passando professionista nel 2017 senza esperienza da dilettante. Da allora 21 match, tutti vinti, un solo pari con Frazer Clarke che avrebbe comunque battuto qualche mese dopo. Recentemente ha messo KO (il ragazzone di Ipswich, tifoso della squadra di calcio locale, ha un gran pugno che fa male) Joseph Parker. Su YouTube si trovano alcuni spezzoni dei suoi vecchi match nella White Collar Boxing, gli avversari fanno sempre un po’ di tenerezza per quanto erano inferiori a lui, anche fisicamente. Lui neanche allora era propriamente un “colletto bianco”, ma lavorava per un’agenzia che si occupava di reclutare lavoratori del settore sanitario e sociale.
Non è un “colletto bianco” neanche Daniel Andrews, un gallese dalle Valleys, a mezz’ora abbondante da Cardiff, anche lui il 6 dicembre scorso protagonista a un evento della White Collar Boxing organizzato nella capitale del Galles. Durante il giorno guida escavatori a 360 gradi. “Sono un operaio, un colletto blu — racconta Andrews al fattoquotidiano.it — Ho avuto una breve carriera amatoriale quando ero più giovane, in totale 6 incontri. Mi andava di riprovarci a 36 anni. Ti offrono un campo d’allenamento gratuito di 10 settimane, con anche un sacco di sparring. Ora sto pensando di fare un’altra esperienza, ma mi sono rotto il naso facendo sparring tre settimane prima dell’incontro. Sto aspettando di vedere uno specialista per sistemarmi, poi vedremo. Però mi è piaciuto tantissimo!”. Soddisfatto del risultato? “Non soddisfattissimo, pesavo un po’ meno del mio avversario e ovviamente la ruggine, dopo essere stato fermo per 21 anni, non ha aiutato, ma ho comunque fatto una preparazione fantastica con i ragazzi e la serata del match è stata elettrizzante, con amici e parenti arrivati con un bus che io stesso ho organizzato”. Andrews non potrà certamente diventare il nuovo Fabio Wardley, ma non per questo non lo tifa quando combatte. “Wardley è una leggenda assoluta, per tutti i ragazzi del circuito White Collar Boxing lui è un mito“.