“La maggioranza e il governo vogliono far passare la legge Nordio come la panacea della giustizia. Ma è soltanto propaganda. Questa è una riforma per il potere, che fa saltare pesi e contrappesi”. In vista del referendum confermativo sul provvedimento, la giornalista del Fatto Quotidiano Antonella Mascali e il presidente del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini, autori di “Mani legate”, edito da PaperFirst, hanno presentato a Roma il libro, insieme al presidente del comitato “Società civile per il NO” Giovanni Bachelet, spiegando perché “la riforma non si limita a separare le carriere tra giudici e pubblici ministeri, già un dato di fatto, ma ambisce a mutare l’equilibrio tra poteri dello Stato e a liberare la politica da ogni controllo”. “Mani legate nasce dall’esigenza di informare correttamente i cittadini perché in Parlamento non c’è stato alcun dibattito ed è la prima volta che una riforma costituzionale passa senza neanche una modifica. C’è molta disinformazione: si vuole fare credere che questa riforma è per la parità delle parti al processo, per la fine della correntocrazia e quindi della spartizione delle nomine, come è accaduto in passato. Niente di tutto questo è vero, anzi è tutto falso”, aggiunge Mascali. Mentre il magistrato denuncia: “Ci sono in questa situazione tutte le stigmate del salto nel buio. Questa riforma è pericolosa perché rischia di portare ad una condizione in cui l’operato della magistratura è fortemente condizionato dalla politica. E non risolve nessuno dei problemi veri quotidiani della giustizia, come la lunghezza dei processi, o questioni che riguardano l’efficienza e che richiedono risorse da mettere in campo, che invece continuano a mancare”.
“Ci accorgeremo dei risultati di questa riforma solo quando sarà entrata in vigore, quando il pubblico ministero sarà spinto a perseguire solo quelli con cui si va a colpo sicuro. Parlare di efficienza della giustizia e anche di separazione delle carriere non c’entra davvero niente. C’è solo il desiderio di mettere un dito nell’occhio alla magistratura. Dobbiamo cercare di spiegare ai cittadini che il dito nell’occhio non è ai magistrati: la legge non sarà più uguale per tutti, alcuni grandi poteri politici e economici saranno più uguali degli altri”, sottolinea pure Bachelet. Tutto in un clima da ‘resa dei conti’, in vista del referendum. Con il fronte del sì, la maggioranza e lo stesso Nordio che bollano come ‘fake news‘ le posizioni del No, denunciano l’Anm e i suoi manifesti in cui si spiega come con la riforma ci sarà il controllo della politica sulla magistratura. Eppure, ricorda Mascali, sono stati Meloni e Nordio stessi a svelare il reale obiettivo del provvedimento: “I firmatari sono rei confessi. La presidente del Consiglio Meloni ha detto che con questa riforma non ci sarà più un’invadenza inaccettabile della magistratura ordinaria (e poi anche della magistratura contabile con l’altra riforma). Il ministro della Giustizia ha detto che questa è una riforma per far tornare finalmente il primato della politica, quindi se lo dicono loro dobbiamo credergli”.
E ancora: “È inutile che sbraitano gli esponenti di centrodestra e del governo che l’ANM ha commesso un reato, perché i manifesti dicono ‘volete giudici sotto il controllo politico’. È inutile che attaccano e delegittimano il professor Barbero. Io sto con Alessandro Barbero”, aggiunge la giornalista, dopo la censura di Meta del video in cui spiegava le ragioni del suo No al referendum. Così Mascali spiega perché il professore, invece, ha ben compreso quale siano i rischi per l’indipendenza della magistratura: “Barbero dice delle cose ovviamente in maniera sintetica perché stiamo parlando di un video, che sono contenute anche nel nostro libro, cioè la magistratura non sarà più indipendente, la legge sarà poco uguale per tutti, ci sarà poi nei fatti un controllo della politica. Se cercate l’articolo della riforma che dice questo esplicitamente non c’è, altrimenti i cittadini chiaramente voterebbero no al 90%”. Parole condivise anche da Morosini: “Il fatto che di fronte a un’opinione, a un punto di vista, la risposta non sia quella degli argomenti, ma quella di oscurare a mio avviso la dice lunga”. E il mantra del fronte del sì secondo cui l’autonomia dei giudici resterebbe garantita? “C’è scritto effettivamente che la magistratura requirente e la magistratura giudicante restano indipendenti, però vorrei dire che questa espressione è usata anche nella Costituzione russa e nella Costituzione dell’Iran. E non mi sembra che in quei Paesi la magistratura sia indipendente. Ma attenzione, quei modelli lì stanno contaminando il mondo occidentale. Pensiamo per un attimo ai fatti di Minneapolis, all’uccisione di quella attivista che è stata freddata da un colpo di un agente dell’ICE. L’esecutivo americano sta impedendo le indagini su quella vicenda”, sottolinea Morosini.
Ma non solo. Perché Mascali ricorda come sia necessario anche “avere la prospettiva del post riforma, qualora venisse confermata con la vittoria del Sì”: “Ci sono altri progetti che sarà facile far approvare con legge ordinaria se il governo sarà forte di questa vittoria. E parlo alla fine dell’obbligatorietà dell’azione penale, che è un obiettivo che il ministro Nordio ha sempre dichiarato. Parlo del progetto mai smentito del sottrarre il controllo della polizia giudiziaria ai pubblici ministeri. Vorrebbe dire già così nei fatti che ci sarà un pm sotto il controllo governativo, perché la polizia giudiziaria è formata dalla polizia, dai carabinieri, dalla guardia di finanza. E i vertici a chi rispondono? Ai ministri”. In vista del voto, però, Bachelet crede nella rimonta dei No, sondaggi alla mano: “Secondo me abbiamo lo spazio di raggiungere molti elettori e di riuscire insieme a loro a capire qual è la vera posta in gioco, che non ha niente a che fare con la giustizia, ma ha a che fare con l’equilibrio fra i poteri: uno spostamento, uno squilibrio a favore della politica. E questo è un pericolo per tutti i cittadini, per l’ambiente, per i diritti del lavoro, per i diritti della famiglia”.
Di fronte al clima costante di delegittimazione, tra denunce e censure, il presidente del comitato della società civile avverte: “Un pessimista direbbe che è un clima nel quale il governo si comporta in modo poco britannico e molto simile a Paesi nei quali la distinzione, la separazione dei poteri non c’è e l’opposizione non gode pienamente dei suoi diritti. Però un ottimista direbbe che sono segni di grande nervosismo da parte dei sostenitori della riforma”.
“Andate a votare No, perché questa è una riforma non per la giustizia, perché non accorcia i processi, perché non stabilizza 12 mila precari fondamentali per i magistrati dell’ufficio del processo, delle cancellerie. Questa è una riforma di potere”, conclude Mascali.