Trump è in un pericoloso delirio di onnipotenza. Ma i commenti di Meloni sono vaghi e contraddittori
di Rosario Russo*
Presidente Meloni, 3 gennaio 2025: “Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo giustificato un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”. In poche righe un discorso tanto poliedrico quanto vago e contraddittorio. Azione militare esterna illegittima? Ma… azione difensiva giustificata? Tutto e il contrario di tutto.
Invece, nel giorno in cui ha annunciato che Washington si sarebbe ritirata da 66 tra programmi e organizzazioni internazionali, Trump non poteva essere più esplicito: “Non ho bisogno del diritto internazionale”. E cosa limita i suoi poteri? “C’è una cosa, la mia morale personale. La mia mente. È l’unica cosa che può fermarmi”, ha così risposto il presidente Usa.
Conosciamo questo delirio di onnipotenza. È quello di Mussolini quando oltre un secolo fa teatralmente si assunse in Parlamento la responsabilità dell’omicidio Matteotti; quello stesso che gli suggerì di emanare le leggi razziali contro gli ebrei sol per ingraziarsi Hitler; il medesimo con cui egli autorizzò l’uso dei gas asfissianti e dei lanciafiamme (vietati dalle convenzioni internazionali) per superare l’inaspettata resistenza etiopica.
È meno noto che non si tratta soltanto d’ipertrofia dell’”Io governante”. A renderlo più nefasto vale rammentare, invero, che tra il V e il IV secolo a.C. – quando la crisi delle poleis greche spinse i filosofi ad approfondire il tema della giustizia (e dell’ingiustizia) – la prima teorizzazione fu dettata dal sofista Trasimaco. Come emerge dalla Repubblica di Platone, egli formulò due tesi complementari: la prima, secondo cui “il giusto non è altro se non l’utile del più forte” (le norme e perfino la loro interpretazione sono dunque dettate e imposte dal più forte); la seconda, alla cui stregua i sudditi fanno l’utile di quello che è più forte, e servendolo rendono felice lui, ma non certamente se stessi. In sostanza – come avrebbe detto Glaucone, fratello di Platone – “l’estrema ingiustizia consiste nel sembrare giusti senza esserlo“.
Questa famosa introduzione alla Repubblica rappresenta il “manifesto” del realismo politico antico, successivamente ripreso con vari accenti da Machiavelli e Hobbes e interpretato nella storia da tutti i principali dittatori del secolo (per fortuna) ‘breve’ (Mussolini, Hitler, Stalin) e da ultimo proprio da Trump (e da Putin).
Perciò, allorché nella recente conferenza stampa fu chiesto alla Presidente del Consiglio di chiarire la sua posizione (apparsa) oscura su Trump, ella non poteva certo limitarsi ad aprire le braccia, chiedendo: “Mi si deve dire quindi che cosa si intende fare, cioè dobbiamo prendere le distanze nel senso che dobbiamo uscire dalla Nato, dobbiamo chiudere le basi americane, dobbiamo rompere i rapporti commerciali, dobbiamo assaltare i McDonald’s – non lo so – che dobbiamo fare?”.
Domandare è sempre lecito anche da parte della Presidente, ma altrettanto doverosa sembra la risposta: la nostra Costituzione, promulgata dopo la seconda guerra mondiale in cui caddero cinquanta milioni di uomini, è composta da 139 articoli e ciascuno di essi aborrisce e disdegna le tesi del sofista Trasimaco, oggi impersonate con rara perizia dal dittatore Trump!
E infine sia consentita almeno una domanda: davvero può considerarsi “un intervento di natura difensiva” l’attacco e il bombardamento su Caracas, che tra l’altro ha ucciso un numero imprecisato di vittime? Ciascuna di esse reclama giustizia, ma non le hanno neppure contate: ottanta, centoquaranta…?
*già Sostituto Procuratore Generale della Suprema Corte