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Ultimo aggiornamento: 16:27

“Separazione delle carriere come in Francia, Belgio e Uk? Sistemi molto diversi dal nostro. La riforma crea una casta di pm autoreferenziali”

L'intervento di Michele Laforgia, avvocato e consigliere comunale di Bari, che fa a pezzi la riforma durante un dibattito col viceministro Sisto
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Ha fatto a pezzi la riforma sulla sepazione delle carriere davanti a uno dei più grandi sostenitori del Sì al referendum: il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto. È un intervento che illustra in modo molto efficace le ragioni del No quello di Michele Laforgia, avvocato e consigliere comunale di Bari. Durante un dibattito a Canosa di Puglia, l’esperto penalista ha smontato i paragoni con altri sistemi, come quello inglese, belga o francese. “Allora in Inghilterra il pubblico ministero non esiste. Esiste l’avvocato dell’accusa. L’avvocato difensore ha l’incarico mai dalla parte dall’imputato, può averlo solo da un suo visitor, oppure dalla polizia e va a sostenere l’accusa davanti a un giudice. È un altro sistema che con noi non ha niente a che fare. Lo vogliamo introdurre? Ne possiamo parlare, poi parliamo anche di quanti sono gli avvocati in Inghilterra – ha spiegato Laforgia – in Francia c’è il giudice istruttore, cioè c’è un sistema molto più vicino al nostro vecchio sistema inquisitorio che non invece il sistema accusatorio di cui si è parlato. Poi è stato nominato il Belgio. In Belgio hanno arrestato, come tutti ricorderete, poco tempo fa una parlamentare che si chiama Mogherini, una esponente importante italiana, la quale quando è andata a fare l’interrogatorio, è stato scritto sui giornali, non aveva nessun magistrato davanti perché il Codice di procedura penale belga consente alla polizia di fermare e alla polizia di interrogare senza la presenza di un magistrato e soprattutto senza che all’interrogato venga detto di che cosa deve rispondere né tantomeno quali sono gli atti”. Quindi, ha sottolineato tra gli applausi, “prima di citare il diritto processuale comparato, cerchiamo di capire che cosa vogliamo”.

L’avvocato ha poi analizzato il tema del sorteggio e dell’Alta corte disciplinare “per evitare invasioni“. “La magistratura, è stato ricordato più volte, in questo momento è messa molto in discussione – ha spiegato ancora – Noi abbiamo un modello alternativo alla magistratura per la gestione del contenzioso dei conflitti. Esiste già oggi in Italia, sono le Authority di nomina politica, come quella sulla privacy di cui leggete sui giornali. Quello è il modello alternativo di giurisdizione, quello delle Authority. Vogliamo quel modello? Ho qualche dubbio”. Quindi, ha citato un altro slogan del fronte del Sì: la parità delle parti. “Incide questa riforma sulla parità delle parti? Sì incide nel senso che peggiora enormemente e qui parlo per fatto personale, io faccio l’avvocato difensore da 40 anni e so come funziona il sistema accusatorio”. Secondo Laforgia, dopo la riforma, “avremo un pubblico ministero che non solo è ancora una parte pubblica, con i poteri e i doveri della parte pubblica continua, ma avremo un pubblico ministero organizzato in un suo Consiglio superiore della magistratura che non risponde a nessun altro che non siano i pubblici ministeri. Cioè avremo a che fare con una categoria di pubblici inquisitori con le stesse garanzie dei giudici, totalmente autoreferenziali. Un sistema, sfido chiunque a dimostrare il contrario, che non esiste in nessun’altra parte del mondo”. Quindi ha concluso: “Con questa casta di pubblici ministeri i miei colleghi aspirano a fare i processi. Voi sì, io no”.

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