NBA Freestyle | Da Jokic a Jaylen Brown: il commento ai dieci giocatori più votati per l’All Star Game
Pillole in freestyle sui dieci giocatori più votati per l’All Star Game.
Quintetto dell’Ovest
Nikola Jokic (Denver Nuggets). Steve Kerr è considerato uno dei migliori tiratori di sempre. In carriera, ha una media del 45% da tre. Era un playmaker, uno specialista, entrava in campo per quello. Jokic, ruolo centro, sta tirando da fuori con il 43,5%. John Stockton potete invece vederlo come uno dei migliori passatori della storia. Ha chiuso con 10,5 assist di media in maglia Utah Jazz. Jokic, ruolo centro, sta facendo felici i propri compagni ben 11 volte a partita. Sì, la NBA sarà pure cambiata, ma tutto ciò va oltre. Va oltre le epoche, va oltre i ruoli, va oltre le convenzioni. Stiamo assistendo a qualcosa che è rivoluzionario tanto quanto (se non di più) era negli anni ’70 vedere Magic Johnson (alto 2.05) fare dietro schiena in contropiede a tutta velocità. Non è evoluzione, è rivoluzione.
Luka Doncic (LA Lakers). Allora, qui bisogna fare due discorsi separati. In quanto a tecnica individuale, talento, feeling per il canestro, perfezione dei fondamentali, visione di gioco, se non siamo al top della storia poco ci manca. Di contro, in quanto ad attitudine difensiva imbarazzante, tendenza a lamentarsi con gli arbitri anche se in mensa gli hanno servito pollo invece che tacchino, capacità di sparare un tiro da nove metri senza raziocinio o forzare una conclusione nel momento sbagliato di una gara, anche qui se non siamo al top della storia poco ci manca. Bel dilemma?
Shai Gilgeous-Alexander (OKC Thunder). Un ninja silenzioso e letale. Non lo vedi nemmeno arrivare, ha già messo 30 punti e indirizzato una partita. Pensare che lo scelsero i Clippers, noti “talent scout”… Immarcabile, perché non ti fa mai capire a che velocità vuole andare. Varia i ritmi in palleggio e con l’uomo addosso: parte forte, butta un’esca rallentando, la difesa abbocca e lui riaccelera in una frazione di secondo. Non si vedeva un tiratore dalla media distanza così bravo dai tempi di Allan Houston e Rip Hamilton. Prima opzione offensiva di una squadra, Oklahoma City, che sarà ricordata nella storia.
Victor Wembanyama (San Antonio Spurs). Ormai si è detto e scritto tutto su di lui. Non solo merita l’All Star Game, ma se gli Spurs continuano a fare così bene anche nella seconda parte della stagione, può mirare anche a qualcosa di più. Di certo, è già probabilmente il miglior difensore della lega. Ma non per il numero delle stoppate che fa. Bensì perché entra nella testa degli attaccanti e li costringe a cambiare decisione prima ancora di agire come facevano Bill Russell, Dikembe Mutombo o Alonzo Mourning. Vi pare poco?
Stephen Curry (Golden State Warriors). Con l’infortunio di Butler, un ulteriore ciclo di rilancio si è concluso. Si è concluso male. I tempi degli Splash Brothers sono ormai storia, a San Francisco è da un po’ che non si respira quell’aria frizzante del secondo decennio degli anni 2000. Steph Curry? È l’unico che non molla mai. Nonostante gli anni passino pure per lui (anche se non sembra). Di punti ne segna 27,4 di media. Da tre tira col 40%. È più facile assistere a una nevicata sul Gran Canyon che vedergli sbagliare un libero (92,8%). Dopo 17 stagioni di NBA, non è semplicemente umano. E infatti è ancora un All Star. Lunga vita al miglior tiratore di sempre.
Quintetto dell’Est
Giannis Antetokounmpo (Milwaukee Bucks). Probabile abbia fatto il suo tempo a Milwaukee. Un anello NBA è in ogni caso in bacheca. Poco non è. Forse la sua cessione conviene un po’ a tutti? Sta di fatto che i Bucks affondano all’undicesima posizione a Est. Non sono competitivi per il Titolo. Difficilmente lo saranno. Per il resto, la stella greca rimane il terzo tempo con la falcata più estesa da quando Wilt Chamberlain ha appeso al chiodo le proprie Converse. Ha tutte le carte in regola per poter essere di nuovo MVP. Manca solo il roster giusto.
Jalen Brunson (New York Knicks). Quando Tim Hardaway (circa 1.80 m) dribblava gli avversari con lo “UTEP two-steps” (il palleggio incrociato brevettato all’Università di Texas El Paso) e concludeva in appoggio al tabellone guancia a guancia con gente di 2.10, si gridava quasi al miracolo. Qui, bisognerebbe fare di più, perché rispetto agli anni ’90, quelli che ha contro Brunson sono ancora più grossi ed esplosivi. E la stella dei Knicks non si accontenta di concludere solamente nei pressi del canestro. Fa di più: tira in faccia a chiunque da ogni posizione. Ma il dubbio è: al giorno d’oggi, può un giocatore franchigia della sua taglia portare fino in fondo una squadra NBA?
Tyrese Maxey (Philadelphia 76ers). Lo scorso anno era un gran giocatore. Quest’anno è una stella. Fate conto una palla da flipper lanciata per il campo, in grado di creare una transizione partendo dalla rimessa dal fondo in stile Beep-Beep. Primo passo a velocità del suono, caviglie esplosive, gran palleggio con entrambe le mani, spettacolare rapidità di piedi. È diventato anche un tiratore da tre niente male (39%). Molto sciolto e spettacolare. È l’Iverson della Generazione Z.
Cade Cunningham (Detroit Pistons). Palla in mano, sembra Grant Hill. Se provi a mettergli pressione quando agisce da portatore primario, ti ha già schiacciato in testa un paio di volte. Si, perché la guardia di Detroit, pur non essendo una gazzella come velocità di base, ha dei fondamentali in palleggio come se ne vedono pochi. Gran tocco in avvicinamento, dopo essersi liberato del difensore. Molto efficace quando guida la transizione, può andare fino in fondo, magari dopo una virata, ma anche trovare il compagno sulla corsia giusta. Il tiro da tre è una delle sue pecche (appena 32%). Ci può lavorare, perché il movimento non è affatto male. Ah, Detroit è prima a Est.
Jaylen Brown (Boston Celtics). Senza Tatum, è alla miglior stagione in carriera. E i Celtics, nonostante le partenze estive, sono secondi a Est. Inaspettato. Parte del merito va sicuramente a Brown, che è sostanzialmente uno slasher con tanti punti nelle mani, che però in difesa non si risparmia mai ed è in grado di marcare l’attaccante più pericoloso della squadra avversaria. Sta migliorando anche da fuori (36%), anche se per scambiarlo per un tiratore puro servirebbe una grande immaginazione. Giocatore serio, che fa il suo dovere, per quanto lautamente pagato (nel 2023 divenne il giocatore più pagato della storia).
That’s all Folks!
Alla prossima settimana.