“È chiaro che se l’unico investimento è quello sulle armi, non si investe su altre direzioni”. Maurizio Landini torna a criticare la manovra del governo Meloni oggi, 23 gennaio, all’ex Ilva di Genova, a margine della commemorazione annuale di Guido Rossa, operaio e sindacalista comunista dell’allora Italsider ucciso dalle Brigate Rosse 47 anni fa. Per il segretario generale della Cgil la memoria va portata avanti attualizzando l’impegno per i diritti sul lavoro e la democrazia che ha caratterizzato gli anni ‘70: “La democrazia è a rischio“, dice, “a partire dal fatto che la gente non si sente più rappresentata e non va più a votare perché non si sente rappresentato da nessuno”, e “in particolare chi non va a votare sono quelli che stanno peggio”.
Il tema è quello dei salari: “Non si può essere poveri lavorando, è necessario adeguarli con il rinnovo dei contratti”. Ma il nodo resta la redistribuzione della ricchezza, perché “c’è una concentrazione di ricchezza in mano a pochi che non ha precedenti”. La proposta è una tassa sulle grandi ricchezze, costruita come contributo di solidarietà e pensata anche fuori dai confini italiani: “Stiamo lavorando perché questo possa diventare anche un’azione, non solo in Italia”, dice, “ma anche negli altri Paesi europei”, in rete con altri sindacati, perché i grandi gruppi internazionali aumentano i profitti senza ricadute positive in termini di aumento dei compensi, crescita dell’occupazione o (nel caso dei settori più impattanti) compensazioni ai territori. I numeri che cita per spiegare la misura: “In Italia ci sono 500mila persone che hanno un reddito netto annuo che supera i 2 milioni di euro”. Su quella platea, la Cgil torna a proporre un “1% di contributo, che vorrebbe dire ricavare oltre 25 miliardi, più della manovra del governo”, risorse da usare “per investire sulla sanità”, “fare politiche industriali” e “aumentare i salari”. La democrazia, aggiunge, “la si difende praticandola”, e il senso della commemorazione sta nella continuità di “una lotta civile e sindacale”.
Al ricordo di Guido Rossa, in fabbrica, intervengono anche la sindaca di Genova Silvia Salis, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, l’arcivescovo Marco Tasca e Stefano Rebora di Music for peace. Salis lega l’uccisione di Rossa a uno spartiacque: “ha segnato un passaggio storico fondamentale” ed è stata una risposta a chi voleva “infangare i movimenti di resistenza operaia associandoli al terrorismo, è l’esempio da seguire di chi non si gira dall’altra parte”. Landini chiude tornando alla fabbrica che ospita la cerimonia e al suo futuro: “Siamo in una fabbrica che vede a rischio il suo futuro” e, poiché la siderurgia è “un’attività strategica”, chiede un progetto industriale “che non veda tagli occupazionali” ma “un rilancio vero e serio delle attività industriali siderurgiche”. Salis, sullo stesso punto, sintetizza la richiesta al governo: “Ci aspettiamo un intervento attivo per garantire futuro di produttività e dignità del lavoro”.