Il popolo curdo è ancora una volta tradito: il modello Trump fa altri proseliti
Non solo i coraggiosi combattenti kurdi delle Forze democratiche siriane hanno sconfitto l’Isis, eliminando una grave minaccia terroristica che incombeva sul Medio Oriente e sul mondo, ma le organizzazioni kurde hanno dato vita in Rojava, nel Nord-Est della Siria, a istituzioni autenticamente democratiche basate sull’autogoverno, la tutela ambientale e i diritti delle donne, in netta contrapposizione alle tendenze del capitalismo e del patriarcato dominanti.
Oggi questa esperienza autenticamente rivoluzionaria è in grave pericolo e sotto l’assedio delle bande tribali inquadrate nelle cosiddette Forze Armate siriane, comandate da Al Jolani che da nemico terrorista numero uno è passato in breve tempo a fidato mandatario di Trump e interlocutore più che gradito di Netanyahu.
Ovviamente Stati Uniti ed Israele hanno tutto da perdere dal consolidamento autentico della democrazia in Medio Oriente. La finta democrazia israeliana, basata in realtà sull’esclusione della popolazione palestinese e sul genocidio tuttora in corso a Gaza, ha infatti sempre finanziato e promosso, prima che scappassero loro dalle mani, forze religiose fondamentaliste come Hamas, osteggiando e tenendo recluso un leader come Marwan Barghouti, che potrebbe unificare tutto il popolo palestinese su di una piattaforma laica e democratica.
Né migliori sono i vari soggetti europei, radicali e simili, che per motivi di interesse geopolitico agitano strumentalmente i sacrosanti diritti delle donne iraniane, ma si guardano bene dal riprendere lo slogan “donna, vita e libertà” quando a lanciarlo sono le donne kurde oggi massacrate dai tagliagole di Al Jolani col beneplacito di Trump e dei suoi imbelli, pusillanimi e microcefali servi europei.
Sotto la lungimirante guida di Abdullah Ocalan, i Kurdi hanno da tempo abbandonato le sterili bandiere del separatismo per imboccare la via della rifondazione democratica degli Stati nei quali vivono. Il dialogo in Turchia è ancora in fase iniziale. In Siria qualche passo era stato fatto, ma oggi la criminale offensiva delle forze tribali mette in discussione la stessa esistenza del popolo kurdo. Quella che viene chiesta è sostanzialmente una resa, con lo smantellamento delle organizzazioni armate e la confluenza dei combattenti a titolo individuale nelle Forze armate siriane.
Ció è inaccettabile e occorre quindi sostenere oggi, come anni or sono, la resistenza di Kobane e delle altre città kurde della Siria nord-orientale che stanno oggi difendendo la propria autonomia e la loro stessa vita, contro un nuovo genocidio che già si delinea ad opera degli stessi che, coll’autorizzazione dell’Occidente, hanno già compiuto massacri tra gli Alawiti e tra i Drusi.
Si conferma che il clima di ripudio del diritto internazionale alimentato dallo psicopatico narcisista dai capelli arancione, appoggiato, si parva licet, dai suoi oscuri camerieri come “fino a un certo punto” Tajani, alimenta ovunque guerre, massacri e genocidi.
Si tratta di quella che Luigi Ferrajoli, nell’importante convegno che abbiamo tenuto il 20 gennaio alla Fondazione Di Vittorio con la partecipazione dei giuristi e diplomatici cinesi, ha definito la “sovranità selvaggia” che produce imperialismo e aggressioni sul piano internazionale (vedi l’aggressione al Venezuela il rapimento di Nicolas Maduro e Cilia Flores) e un nuovo pericolosissimo fascismo su quello interno (vedi il crimine di Minneapolis e le criminali imprese razziste dell’ICE).
Come dimostrato proprio dal piratesco assalto al Venezuela per rubare al popolo venezolano le risorse cui ha diritto, questo modus operandi è sempre più simile a quello della mafia e del terrorismo internazionale, anche se ridicolmente i semianalfabeti componenti dell’amministrazione Trump accusano proprio di “narcoterrorismo” tutti coloro, da Maduro al presidente colombiano Petro a chissà quanti e quali altri, non si inginocchino melonicamente di fronte a loro.
Al Jolani, terrorista e tagliagole redento dall’imposizione delle mani di Trump, emula a sua volta questo modello di “sovranità selvaggia” già brillantemente implementato dal genocida Netanyahu facendo oltre settantamila morti a Gaza, buona parte bambini, con le armi generosamente fornite dai suoi complici Stati Uniti, Germania, Italia ecc.
La Turchia di Erdogan insegue purtroppo la sua ossessione di eliminazione dei Kurdi tralasciando di cogliere l’occasione storica di pace, riconciliazione e rifondazione democratica offerta dai Kurdi, mentre dovrebbe capire le enormi potenzialità inerenti ad abbracciare senza riserve e senza indugi la prospettiva della pace e della democrazia.
Occorre sperare che il modello Trump non faccia altri proseliti fra gli Stati del Sud globale, altrimenti la prospettiva dell’estinzione del genere umano, per guerre o catastrofi ambientali, sarà sempre più realistica.
Anche per questo è importante oggi tenere alta la bandiera del Rojava, esempio vivente di democrazia e risultato del diritto di autodeterminazione dei popoli, che lorsignori, Trump e Netanyahu in testa, vorrebbero oggi sopprimere per far trionfare la micidiale combinazione tra imperialismo e poteri privati di cui sono gli alfieri e i portavoce.