Dieci anni. Interminabili. Un decennio è ormai passato dal sequestro e dall’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano scomparso in Egitto il 25 gennaio 2016 e ritrovato senza vita, con visibili segni di tortura, il 3 febbraio seguente, lungo la strada tra il Cairo e Alessandria. Su Giulio, dirà la madre Paola Deffendi, si è abbattuto “Tutto il male del mondo”. Ed è questo il titolo del docufilm che arriverà nelle sale cinematografiche il 2, 3 e 4 febbraio 2026, distribuito da Fandango, dopo l’anteprima nazionale del 25 gennaio a Fiumicello Villa Vicentina, organizzata in occasione del decimo anniversario della scomparsa del ricercatore italiano.
Prodotto da Fandango e Ganesh, diretto da Simone Manetti e scritto con Emanuele Cava e Matteo Billi, “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo” ripercorre le tappe del caso e il processo ancora in corso in Italia, con le deposizioni dei testimoni a giudizio, facendo emergere responsabilità, omissioni e verità negate. A raccontare sono le voci degli stessi genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi, che da anni insieme all’avvocata Alessandra Ballerini, chiedono verità e giustizia, sfidando il regime egiziano, di fronte alla mancata collaborazione giudiziaria, l’ostruzionismo e i depistaggi. E alla parallela incapacità del nostro Paese – nella sua componente politica – di mantenere negli anni una posizione di fermezza, dato che alle iniziali richieste di collaborazione dirette dai diversi governi verso il Cairo, si è progressivamente sostituita una normalizzazione dei rapporti commerciali e politici, nel nome degli affari, della politica estera, della realpolitik.