“Tassateci”, l’appello dei ricchi al Forum di Davos. Il sondaggio: “Trump? Il 60% dei milionari vede effetti negativi”
Il senso è quello: “Tax the rich”. Ma l’appello che sbarca al World Economic Forum di Davos, nello stesso giorno del presidente americano Donald Trump, è firmato da centinaia di milionari preoccupati per gli effetti della disuguaglianza sulla stabilità economica globale. Quasi 400 i milionari e miliardari provenienti da 24 paesi che hanno firmato la lettera aperta e intitolata ‘Time To Win’ per chiedere ai leader mondiali un intervento sulla tassazione dei grandi patrimoni. L’iniziativa, coordinata dalle organizzazioni Patriotic Millionaires International, Oxfam e Millionaires for Humanity, vede tra i firmatari personalità come l’attore e regista Mark Ruffalo, il musicista Brian Eno, Abigail Disney e l’attore Brian Cox (qui l’elenco completo dei firmatari) e tra i portavoce della campagna big della finanza come l’ex direttore generale di BlackRock, Morris Pearl. Nel documento dichiarano che la ricchezza estrema sta portando la società sul precipizio, rendendo necessaria una mobilitazione per difendere le democrazie, le comunità e il futuro collettivo.
L’appello è supportato dai dati di un sondaggio condotto da Survation tra dicembre 2025 e gennaio 2026 su un campione di 3.900 milionari dei paesi del G20 con patrimoni superiori al milione di dollari, immobili esclusi. Il primo risultato riguarda proprio il presidente Trump: sei milionari su dieci considerano la sua presidenza un fattore negativo per la stabilità economica mondiale e per le condizioni di vita della gente comune. Il 77 per cento degli intervistati denuncia un’eccessiva influenza politica dei super ricchi, mentre il 71 per cento ritiene che la ricchezza estrema possa essere utilizzata per condizionare le elezioni. Ancora: otto su dieci riconoscono che i grandi patrimoni facilitano sistematicamente i rapporti con i politici e l’82 per cento sostiene la necessità di imporre un limite ai finanziamenti privati. Il 62 per cento vede nell’accumulo di risorse una minaccia diretta alla democrazia, e ritiene che i leader politici dovrebbero fare di più per contrastare la ricchezza estrema.
Oltre la politica, poi, sei intervistati su dieci ritengono che la concentrazione di grandi patrimoni ostacoli la libera informazione, comprometta la fiducia sociale e impedisca alle persone comuni di vivere una vita dignitosa. Sul fronte fiscale, la maggioranza è per correre ai ripari. Il 65 per cento dei milionari si dice favorevole a un aumento delle imposte sui più ricchi per investire nei servizi pubblici e affrontare la crisi del costo della vita. Mark Ruffalo ha descritto la presidenza Trump come la rappresentazione di una presa oligarchica del potere nata dalle disuguaglianze. A tutto questo si aggiungono i dati diffusi da Oxfam, che mostrano il travaso di risorse dal pubblico al privato: oggi il patrimonio dell’uno per cento più ricco è pari a tre volte la ricchezza pubblica mondiale, che include beni come ospedali, scuole, strade e tribunali. Con un divario passato dai 36 mila miliardi di dollari del 1975 ai 435 mila miliardi del 2024, con una proiezione di 900 mila miliardi entro il 2075. Amitabh Behar, direttore di Oxfam International, ha definito suicida questa tendenza chiedendo di dare priorità al contrasto delle disuguaglianze.
I 400 ricchi firmatari dell’appello, e così il 65% dei 3.900 intervistati nel sondaggio, restano però una goccia nel mare. Solo negli Stati Uniti, il Paese che ha più milionari e miliardari di qualunque altro, col 40% del totale a livello globale. I primi sono 24 milioni, con un aumento di 1.000 al giorno, mentre i miliardari sono 1.135, 927 in più rispetto al 2020, e valgono complessivamente 5.700 miliardi di dollari, ha scritto il Wall Street Journal citando i dati di Altrata, secondo i quali la maggiore concentrazione di miliardari è in California, dove risiedono in 255. Proprio dalla California arriva infatti un segnale contrario. Nello stato americano si stanno raccogliendo le firme per aumentare del 5% la patrimoniale per i super ricchi, quelli con almeno un miliardo di patrimonio. Ma la sola prospettiva ha già innescato le proteste di molti paperoni e la minaccia di trasferire i propri interessi altrove, visto che gli stessi stati americani si fanno concorrenza fiscale. A protestare, tra gli altri, anche il fondatore di PayPal, Peter Thiel. Tra i primi e più solerti finanziatori di Trump e del suo vicepresidente, JD Vance, Thiel è promotore di un movimento post liberale convinto che l’Occidente liberale abbia fallito e che gli Usa potranno essere salvati solo dall’intelligenza artificiale in mano a una elite di “imprenditori-monarchi”.