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Stellantis chiama a raccolta le aziende dell’indotto auto di Torino: “Venite in Algeria con noi”

Il gruppo cerca fornitori italiani per la fabbrica di Tafraoui, dove prevede di produrre - a basso costo - 90mila vetture annue: incontro il 2 febbraio a Torino. La Fiom: "Conferma che investono solo all'estero"
Stellantis chiama a raccolta le aziende dell’indotto auto di Torino: “Venite in Algeria con noi”
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Stellantis chiama a raccolta le aziende dell’indotto auto piemontese a seguirla in Algeria. L’azienda franco-italiana che ha come primo azionista Exor della famiglia Agnelli-Elkann vorrebbe costruirsi una filiera nel Paese nordafricano dove prevede di espandere la produzione nello stabilimento di Tafraoui, al quale ha assegnato 6 nuovi modelli e punta all’assemblaggio di 90mila vetture all’anno. Così ha organizzato un incontro nella sede dell’Unione industriali di Torino chiamato “Stellantis Algeria meets Turin companies” per spingere i fornitori a investire in Algeria con l’obiettivo di creare un polo dell’indotto capace di fornire più del 35% dei componenti.

Le critiche della Fiom

L’iniziativa ha fatto saltare dalla sedia la Fiom-Cgil, che intravede nell’iniziativa un nuovo, potenziale inaridimento delle aziende con sede in Piemonte: “Questa iniziativa è un’ulteriore conferma che Stellantis ha scelto di fare i veri investimenti, quelli che garantiscono volumi e livelli occupazionali, fuori dal nostro Paese. Va ricordato che oltre agli investimenti in Nord Africa sono stati annunciati oltre 13 miliardi di investimenti negli Usa che determineranno migliaia di posti di lavoro anche nell’indotto”, scrivono Samuele Lodi, segretario nazionale e responsabile settore mobilità, e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive del sindacato.

Cosa produce Stellantis in Algeria

“Al netto dei molti annunci e qualche importante novità come il lancio della 500 ibrida a Mirafiori e la nuova Compass a Melfi, comunque non sufficienti a saturare e a dare prospettiva ai due stabilimenti, per l’Italia – aggiungono – manca un vero e proprio piano industriale che possa garantire la piena attività e l’occupazione dei nostri stabilimenti. Cassino, Termoli e Pomigliano attendono urgentemente risposte”. Stellantis è attiva a Tafraoui da oltre due anni e produce in quello stabilimento i modelli Tipo, Scudo, Ducato, Doblò e la Grande Panda, dedicata al mercato domestico. A breve si aggiungerà anche la Opel Frontera.

La necessità di una filiera corta

A fronte di un aumento delle auto assemblate, evidentemente, il gruppo ritiene necessario creare una filiera corta abbattendo i costi e velocizzando la disponibilità dei componenti. Anche perché, questo il suggerimento alle aziende dell’indotto, il mercato automobilistico algerino “sta attraversando una fase di forte crescita, trainata dall’aumento della domanda di veicoli nuovi e usati e dalle politiche di investimento nel settore”. Insomma, esiste una “opportunità” – si spiega nell’invito anticipato da TorinoCronaca – di “avviare linee di produzione o di approvvigionamento locali, riducendo i costi logistici e migliorando i tempi di consegna”. La traduzione è ovvia: venite, vi aiuteremo noi ed esistono anche incentivi statali. Un invito che richiama quello del gennaio 2024 con il quale spingeva la componentistica italiana a investire in Marocco, altro Paese a basso costo nel quale Stellantis sta spingendo molto.

Il sindacato: “Basta alibi, il governo sia trasparente”

Per la Fiom si tratta di un disegno inaccettabile: “Ora che l’Ue sta modificando il percorso di transizione verso l’elettrico, commettendo probabilmente un grave errore di strategia e politica industriale, Stellantis non ha più alibi. È necessario che il nuovo piano industriale anticipi i lanci già annunciati a dicembre 2024 e li integri con ulteriori investimenti a partire dalla ricerca e sviluppo e dalla gigafactory a Termoli”, dicono Lodi e D’Alessio chiedendo “trasparenza” al governo. “Non si può affermare che con Stellantis tutto stia andando bene – aggiungono stigmatizzando le parole del ministro delle Imprese Adolfo Urso – La produzione precipita e la componentistica è in una condizione ancora più critica. Il Governo deve prendere posizione rispetto alla volontà della multinazionale di investire esclusivamente fuori dall’Europa”.

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