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“L’Ice peggio del Covid”. Persone barricate in casa tra spesa a domicilio record e rinuncia alle cure mediche

L'allarme a Minneapolis: pazienti oncologici coi farmaci andati persi durante la detenzione, diabetici che rinunciano a ritirare l'insulina e donne in travaglio troppo spaventate per raggiungere l'ospedale
“L’Ice peggio del Covid”. Persone barricate in casa tra spesa a domicilio record e rinuncia alle cure mediche
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ChongLy Thao, un cittadino statunitense naturalizzato di 56 anni, si trovava nella sua abitazione di Minneapolis quando gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement, l’Ice, hanno fatto irruzione con le armi spianate. Nonostante la temperatura esterna di dieci gradi sotto lo zero, è stato ammanettato e trascinato nella neve praticamente nudo. Ha raccontato di aver cercato inutilmente di recuperare i propri documenti d’identità mentre veniva portato fuori, costringendolo a coprirsi con una coperta prelevata dal divano dove dormiva il nipotino di quattro anni. Dopo essere stato fotosegnalato e aver subito il prelievo delle impronte all’interno di un’auto, è stato rilasciato alcune ore più tardi senza alcuna spiegazione. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha poi giustificato l’operazione sostenendo che gli agenti stessero cercando due molestatori sessuali condannati e che il residente corrispondeva alla descrizione. E’ solo l’ennesimo episodio di quel che accade nelle Twin Cities assediate dai federali dell’Immigrazione di Donald Trump. Ma la situazione sta ormai precipitando e letteralmente sfuggendo di mano.

In un allarme “senza precedenti” è il personale sanitario del Minnesota. I medici riferiscono di pazienti immigrati che, paralizzati dal timore di essere fermati o detenuti, hanno iniziato a disertare appuntamenti medici vitali. Tra i casi segnalati più emblematici c’è quello di una donna incinta che, per la paura di recarsi in clinica, è stata assistita da un’infermiera solo quando era già in travaglio avanzato tra le mura domestiche. I sanitari hanno riportato i casi di un paziente affetto da tumore al rene i cui farmaci sono andati dispersi durante la detenzione, un diabetico troppo spaventato per andare a ritirare l’insulina e un uomo con una ferita trattabile che, trascurata per timore di controlli, è degenerata in un’infezione tale da richiedere il ricovero in terapia intensiva. La dottoressa Roli Dwivedi, con diciannove anni di esperienza professionale, ha dichiarato di non aver mai assistito a un simile livello di caos e paura, “neppure durante il picco della crisi legata al Covid-19”. Ma il clima di terrore coinvolge anche lo staff ospedaliero e in particolare quello originario di America Latina, Somalia e Myanmar, i cui membri temono ora di recarsi regolarmente al lavoro.

La crisi sociale ha assunto dimensioni tali da superare le criticità vissute durante la pandemia anche per quanto riguarda l’approvvigionamento di beni di prima necessità. Sergio Amezcua, pastore della chiesa Dios Habla Hoy, ha organizzato un imponente servizio di consegna della spesa a domicilio per assistere migliaia di famiglie che restano barricate in casa nel timore dei raid dell’Ice. Il servizio, che aveva già operato durante l’emergenza sanitaria ma con un volume di richieste molto inferiore, ha già gestito 25.000 prenotazioni online e completato 14.000 consegne. Visto il clima di paura, i volontari che partecipano all’iniziativa vengono sottoposti a rigorosi controlli per evitare infiltrazioni di agenti federali. Amezcua, che si definisce un conservatore, ha espresso parole di profonda amarezza rispetto all’operato dell’amministrazione Trump, dichiarando che inizialmente credeva che i controlli avrebbero riguardato solo chi aveva precedenti penali. Vedendo l’aggressività delle tattiche impiegate, il pastore parla ora di “razzismo in nome del patriottismo”, aggiungendo di sentirsi “tradito da Trump”.

Mentre la tensione sul campo aumenta, con scontri tra attivisti e forze dell’ordine e indagini del Dipartimento di Giustizia sulle proteste locali, il malcontento arriva a toccare anche gli interessi del settore tecnologico. Circa duecento dipendenti di giganti come Google, Amazon e TikTok hanno firmato una lettera aperta chiedendo ai propri leader aziendali di intervenire presso la Casa Bianca per ottenere il ritiro degli agenti dell’Ice da Minneapolis, citando come precedente il successo ottenuto lo scorso ottobre nell’impedire lo schieramento della polizia anti-migranti a San Francisco. La mobilitazione rappresenta una delle prime manifestazioni collettive di opposizione interna in un settore che, sebbene in passato avesse contrastato apertamente misure come il travel ban del 2017, aveva recentemente stabilito rapporti più stretti con la presidenza. I lavoratori ricordano come le grandi società tecnologiche abbiano in passato minacciato azioni legali contro le politiche restrittive sull’immigrazione, sottolineando che lo stesso impegno dovrebbe ora essere profuso per fermare i raid che stanno sconvolgendo il Minnesota.

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