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Imam liberato a Torino, Nordio ha già aperto un’istruttoria: potrebbe mandare gli ispettori in Corte d’Appello

La rivelazione è nella risposta (insolitamente rapida) a un'interrogazione di Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, e di alcuni suoi colleghi, che verrà depositata venerdì; il Fatto ha potuto leggerne il contenuto in anteprima
Imam liberato a Torino, Nordio ha già aperto un’istruttoria: potrebbe mandare gli ispettori in Corte d’Appello
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Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha aperto un’istruttoria e potrebbe anche mandare gli ispettori alla Corte d’Appello di Torino perché al governo, come è noto, non è piaciuta la decisione di liberare Mohamed Shahin, l’imam di San Salvario. Lo dice lo stesso Nordio nella risposta a un’interrogazione di Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, e di alcuni suoi colleghi. Sarà depositata venerdì 23 ma il Fatto ha potuto leggerne il contenuto.

Il 47enne religioso egiziano, molto noto nel capoluogo piemontese, era stato colpito a fine novembre da un decreto di espulsione per motivi di sicurezza nazionale, a firma del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, per alcune frasi discutibili sugli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, pronunciate durante una manifestazione pubblica per Gaza: “Non è una violazione, non è una violenza”, aveva detto Shahin, precisando di non condividere gli eccidi di civili, ma mettendoli in relazione con la pluridecennale e illegale occupazione israeliana dei territori palestinesi. L’hanno rinchiuso nel Cpr di Caltanissetta, il più lontano possibile da casa sua e dai suoi legali. I giudici siciliani hanno dichiarato ineseguibile l’espulsione perché Shahin, se rimpatriato in Egitto, correrebbe gravi rischi, tant’è che gode della protezione internazionale in Italia. Intanto montavano le proteste per l’arresto, dall’intero centrosinistra alla Curia oltre al mondo più legato alla solidarietà con i palestinesi: Shahin si è fatto apprezzare nell’ottica dell’integrazione delle comunità musulmane, anche per aver distribuito a Torino la Costituzione italiana tradotta in arabo, e tutti sanno che non è affatto un islamista radicale.

Il 15 dicembre scorso il giudice Ludovico Morello della Corte d’appello di Torino ha ordinato di interrompere il “trattenimento” nel Cpr: quelle frasi, ha scritto, “non consentono di esprimere un giudizio di pericolosità”, possono essere “non condivisibili” o “censurabili su un piano etico-morale”, ma nessuno di questi aspetti “può incidere sul giudizio di pericolosità”, almeno “in uno Stato di diritto”. Peraltro, in sede penale, la vicenda era stata già archiviata su richiesta della Procura perché il comizio era “espressione di un pensiero”, che “non integra estremi di reato”. Veniva anche smontata l’ipotesi che Shahin avesse partecipato a un blocco stradale a maggio, in occasione di un’altra manifestazione. Il 9 gennaio la Cassazione ha annullato con rinvio, su ricorso del Viminale, il provvedimento di Torino, che ora dovrà essere riesaminato da un altro giudice di merito. Ma intanto Shahin, difeso dagli avvocati Gianluca Vitale e Fairus Ahmed Jama, fino a nuovo ordine resta libero.

Ora Nordio scrive: “Il Ministero ha immediatamente avviato l’attività istruttoria volta a verificare l’eventuale sussistenza dei presupposti per l’esercizio dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati coinvolti. L’istruttoria è in corso e sarà condotta nel pieno rispetto della normativa vigente; laddove, all’esito, dovessero risultare integrate condotte suscettibili di rilievo disciplinare imputabili a magistrati, saranno esercitate le prerogative istituzionali riconosciute dalla legge”, si legge nella risposta scritta preparata dagli uffici di Nordio per Montaruli, per il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami e per i deputati Sara Kelany e Francesco Filini. Tempi record per un’interrogazione a risposta scritta: ha la data del 16 gennaio, a soli quattro giorni dall’atto ispettivo dei parlamentari meloniani. È bene ricordare che il decreto di espulsione di Piantedosi, che accostava Shahin perfino all’antisemitismo e ai foreign fighters senza alcuna base fattuale, era intervenuto dopo un’interrogazione di Montaruli.

Non si capisce come l’eventuale azione disciplinare di Nordio possa investire il merito di una decisione giudiziaria, peraltro su una vicenda ancora all’esame della magistratura torinese. Si vede benissimo, invece, l’effetto intimidatorio del solo annuncio pubblico dell’istruttoria ministeriale. Si direbbe che il governo intende controllare, oltre ai pm, anche i giudici a poche settimane dal referendum sulla separazione delle carriere.

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