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Il retroscena di Politico: “Divorzio Ue-Usa, i Volenterosi al posto della Nato”. E la diplomazia si sposta sulle chat

Secondo la testata i capi di governo sono al lavoro per disegnare una nuova architettura di sicurezza in Occidente, senza la potenza americana. Lo strumento di comunicazione? Una chat battezzata "Washinghton group", con Giorgia Meloni inclusa
Il retroscena di Politico: “Divorzio Ue-Usa, i Volenterosi al posto della Nato”. E la diplomazia si sposta sulle chat
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L’Europa si prepara al divorzio dagli Stati Uniti di Donald Trump, mentre i leader del vecchio Continente disegnano il futuro comunicando in “gruppi intimi” via chat. Secondo la testata Politico, le mire espansionistiche sulla Groenlandia (nel nome della sicurezza a stelle e strisce) sono state la “goccia che fa fatto traboccare il vaso”. Il giornalista Tim Ross rivela le mosse dei leader del Vecchio Continente alla ricerca di una nuova “architettura di sicurezza europea”, senza l’ombrello della protezione americana. Stando alla testata, “non è difficile immaginare un futuro post-USA per gli alleati occidentali”. Il seme della nuova Europa già si scorgerebbe nella Coalizione dei volenterosi per sostenere l’Ucraina: potrebbe garantire sicurezza militare e deterrenza al posto della Nato a “trazione” americana.

I leader europei discutono abitualmente con “messaggini” di testo via smartphone, tanto da creare una chat collettiva chiamata Washington Group, “dal nome del gruppo di leader europei che lo scorso agosto ha visitato la Casa Bianca con il presidente ucraino Zelensky”. Secondo Politico, “leader come il britannico Keir Starmer, il francese Emmanuel Macron e il tedesco Friedrich Merz, nonché la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il finlandese Alexander Stubb e l’italiana Meloni si scambiano regolarmente messaggi, spesso nella stessa chat di gruppo”. Il rischio, quando la diplomazia si sposta in chat, è azzerare la trasparenza, perché i “messaggini” mai sono archiviati e sovente si cancellano. Quasi mai viene rivelato il contenuto, a meno che il destinatario non sia Donald Trump. Del resto proprio oggi il presidente Usa ha pubblicato su Truth un messaggio inviatogli di Macron: “Non capisco quello che stai facendo sulla Groenlandia”. Commento dell’Eliseo: “Un messaggio privato”.

Il cambiamento “permanente” e la Coalizione dei volenterosi

“Alti funzionari” Ue – citati da Politico – dipingono la rottura tra le due sponde dell’Atlantico come un dato di fatto: “L’America di Trump non è più un partner commerciale affidabile, e ancor meno un alleato affidabile in termini di sicurezza”. Non ci sarebbe neppure da sperare in un ritorno al passato, qualora Trump fosse archiviato dal voto degli americani: “C’è un cambiamento nella politica statunitense e per molti versi è permanente”, ha commentato alla testata l’alto papavero di un governo europeo. L’esito sarebbe “una radicale riorganizzazione dell’Occidente, che sconvolgerebbe l’equilibrio di potere globale. Le implicazioni spaziano dai danni economici transatlantici dovuti all’aumento delle tensioni commerciali, ai rischi per la sicurezza”. Non tutti i leader si arrendono al cambiamento e puntano “a salvare il salvabile, mentre la leader dell’estrema destra italiana, Giorgia Meloni, sta cercando di ricostruire le relazioni” con gli Usa.

Il problema principale è la sicurezza militare, senza l’appoggio americano dunque della Nato. Per questo i leader guardano alla Coalizione dei volenterosi: “Se si considerasse la potenza militare dell’Ucraina, sommata a quella di Francia, Germania, Polonia e Regno Unito, tra gli altri, la potenziale potenza armata della coalizione dei volenterosi sarebbe enorme e includerebbe sia Stati nucleari che non nucleari”, annota Politico. La nuova alleanza “non escluderebbe la cooperazione con l’America, ma non la darebbe nemmeno per scontata”. Il piano per il riarmo europeo punta ad essere pronti entro il 2030. “La coalizione dei volenterosi è nata per l’Ucraina – ha dichiarato un alto diplomatico a Politico – Ma ha creato legami molto stretti tra alcune delle persone chiave nelle capitali. Hanno costruito fiducia e anche la capacità di lavorare insieme. Si conoscono per nome ed è facile contattarsi e inviare messaggi“.

La diplomazia in chat

Politico svela come le chat siano diventate il luogo di confronto abituale per i politici europei: “I leader nell’ultimo anno hanno sviluppato una consolidata routine di scambio di messaggi ogni volta che Trump fa qualcosa di folle e potenzialmente dannoso”. A questo serve il Washington Group: “Quando le cose iniziano a muoversi rapidamente, è difficile coordinarsi, e questa chat è davvero efficace – ha rivelato a Politico una fonte anonima – Dice molto sulle relazioni personali e su quanto siano importanti”. In chat con il Washington Group ci sarebbe anche Zelensky. Ma non c’è solo il gruppo dei leader. Anche i “consiglieri per la sicurezza nazionale di 35 governi sono in contatto regolare, incontrandosi frequentemente online e di persona”. Con rischi per la trasparenza.

Basta ricordare il caso dei vaccini in piena pandemia: il tema fu affrontato in piena pandemia via sms, da Ursula von der Leyen con il ceo di Pfizer Albert Bourla. La Commissione Ue ha rifiutato la richiesta d’accesso ai contenuti presentata dal New York Times. Ma la Corte di Giustizia europea ha bocciato il rifiuto di Bruxelles dando ragione alla testata della Grande Mela. Mentre il caso più recente è la chat Signal amministrata dall’Alta rappresentante Kaja Kallas cui partecipano i ministri degli Esteri dei 27: potenzialmente affronta i dossier più scottanti – Gaza, Ucraina, Groenlandia – ma i governi e il Seae (la struttura diplomatica della Commisisone Ue) negano l’accesso agli atti.

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