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Come il mondo che conoscevamo sta cambiando male

Dalla seconda metà degli anni Settanta il venerando “governo del popolo, dal popolo e per il popolo” è stato gettato nel cestino della spazzatura
Come il mondo che conoscevamo sta cambiando male
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In procinto di doppiare il capo degli ottant’anni, se mi volgo all’indietro scopro che tutti i capisaldi su cui si reggeva la visione del mondo in cui ero cresciuto sono crollati; non per consunzione interna, bensì perché qualcuno li ha minati e poi fatti esplodere.

Per decenni il principio democratico – non meno che nei due secoli precedenti – appariva fuori discussione. Al massimo si fingeva di criticarlo buttandola sul paradossale; ripetendo la battuta di Churchill: “La democrazia è la peggiore forma di governo eccetto tutte le altre”. Un principio di fede che era blasfemia discutere.

Eppure dalla seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso il venerando “governo del popolo, dal popolo e per il popolo” è stato gettato nel cestino della spazzatura. Prima sul piano concettuale arruolando alla bisogna intellettuali di spicco (Samuel Huntington, Michel Croizier e Joji Watanuki, firmatari del testo commissionato dalla Commissione Trilateral “The Crisis of Democracy”), poi su quello politico con l’avvento del due megafoni del Turbo-Capitalismo di ritorno, Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Ossia le avanguardie del divorzio tra Giustizia e Libertà, Inclusione e Merito. Appunto, Democrazia e Capitalismo.

Un tema ormai metabolizzato dal dibattito pubblico, che gli scienziati politici di Palazzo danno per scontato; e – sovente – da accompagnare facendo le spallucce.

A distanza di quindici anni Nadia Urbinati sarebbe ancora pronta a scommettere che “le forme del dissenso morale sono la questione sulla quale si gioca la tolleranza nelle democrazie moderne”, quando già allora era percepibile – per chi non credeva di vivere nel migliore dei mondi possibili – che la democrazia andava svuotandosi in post-democrazia, poi democratura, grazie agli armamentari delle tecnologie comunicative alimentate dalle neuroscienze? La colonizzazione del pensiero pensabile, di cui sono speculari agenti gli inquilini della Casa Bianca e le anime morte che siedono nel consesso di Bruxelles.

Ma l’attuale scenario, dominato dall’energumeno ignorante Donald Trump e dalla sua capacità di svillaneggiare tremebondi simil-leader europei, non nasce dal narcisismo incendiario del rieletto presidente degli Stati Uniti. Né il caposaldo democrazia crolla sotto i colpi dell’avidità accaparrativa, liberata da regole e istituzioni di contenimento quali New Deal e Welfare State. Il vaso che racchiudeva gli umori ferini e distruttivi dell’Occidente, che qualche sventurata Pandora aveva dissigillato. In effetti il divorzio tra Democrazia e Capitalismo è stato preceduto da un’altra rottura epocale: quella tra Illuminismo e Occidente: l’opera di addomesticamento del potere e ingentilimento dei costumi che ha trovato i propri momenti fondativi in due passaggi-chiave: il principio che il potere va ispezionato di Montesquieu e l’esercizio critico della ragione di Kant.

Ma se la riprova dell’accantonamento dell’assunto kantiano è l’uso smodato della forza incontrollata e della post-verità esercitati quotidianamente da Donald Trump (vedi l’esecuzione di una cittadina inerme da parte di una squadra della morte a Minneapolis, con relativa immunità concessa al poliziotto killer), i prossimi appuntamenti politici italioti sono la palese riprova di quanto “Lo spirito delle Leggi” sia stato lesionato. In effetti Charles de Secondat barone di Montesquieu appartiene alla generazione successiva a quella di Thomas Hobbes: se il politologo inglese si poneva il problema di tenere a bada “homo homini lupus”, la guerra civile permanente, con il Leviatano metafora del potere, il costituzionalista francese affrontava la sfida di mettere sotto controllo pure il Leviatano.

La soluzione del ripartire il potere in esecutivo, legislativo e giudiziario, separati per un reciproco controllo e bilanciamento. Ed è proprio contro questo venerando principio che da tempo si scatena la reazione, intenzionata a riunificare il comando sotto l’esecutivo: mentre si è già ridotto il legislativo all’”aula muta e sorda” di mussoliniana memoria, ecco il referendum sul disegno del governo Meloni di separare le carriere dei giudici che porrebbe sotto controllo dell’oligarchia politica la magistratura giudicante. L’ultimo sbaraccamento di antemurali civili nella corsa a ritroso in atto da tempo.

Se prevarranno le manovre del batrace guardasigilli Nordio e le sguaiataggini della premier. O gli istinti suicidi a sinistra, dove c’è perfino chi attribuisce a Trump il compito di riportare la democrazia in Iran. Non rendendosi conto che l’oggetto sono solo le due giugulari petrolifere (Caracas e Teheran) che alimentano la Cina; da recidere come mossa vincente nella guerra imperiale tra superpotenze.

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