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“Bologna Città 30 non si ferma, pronto il nuovo piano”: dopo la sentenza del Tar Lepore tira dritto e attacca il governo. Ecco cosa farà il Comune

Non impugnerà la sentenza che ha stoppato i limiti di velocità a 30 km/h, ma arriva un nuovo atto "per motivare strada per strada come ci chiede il Tar", spiega il sindaco. E alla destra dice: "Ideologico è fermare le città"
“Bologna Città 30 non si ferma, pronto il nuovo piano”: dopo la sentenza del Tar Lepore tira dritto e attacca il governo. Ecco cosa farà il Comune
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Uno stop momentaneo ma nessun passo indietro. Il sindaco di Bologna ha già pronto il “piano B” dopo la bocciatura da parte del Tar del provvedimento con il quale il Comune ha istituito il limite di velocità a 30 chilometri orari in circa il 70% del territorio cittadino. “La Città 30 non si ferma”, assicura Matteo Lepore che – nel corso di una conferenza stampa – ha annunciato i prossimi passi del Comune: “Abbiamo già pronto il nuovo provvedimento, con un’istruttoria eseguita su migliaia di strade, per motivare strada per strada come ci chiede il Tar”.

La sentenza del Tar

Il Tribunale amministrativo ha, infatti, accolto il ricorso di un tassista annullando gli atti adottati dal Comune, sottolineando che questi sono stati presi con “motivazioni generiche“. In pratica il Tar ha ricordato che è il Codice della strada, in primis, e le altre normative nazionali a stabilire i limiti di velocità: agli enti proprietari della strada (i Comuni, in questo caso) è data la possibilità di fissare limiti anche più bassi ma solo ad determinate condizioni indicate da una direttiva del Ministero delle Infrastrutture. Quindi un’eccezione alla norma che deve essere motivata caso per caso. Per i giudici amministrativi questo “limite di velocità generalizzato” non è adeguatamente motivato e quindi “l’individuazione delle strade assoggettate al limite di 30 km/h non risulta essere avvenuta nel rispetto della vigente normativa”. Così arriva l’annullamento degli atti istitutivi della Città 30 “fermi restando gli ulteriori provvedimenti che l’Amministrazione intenderà adottare”.

Il nuovo provvedimento

Ed ecco la contromossa del Comune. Non ci sarà “nessun ricorso” al Consiglio di Stato “perché vogliamo andare avanti”, sottolinea Lepore ricordando che “la pronuncia non mette in discussione il merito della misura”, riconoscendo invece “il potere del Comune di riesercitare la funzione pianificatoria e di disciplina dei limiti di velocità”. “Metteremo in campo un nuovo provvedimento che seguirà le indicazioni del Tar. L’unico effetto della sentenza è burocratico: una tonnellata di carta in più per rifare ciò che già funzionava”, aggiunge il primo cittadino di Bologna.

Le schede strada per strada

Tra l’altro il Comune di Bologna si era già preparato a questo possibile scenario, “cominciando già a predisporre schede che, strada per strada, riportano in dettaglio i criteri previsti dalla nuova Direttiva”. Per contrastare il modello Città 30 lanciato da Bologna, infatti, il ministro Matteo Salvini a gennaio 2024 ha firmato una nuova direttiva che ha reso ancora più restrittiva la possibilità data ai Comuni di modificare i limiti di velocità. Il Tar non ne ha tenuto conto perché la direttiva è successiva all’istituzione della Città 30 a Bologna, ma adesso invece bisognerà considerarla. “Un lavoro che avrà quale unico effetto quello di aumentare in modo spropositato il livello di burocrazia legato ad una misura che si è dimostrata ad oggi la più efficace nel tutelare la vita delle persone in strada”, ribatte l’amministrazione comunale.

Cosa succede adesso

Le schede strada per strada sono in fase di ultimazione e saranno ulteriormente vagliate alla luce dei criteri esposti dal Tar nella sentenza. Al termine della revisione, l’amministrazione comunale emetterà i nuovi atti istitutivi della Città 30. In attesa della predisposizione dei nuovi provvedimenti, molte strade di Bologna torneranno con il limite a 50 km/h. Ma non tutte. Le zone a 30 km/h esistenti prima al 31 dicembre 2023 rimangono attive, a partire dal centro storico, in quanto non interessate dalla sentenza del Tar. Tutto questo prima dei nuovi atti per ripristinare la Città 30. L’amministrazione annuncia inoltre l’avvio della “fase 2”, con un piano di interventi per il biennio 2026-27 che prevede opere di moderazione del traffico (anche con l’inserimento diffuso di dissuasori digitali luminosi che invitano a rallentare), riqualificazione urbana e messa in sicurezza in almeno 100 punti della città già nel 2026. Le risorse già stanziate nel Programma triennale dei lavori pubblici ammontano a circa 16 milioni di euro, tra fondi comunali ed europei.

Lo scontro politico con il governo

Per semplificare il lavoro dei Comuni che intendono adottare il modello “Città 30” basterebbe mettere mano alla normativa nazionale. Ma è chiaro che governo Meloni e la maggioranza che lo sostiene siano orientati verso una posizione diametralmente opposta. La vicenda infatti, oltre che amministrativa, è a pieno titolo uno scontro politico. Prova plastica di ciò è l’esultanza subito dopo la sentenza del Tar del leader della Lega Matteo Salvini e del partito di Giorgia Meloni: Fratelli d’Italia, tra l’altro, ha fatto anche sapere di avere direttamente sostenuto i tassisti che hanno presentato ricorso. “Io penso che sia ideologico fermare le città che cercano di salvare vite introducendo dei provvedimenti innovativi come il nostro, che si poteva migliorare collaborando assieme. Non siamo noi che abbiamo deciso invece con l’avvocatura di Stato di sostenere il ricorso ai due tassisti”, replica Lepore. “Se lo Stato si mette contro le città, secondo me non sono le città ad avere un approccio ideologico, ma è lo Stato”, aggiunge il sindaco. Lepore ricorda anche che “il governo in questi due anni ha cercato di fermare e rallentare la Città 30, ma non è riuscito a fermare i morti sulle strade in Italia. Bologna invece è la città che li ha dimezzati”. Secondo i dati diffusi dal Comune, infatti, nei primi due anni di Città 30 sono state salvate 17 vite e si sono registrati 348 feriti in meno e 709 incidenti stradali in meno. “Questi numeri si traducono in un risparmio dei costi sociali da incidentalità stradale per la città di Bologna che sfiora i 66 milioni di euro”, sottolinea il Comune. “Noi non ci fermeremo anzi dobbiamo fare di più: la Città 30 sarà presto il destino di tutta l’Italia, come già accade in Europa”, avverte il sindaco di Bologna.

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