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Valentino vestì me e Gianfranco il giorno delle nozze: possedere un suo abito significava indossare bellezza e unicità

Per una giovane donna quale ero in quegli anni, farsi avvolgere in un vestito da sera “rosso Valentino” era un sogno che profumava di eterno
Valentino vestì me e Gianfranco il giorno delle nozze: possedere un suo abito significava indossare bellezza e unicità
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Come è accaduto anche per Giorgio Armani, quando se ne va un gigante della moda, dell’eleganza e della celebrazione assoluta della femminilità come Valentino Garavani, è naturale ricordare con un po’ di nostalgia i momenti della nostra vita scanditi dagli anni che hanno caratterizzato la storia del costume del nostro Paese in uno dei periodi più sfavillanti e produttivi del made in Italy.

Erano gli anni delle top model più iconiche di sempre come Claudia Schiffer, Cindy Crawford e Naomi Campbell, delle sfilate milanesi più spettacolari e scenografiche frequentate da tutto il jet set internazionale, delle dive del cinema e delle principesse inguainate in lussuosi abiti da sera rosso carminio, il colore simbolo del couturier originario di Voghera, e di quella foto cimelio scattata davanti all’Arco della Pace -tramutato nel Duomo dalla stampa americana – in cui figuravano tutti gli stilisti che avevano dato lustro all’Italia nel mondo, da Valentino a Versace, da Armani a Ferrè, da Krizia a Fendi.

Il nostro Paese era la quinta potenza industriale del pianeta e Valentino, che adorava la “Milano da bere”, è comunque sempre rimasto perdutamente innamorato della “grande bellezza” della capitale dove, reduce dalla prolifica gavetta parigina, nel 1959 aveva aperto il suo primo atelier in via dei Condotti da cui è partita la sua lunga e indimenticabile carriera. Una parabola luminosa sempre in ascesa, quella di un artista e artigiano del filo da cucire che amava esaltare la bellezza delle donne ma disegnava e realizzava anche elegantissimi abiti da uomo e biancheria intima, come quei celeberrimi slip di cachemire che il sindaco di Milano Gabriele Albertini indossò con orgoglio in una foto accanto ad un Valentino dal sorriso sornione: gustoso e ironico ritratto di un’epoca, quasi un’installazione d’arte contemporanea.

Che Valentino sia stato un maestro d’arte oltre che di alta moda e pret à porter lo dimostra anche l’omaggio che oggi gli rendono le Gallerie degli Uffizi di Firenze esponendo alcuni suoi iconici modelli capaci di evocare il passato e perpetuarsi nel presente e nel futuro. Abiti che paiono creati per i volti e i corpi delle dee, delle ninfe e delle regine che si affacciano dai dipinti o che prendono vita dal marmo delle sculture nelle sale del museo. Ma anche abiti che paiono creati per i volti e i corpi delle ragazze e delle donne di tutti i tempi.

Per qualsiasi donna possedere un abito di Valentino significa vestirsi di bellezza e unicità per quel suo modo di interpretare ed esaltare la femminilità arricchendola e adornandola di tessuti, linee e drappeggi sinuosi senza mai cedere a tentazioni minimaliste o tendenze mascoline che ne mortificassero l’essenza più autentica.

Per una giovane donna quale era la sottoscritta in quegli anni, farsi avvolgere in un vestito da sera “rosso Valentino” era un sogno che profumava di eterno, tanto vivo è il ricordo che ancora custodisco di alcune occasioni in cui ho avuto la fortuna di vivere quei momenti. Come una delle prime apparizioni televisive in cui Gianfranco e io avevamo deciso di parlare pubblicamente della nostra relazione in occasione dell’invito in una trasmissione condotta dal caro e indimenticato Fabrizio Frizzi e da Romina Power. Gianfranco aveva voluto che facessimo il nostro ingresso in studio fra due ali di pubblico plaudenti indossando due abiti di Valentino, perché riteneva che incarnassero l’essenza dell’eleganza senza tempo. E Valentino è stato anche lo stilista che ci ha vestiti il giorno del nostro matrimonio in Liguria, lui di blu brillante e io di giallo acceso ad illuminare una giornata di pioggia nella primavera del 2004.

Ancora oggi quando guardo quelle immagini mi commuovo e mi rendo conto che certi ricordi conservano nitidi alcuni fotogrammi, sensazioni e persino odori grazie alla forza dei sentimenti che abbiamo provato, delle scelte che abbiamo fatto e degli abiti che abbiamo indossato.

La scomparsa di Valentino Garavani forse chiude per sempre un’epoca dorata e magnificente del lusso nella moda, ma la sua creatività e il suo talento continueranno a tingere di magia, passione, amore e di quel particolare tono di rosso i sogni di tutte le donne.

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