
E' il messaggio inviato dal segretario Nato al tycoon, mentre quest'ultimo con le sue mire sull'isola artica sta minando la solidità dell'Alleanza. Un livello di adulazione che supera il record di giugno, quando l'ex premier olandese lo esaltò aver convinto gli Stati Ue "a firmare per il 5 percento!" del Pil in spese militari
“Signor Presidente, caro Donald – ciò che hai realizzato oggi in Siria è incredibile. Userò i miei contatti con i media a Davos per mettere in luce il tuo lavoro lì, a Gaza, e in Ucraina. Mi impegno a trovare una soluzione per la Groenlandia. Non vedo l’ora di vederti. Tuo, Mark“. Il Donald in […]
“Signor Presidente, caro Donald – ciò che hai realizzato oggi in Siria è incredibile. Userò i miei contatti con i media a Davos per mettere in luce il tuo lavoro lì, a Gaza, e in Ucraina. Mi impegno a trovare una soluzione per la Groenlandia. Non vedo l’ora di vederti. Tuo, Mark“. Il Donald in questione e Donald Trump e il “Mark” che firma con una compiacenza che tracima nell’adulazione è Mark Rutte, segretario generale della Nato. Il testo è un messaggio privato inviato da Rutte a Trump, che quest’ultimo ha divulgato nelle scorse ore sul suo social Truth.
L’sms va contestualizzato. Mentre gli appetiti del presidente degli Stati Uniti sul territorio autonomo della Danimarca crea un profonda fattura tra Washington e la Nato, dal Dopoguerra a oggi (ma chissà ancora per quanto) il pilastro fondamentale della difesa europea e del mondo occidentale, il segretario generale dell’Alleanza lo elogia derubricando la questione a un generico impegno personale a “trovare una soluzione”. Quasi la questione della Groenlandia fosse un incidente di percorso e su di essa non si giocassero i futuri equilibri dell’Occidente e la sopravvivenza stessa del Patto atlantico.
Un livello di piaggeria che supera il record fatto registrare a giugno, quando Trump aveva divulgato un altro messaggio privato di Rutte, il quale dopo aver ringraziato “per la tua azione decisiva in Iran, che è stata davvero straordinaria” (il bombardamento del 22 giugno contro i siti nucleari di Teheran), magnifica il potente interlocutore per essere riuscito a convincere gli Stati Ue “a firmare per il 5 percento!” del Pil in spese militari. “Otterrai qualcosa che NESSUN presidente americano ha potuto realizzare in decenni. L’Europa pagherà in GRANDE, come dovrebbe, e sarà la tua vittoria“.
“È una questione di gusti“, aveva risposto Rutte il giorno dopo a un giornalista che gli chiedeva se adulare il capo della Casa Bianca fosse la strategia giusta. I gusti evidentemente cambiano, e anche in fretta. Quando Rutte era ancora primo ministro in Olanda e Trump aveva appena perso le elezioni per il secondo mandato, i toni del leader della Nato erano diversi. “Immagini orribili da Washington Dc. Caro Donald Trump riconosci Joe Biden come prossimo presidente oggi”, twittava perentorio Rutte il 6 gennaio 2021, mentre il popolo MAGA assaltava Capitol Hill. Tre anni dopo, arrivato al vertice dell’Alleanza, Rutte rassicurava: “Davvero, smettete di preoccuparvi di una presidenza Trump”, diceva durante una visita a Londra il 10 ottobre 2024, poche settimane prima delle presidenziali Usa, perché “lo conosco bene e lavorerò con lui”.
Ora abbiamo capito come, ma bisogna capire quali saranno i risultati. “Ho avuto un’ottima telefonata con Mark Rutte riguardo alla Groenlandia. Ho concordato un incontro tra le varie parti a Davos, in Svizzera”, ha scritto Trump su Truth nella notte italiana. L’isola, ha ribadito, “è fondamentale per la sicurezza nazionale e mondiale. Non si può tornare indietro. Su questo, tutti sono d’accordo!”. Ed è proprio su quel “Non si può tornare indietro” enunciato dal tycoon che si misurerà la bontà del “metodo Rutte”. Intanto tra le mire degli Usa e alcuni Paesi membri della Nato che inviano sull’isola qualche decina di soldati per segnalare – per quanto simbolicamente – la propria contrarietà ai progetti di Washington, la solidità dell’Alleanza atlantica rischia di riportare delle serie incrinature.